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Ema, se i cittadini europei sono più saggi dei decisori

L'Analisi|l’analisi

Ema, se i cittadini europei sono più saggi dei decisori

Nella gara per la ricollocazione della sede dell’Ema, finalmente si leva, con tono netto e deciso, la voce più importante: quella dei cittadini - pazienti d’Europa. Con una lettera di pochi giorni fa, l’European Patients Forum si è rivolto direttamente ai capi di stato e ai primi ministri degli stati membri per esprimere la propria “profonda preoccupazione” in vista delle prossime votazioni dei membri del Consiglio Europeo per la nuova sede.

Il Forum è un’importante organizzazione che raggruppa, a livello europeo, associazioni, gruppi o piattaforme di pazienti (cronici e non) per rappresentarli e dar loro voce quali stakeholders della sanità pubblica in ogni ambito ritenuto opportuno per assicurare il rispetto dei diritti individuali e collettivi. La profonda preoccupazione, manifestata in modo assai vigoroso e direi quasi plateale, riguarda il rischio che la decisione del Consiglio sulla sede possa essere assunta sulla base di criteri politici o di interessi economici dei candidati. Di qui, l’appello a votare tenendo unicamente in conto, in termini obiettivi, il miglior interesse dei pazienti europei e della sanità pubblica. In particolare, l’Epf invita a tenere in conto i fattori che consentiranno all’Ema di continuare ad operare con il minor numero possibile di ostacoli operativi. In particolare, la decisione dovrebbe assicurare: - il rispetto della valutazione fatta dalla stessa Ema dei requisiti tecnici essenziali di ciascuna candidata; - il mantenimento del numero più alto possibile degli attuali funzionari; - la possibilità per l’Agenzia di continuare ad attrarre i migliori esperti medici e scientifici; - la miglior connettività (in particolare aerea e ferroviaria) che consenta un accesso agevole a tutti gli stakeholders. Ricorda, infatti, l’Epf che sono molti i pazienti coinvolti a vario titolo nelle attività dell’Agenzia, molto spesso su base volontaria (e quindi con spese di trasferta a proprio carico).

Nella lettera si sottolinea, infine, che il ricollocamento dell’Ema è dovuto a circostanze eccezionali (la Brexit) e che quindi non può costituire un precedente per la collocazione delle future agenzie europee: pertanto il criterio della equa allocazione geografica tra i paesi membri (pure indicato dalla Commissione tra i criteri oggettivi su cui basare la selezione) non dovrebbe nemmeno essere preso in considerazione al momento del voto.

È da notare che questo ultimo commento coincide con quanto recentemente dichiarato dal direttore dell’Agenzia Guido Rasi, per il quale non sono mancate critiche di indebita ingerenza, ovviamente da parte di quei paesi concorrenti che non sono sede di alcuna agenzia. Critiche mal riposte, a mio avviso: il direttore non ha solo il diritto ma direi il dovere di far valere il punto di vista dell’Agenzia. Tanto più nel contesto procedurale di questa gara dove, del tutto inopinatamente, non è stata prevista alcuna consultazione formale dell’Agenzia stessa. Né, peraltro, e altrettanto inopinatamente, di alcun altro degli stakeholders rilevanti, quali i rappresentanti delle industrie coinvolte (ad es. l’Efpia, Medicines for Europe) o, per l’appunto, gli stessi pazienti. Così, sia l’Ema che i cittadini-pazienti, privati di alcuna voce istituzionale, se la sono presa da soli, la voce. E bene han fatto.

Se si volesse commentare la lettera dell’Efp in maniera “partigiana”, e cioè con gli abiti da supporter della candidatura di Milano, si dovrebbe gridare alla vittoria. Si, perché Milano sarebbe certamente in testa, forse solo affiancata da Amsterdam o Copenaghen, in una classifica virtuale di soddisfacimento dei criteri indicati in tale lettera. Non lo dico io ma l’Ema, che ha pubblicato qualche settimana fa un corposo documento in cui viene svolta un’analitica e dettagliata valutazione del livello di soddisfacimento di ciascun “criterio obiettivo” posto dalla Commissione ai fini della gara. Comparando tali valutazioni, ad uscirne vincitrici, più o meno a pari merito, sono state Amsterdam, Copenaghen, Milano e Barcellona (quest’ultima peraltro ormai fuori gioco in virtù dei recenti fatti politici che l’hanno riguardata).

Staccate, invece, altre candidate, come Vienna e Bratislava, che la vulgata voleva assai accreditate, se non favorite. Gli esiti di queste valutazioni coincidono esattamente (con l’eccezione di Vienna) con quelli della consultazione interna tra i funzionari dell’Ema sulla sede più gradita agli stessi, di cui ho già scritto su queste colonne qualche settimana fa.

A rimanere comunque oggettivi, non si può non riconoscere quanto fondati siano i rilievi dell’Epf e fondamentali le esigenze espresse. Ma, cosa più importante, quanto sia essenziale che i rappresentanti dei governi, al momento del voto, tengano in assoluta e primaria considerazione, oltre alle predette valutazioni dell’Ema e dei suoi funzionari, l’appello che i cittadini-pazienti europei hanno così fermamente e chiaramente sollevato. Ignorandolo, i governi tradirebbero il compito istituzionale di rappresentanza e tutela che è loro dato dagli elettori di ciascun paese.

C’è da augurarsi che alla lettera dell’Epf facciano seguito numerose altre prese di posizione pubbliche da parte di stakeholders nazionali ed europei: non si tratta di ingerirsi nel processo decisionale istituzionale che è peraltro, come già osservato, alquanto lacunoso quanto a debita rappresentanza dei predetti. Piuttosto di mandare un monito e un messaggio forte e chiaro: i cittadini e la salute pubblica devono avere la priorità su ogni altra considerazione, compresa la geopolitica o, peggio, la politica spiccia.

I nostri rappresentanti istituzionali che stanno promuovendo la candidatura italiana avranno certamente colto che, ergendosi a paladini degli interessi pubblici più degni di tutela, quali quelli manifestati nella lettera dell’Epf, svolgeranno, al contempo, il miglior servigio per sostenere Milano. I classici due piccioni.

*Partner e Leader del Focus Team Life Sciences di BonelliErede

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