Impresa & Territori

Agli australiani di Lend Lease la gara post-Expo

riassetti

Agli australiani di Lend Lease la gara post-Expo

Nella gara a due per aggiudicarsi la gestione dei terreni del dopo Expo, il gruppo guidato dall’australiana Lend Lease è favorito rispetto ai concorrenti di Vitali-Stam. E lo è in modo netto, secondo tutti i tre parametri presi in considerazione dalla commissione che ieri ha dato il punteggio al progetto e aperto le buste contenenti la proposta finanziaria.

Prima di tutto la valutazione tecnica del masterplan: 70 i punti attribuiti a Lend Lease; 45,7 a Vitali. Poi la valutazione finanziaria: la prima società offre 115 milioni per 99 anni, con un incremento del 26% rispetto alla base d’asta di 115 milioni; la seconda 110 milioni, il 21% in più della base. Infine il costo da saldare per la stesura del masterplan, ovvero per il lavoro da advisor: per gli australiani è sufficiente un milione; per Vitali ne occorrono 2,5.

In sostanza, è facile capire che la partita per l’aggiudicazione si chiude qui. Formalmente l’aggiudicazione avverrà a metà novembre, con una determina di Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo, società proprietaria dei terreni. I lavori potrebbero iniziare a inizio 2018. Da precisare che per quanto riguarda la proposta finanziaria, il canone viene corrisposto di anno in anno in modo progressivo, secondo un calcolo che tiene conto dell’attualizzazione del valore del denaro. Pertanto la media annuale di Lend Lease, calcolata su 99 anni, è pari a 5,4 milioni; per Vitali sarebbe 5,2.

Il gruppo Lend Lease - noto per aver sviluppato già il post Olimpiadi di Londra (con 20mila addetti nel mondo), conosciuto a Milano per un parziale progetto di recupero del quartiere Santa Giulia e in Italia per la realizzazione di molti ospedali - si è presentato alla gara attraverso la sua società italiana Lend Lease Italia. Nello stesso raggruppamento ci sono anche altre aziende, come i progettisti di Land, l’italiana Sinergetica specializzata in mobilità, lo studio torinese di architettura Ratti, la consulente finanziaria PriceWaterHouse.

Il sito dell’Expo 2015, tra il Comune di Milano e quello di Rho, si estende per circa 1,2 milioni di metri quadrati, e per la riqualificazione il 56% dovrà rimanere verde, come richiesto da Palazzo Marino. Questo limite dovrà essere osservato da qualsiasi masterplan, anche se non è necessario avere un unico parco ma anche più blocchi spezzettati.

All’interno dell’area sorgerà lo Human Technopole, per il quale lo Stato investe 150 milioni all’anno per dieci anni. A regime, nel 2024, ci saranno 1.500 addetti, che utilizzeranno 35mila metri quadrati e che si occuperanno di ricerca avanzata sul genoma. Questa è la parte “blindata” del nuovo sito, che nascerà lungo la strada del Cardo, dove si trova anche Palazzo Italia, in parte utilizzato dal tecnopolo.

Il resto dovrà essere definito, come collocazione, dal masterplan scritto da Lend Lease. Gli altri investimenti pubblici sono l’insediamento delle facoltà scientifiche dell’università Statale di Milano, che dovrà reperire tra i 340 e 380 milioni, occupando 150mila metri quadrati; il nuovo ospedale Galeazzi, che ha vinto un bando da 25 milioni. L’impatto economico della parte pubblica, secondo la stima di European House Ambrosetti, è d 6,9 miliardi. Per quanto riguarda la parte privata, quella che dovrà gestire esclusivamente Lend Lease, si potrebbe arrivare ad un investimento complessivo stimato di 2 miliardi. In questa parte, che va dai 250 ai 440 metri quadrati di slp, dovranno trasferirsi le aziende selezionate tra quelle che hanno inviato ad Arexpo una manifestazione di interesse. Per ora sono una cinquantina in tutto, tra cui anche grandi nomi del settore farmaceutico.

© Riproduzione riservata