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Il cioccolato Domori fa bene alle comunità del Sud del mondo

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Il cioccolato Domori fa bene alle comunità del Sud del mondo

Coltivazione cacao (Marka)
Coltivazione cacao (Marka)

Contribuisce a salvare dall’estinzione alcune delle più rare e pregiate specie di cacao, come il Criollo, che costituisce lo 0,001% della produzione mondiale. Contemporaneamente salvaguarda l’attività di piccole comunità agricole nei Paesi del Sud del mondo, dal Venezuela, dove possiede il 50% di una piantagione di fave di cacao Criollo, al Perù, alla Colombia e alla Tanzania per arrivare al Madagascar.

Scelta vincente per Domori, piccola azienda di None, in provincia di Torino, che acquisita nel 2008 dal gruppo Illy, con la sua produzione di cioccolato di alta qualità, improntata alla sostenibilità sociale e ambientale, continua a crescere sul mercato domestico e soprattutto all’estero garantendo prezzi remunerativi a piccoli coltivatori delle tribù amazzoniche del Perù ma anche il sostegno alla riconversione della coltivazione della cocaina in favore del cacao in Colombia, attraverso un’altra specie rara e pregiata, il Trinitario, che rappresenta circa l’8% della produzione mondiale. L’azienda, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di 13,5 milioni di euro, viaggia verso un volume d’affari di 17 milioni quest’anno.

«Con l’obiettivo di arrivare a 30 milioni nel 2021 e di portare il fatturato estero a due terzi del totale entro sette-otto anni», dice il presidente di Domori Riccardo Illy, ai vertici del gruppo triestino, big da 505 milioni di euro di volume d’affari.

«Salvaguardiamo i produttori locali – prosegue Illy – perché le rare varietà di cacao che utilizziamo, e che sono diverse dal tipo più diffuso, provengono da piccole piantagioni. Essendo pregiate assicurano prezzi remunerativi e noi cerchiamo anche di formare i produttori locali affinché abbiano processi produttivi capaci di massimizzare la qualità e di minimizzare l’impatto sull’ambiente, riducendo l’uso di sostanze chimiche».

Alla ricerca della massima qualità si accompagna un piano di crescita basato sul mercato del retail, su quello professionale (a partire da chef e maestri gelatieri) e su quello della distribuzione. Il processo di trasformazione avviene in parte nei campi (con la fermentazione l’essiccazione delle fave) e in parte nello stabilimento dell’azienda, dove si procede alla pulizia e alla debatterizzazione seguita dalla frantumazione con cui si ottiene la granella, ultimo passaggio prima di arrivare alla pasta di cacao.

«Abbiamo una produzione di 700 tonnellate all’anno – dice l’amministratore delegato Jean-Pierre Willemsen – e sono circa 10mila le persone coinvolte nella produzione nei campi, da dove provengono 10 varietà diverse di cacao pregiato».

Domori oggi conta 60 collaboratori, compresi i dipendenti diretti, ed esporta circa il 40% della produzione. Tra i mercati esteri di riferimento, quelli europei, a partire da Francia e Germania, gli Stati Uniti, il Giappone e l’India.

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