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Emilia innovativa e competitiva all’estero. Ma il sistema scolastico…

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Emilia innovativa e competitiva all’estero. Ma il sistema scolastico non brilla

Un sistema innovativo che può contare su un alto grado di internazionalizzazione, decisamente superiore a quello medio del resto del Paese, ma che sconta ancora la debolezza di un sistema scolastico che non riesce a rispondere pienamente alle esigenze delle imprese. È quanto emerge da una analisi dell’Osservatorio EY (Ernst & Young) sulla competitività del sistema economico dell’Emilia, con uno studio supportato da 35 interviste a imprenditori e dirigenti apicali, presentato a Modena alla conferenza annuale «Transformation Capital- Finanza e talento per innovare», promossa dal centro studi G.R.O in collaborazioni con la stessa EY e con lo studio legale Tullio & Partners.

L’indagine è il risultato di una elaborazione basata sui 50 indicatori sia economici che sociali presi in considerazione dal Regional Competiveness Index della Commissione europea. L’Emilia, molto vocata alle esportazioni, svetta per l’internazionalizzazione delle sue imprese (più 51% rispetto al dato medio Italia) ma anche per vitalità e capacità di innovare, superiore del 28% alla media nazionale, grazie alle performance delle Pmi innovative, che sono 0,11 ogni mille abitanti, e delle start up ad alto contenuto di innovazione, che sono 1,64 ogni mille imprese, vale a dire l’84% in più rispetto al resto del Paese.

Se sul fronte delle esportazioni battono anche la Lombardia - con una percentuale di export pari al 46% del prodotto interno lordo -, le province di Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia, raccolgono pure i benefici di un’alta stabilità sociale (più 4%) e di una buona situazione per quanto riguarda le infrastrutture (più 21%).

L’area svetta anche per dimensione delle aziende, con il 24% in più, sempre rispetto al dato medio nazionale, di lavoratori di imprese dai 250 addetti in su sul totale dei dipendenti assorbiti dal sistema produttivo.

«Tutti plus che, se accompagnati dalla digitalizzazione dei processi industriali – dice Alberto Rosa, partner EY, responsabile per l’Emilia Romagna – e da una maggiore apertura al contributo di professionalità esterne, possono rappresentare una calamita per gli investimenti».

È sul fronte della managerializzazione delle grandi imprese che il sistema emiliano si mostra maggiormente debole, con un tasso più basso rispetto al resto del Paese. Mentre per numero di laureati ogni mille abitanti, non riesce a brillare (sono 75,5 contro i 75,3 della media nazionale). Condizione quest’ultima che si riflette anche negli opinioni degli imprenditori intervistati, che evidenziano la difficoltà di reperire le competenze necessarie dal sistema di istruzione dell’area. Tra gli ostacoli alla crescita segnalati durante le interviste anche la stessa dimensione delle aziende che, nonostante sia superiore di 15 punti alla media nazionale, resta inferiore a quella delle regioni europee economicamente più avanzate.

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