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Nuovo allarme ambientale nell’area di Taranto: scattano ulteriori…

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Nuovo allarme ambientale nell’area di Taranto: scattano ulteriori divieti

Aree da bonificare nel comune di Statte (Ansa)
Aree da bonificare nel comune di Statte (Ansa)

C’è un nuovo allarme ambientale nell’area di crisi di Taranto. A Statte, Comune alle porte del capoluogo e molto vicino all’Ilva, è emerso che in 150 ettari, il 2,3% della superficie caratterizzata (6.500 ettari), «le possibili ricadute sulla salute pubblica e il grado di contaminazione, rendono inaccettabile il rischio sanitario». Lo dichiara il sindaco, Franco Andrioli, per il quale si rende necessario far scattare l’immediato obbligo di bonifica. Si tratta di aree rurali, agricole e urbanizzate, racchiuse in 15 “poligoni di intervento”, nelle quali «scattano immediate prescrizioni che nei prossimi giorni saranno notificate ai proprietari dei terreni».

I poligoni, dice il sindaco Andrioli, ricadono in parte nel territorio extra Sin (Sito di interesse nazionale): «sono le aree dove la nostra comunità vive e lavora tutti i giorni e risultano contaminate da arsenico, mercurio, Ipa, diossine e Pcb». In particolare, le concentrazioni di arsenico «risultano superiori alla norma e dimostrano una contaminazione della falda che non può essere utilizzata per scopo idro-potabile».

«Dove non si procede frequentemente con arature o si lascia il terreno incolto – spiegano gli amministratori comunali –, il carotaggio ha evidenziato una sedimentazione di inquinanti più evidente. Occorrerà continuare nello studio per allontanare ulteriori rischi sull’ambiente e la salute». Ed è per questo che adesso i 150 ettari saranno sottoposti a ulteriori caratterizzazioni di dettaglio.

Quanto alle misure da adottare, l’Asl di Taranto ed il Comune di Statte hanno predisposto un’ordinanza che impone una serie di divieti, come, ad esempio, il divieto di aratura, di dissodamento e di ogni altra operazione che comporti il contatto dermico con il terreno stesso o l’inalazione di polveri da esso provenienti o il divieto di asportazione e scavo di terreno dalla zona, nonché l’utilizzo a scopo ricreativo. Inoltre, l’Asl ha stabilito il divieto di produzione primaria di alimenti e mangimi di qualsiasi natura (vegetale, animale o minerale) compreso il pascolo, «salvo deroghe documentate e subordinate alla garanzia di salubrità che dovranno essere attestate con accertamenti analitici eseguiti in laboratori autorizzati e con prove accreditate».

L’ordinanza, aggiunge il sindaco, «impone alla popolazione e agli agricoltori il divieto di condurre attività che possano provocare e causare il sollevamento di polveri e la formazione di aerosol durante la fruizione dei luoghi».

Per il sindaco di Statte, l’Asl «nel coadiuvare e supportare il Comune nella predisposizione dell’ordinanza, ha precisato che il principio di massima precauzione in materia di sicurezza alimentare imposto dalla normativa europea e nazionale, obbliga l’adozione di misure atte a ridurre o eliminare il rischio sanitario connesso alla ingestione di alimenti potenzialmente tossici o comunque nocivi. Vogliamo andare a fondo e saremo accanto ai cittadini danneggiati. Non escludiamo la possibilità di farci rappresentanti istituzionali degli eventuali danneggiati in tutte le sedi opportune».

La caratterizzazione dei 6.500 ettari è stata fatta con un finanziamento di 1,4 milioni di euro ed un progetto partito nel 2009. Ora Statte oltre a mettere in cantiere lacaratterizzazione di dettaglio, vuole anche proporre un piano di bonifiche alla Regione Puglia da 5,875 milioni di euro. Nel 2008, 200 ettari di pascolo attigui all’Ilva furono già oggetto di interdizione.

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