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Meno disuguaglianza è conveniente anche per le imprese

L'Analisi|CAPITALE UMANO

Meno disuguaglianza è conveniente anche per le imprese

Sono iniziate a Bologna le Giornate sulle Disuguaglianze, organizzate dall’Istituto Carlo Cattaneo, che saranno concluse il 5 novembre dal Nobel Joseph Stiglitz e che comprendono un ciclo di incontri aperti dal titolo “Diseguali perché” e la conferenza scientifica internazionale “Trends in inequality: social, economic and political issues” (www.cattaneoinequalities.org). L’apertura della riflessione alla città, a cui Pier Giorgio Ardeni (che del Cattaneo è Presidente) si è dedicato con passione, è un fatto interessante e un elemento di novità, soprattutto per una comunità scientifica come quella degli economisti, spesso accusata di vivere in un mondo astratto o lontano dai comuni mortali.

Per i non addetti ai lavori, è importante sottolineare che questa iniziativa non si prospetta come una sequenza di sermoni, ma come il tentativo di riflettere su quello che rappresenta uno dei principali cambiamenti della contemporaneità, fortemente legato alla globalizzazione, digitalizzazione e cambiamenti climatici. Il tema delle disuguaglianze infatti è spesso associato a una dimensione valoriale o forse moraleggiante, mentre si tratta di una tendenza che sta trasformando il mondo e dunque la società occidentale. L’Italia in questo caso eccelle perché su molte dimensioni registra una crescita di disuguaglianza più elevata che in alti paesi. Eppure, per molti anni, si ha avuto fiducia che lo sviluppo economico avrebbe portato maggior ricchezza per tutti e migliorato le condizioni di vita in maniera generalizzata. Poi, a un certo punto, si è presa coscienza che qualcosa si è inceppato o che le cose non stavano funzionando come ci si aspettava. Se infatti, la disuguaglianza relativa a livello globale ha continuato a diminuire, soprattutto grazie alla rapida crescita di alcuni paesi in via di sviluppo, primi tra tutti Cina e India, la stessa cosa non vale all’interno della società e dei singoli paesi. Limitandosi a misurare la disuguaglianza in termini di reddito, la Banca Mondiale ha rilevato una diffusa crescita delle differenze in numerosi paesi, a causa della crescita più rapida del reddito delle classi più ricche e addirittura una diminuzione in quelle più povere. Senza entrare nella guerra dei numeri, per citare solo un dato simbolico, a partire dal 2000, circa il 50% di crescita della ricchezza globale è andato a 1% della popolazione mondiale e solo l’1% al 50% della popolazione più povera. Il fenomeno della concentrazione di ricchezza riguarda soprattutto i paesi sviluppati e in alcuni casi, come in Italia, ha colpito con violenza anche il ceto medio, facendo emergere nuove forme di povertà. Si tratta di fatti ampiamente noti, resi ancora più drammatici dalle difficoltà incontrate dai sistemi di welfare occidentali, riconducibili alla crisi fiscale derivante dalla recessione. Ciò di cui c’è minor consapevolezza, rispetto ai valori economici più facilmente misurabili, sono le altre disuguaglianze che si stanno facendo strada e stanno contribuendo a dividere la società, come ad esempio le disuguaglianze nell’istruzione, nelle prospettive di occupazione, nell’accesso ai servizi sanitari, nella disponibilità tecnologie digitali e così via. A questi aspetti il Cattaneo dedica ampio spazio, sia negli incontri sia nel convegno, aprendo potenzialmente un campo di confronto a cui potrebbero partecipare anche altri mondi, come quello delle imprese, delle istituzioni e della politica. In una recente intervista, Stiglitz che animerà vari momenti delle Giornate, indirizza lo sguardo verso le organizzazioni non profit, come possibili attori in grado di rispondere ai problemi delle disuguaglianze, in virtù della propria natura istituzionale non rivolta alla generazione di ricchezza per gli azionisti, ma al conseguimento di scopi che abbiano una rilevanza sociale, anche se è importante ricordare che Stiglitz si riferisce anche a grandi organizzazioni anglosassoni, ben organizzate e fortemente managerializzate, come esempio le principali università private americane. Rivolgendosi dunque alle organizzazioni, questo tema chiama in causa anche le imprese che nella differenza hanno uno dei propri caposaldi e che con la diversità stanno cercando di fare i conti. Il concetto di differenza è alla base delle finalità dell’impresa, della sua missione specifica, dell’organizzazione del lavoro, della presenza sui mercati e della segmentazione dei consumatori. L’Italia peraltro eccelle in settori ad alto valore aggiunto, quelli che basano la propria fortuna sulla diversa distribuzione delle risorse, sia che si tratti di beni industriali, di beni di consumo o di servizi turistici sempre più rivolti a clienti almeno affluent.

Ebbene, il problema della diseguaglianza riguarda le imprese molto più di quanto possa lasciar scorgere una visione esclusivamente orientata al breve periodo, anzitutto perché un’ulteriore aggravarsi delle disuguaglianze si scontra con gli obiettivi di sostenibilità che oggi vanno tanto di moda nel mondo corporate. Le imprese sono state formidabili meccanismi di mobilità sociale, arene competitive dove il merito ha spesso trovato uno spazio di riconoscimento, nonostante le numerose iniquità irrisolte. Tuttavia, limitare il dibattito alle differenze salariali (tra top management e operai, peraltro “esplose” negli ultimi decenni, oppure tra uomini e donne) sarebbe riduttivo perché, se da una parte toccherebbe problemi concreti, dall’altra confinerebbe la riflessione a categorie consolidate. Le esperienze per cercare risposte non mancano, né dal punto di vista delle pratiche manageriali, né a livello di governance e di ridefinizione dello scopo aziendale.

Se la disuguaglianza è un problema che attraversa orizzontalmente la società, è necessario trovare uno spazio di confronto dove discipline diverse e organizzazioni diverse possano trovare un dialogo per immaginare un futuro in cui la diversità non sia disuguaglianza, con beneficio di tutti, anche delle imprese.


* Bologna Business School, Università di Bologna

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