Impresa & Territori

Il giorno della verità per il futuro dell’acciaio a Piombino

siderurgia

Il giorno della verità per il futuro dell’acciaio a Piombino

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

O dentro o fuori. Il Governo deciderà oggi se staccare la spina ad Aferpi o dare ancora credito ai tentativi della società, controllata dal gruppo algerino Cevital, di rilanciare l’attività industriale della ex Lucchini di Piombino, rilevata dall’amministrazione straordinaria. La pazienza del Mise è agli sgoccioli, così come la credibilità del gruppo algerino. La strada è tracciata, anche se la prospettiva di lasciare alle spalle l’era Cevital inaugurando da novembre un nuovo percorso per Piombino, slegato dai destini del gruppo di Issad Rebrab, comporta criticità.

Ieri il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha incontrato i sindacati per illustrare la posizione del Governo. Tutti concordano sul fatto che la stagione Aferpi è al capolinea: secondo quanto riferito da Marco Bentivogli, leader della Fim, la società avrebbe presentato al Mise una lettera d’intenti in cui esplicita di avere trovato un partner cinese per costruire un forno elettrico e riavviare l’altoforno. Uno scenario che ha suscito perplessità. Il ministro Calenda ha riferito ai sindacati che attende chiarezza su partner e capacità di investimento reali entro domani, altrimenti si procederà alla risoluzione. «Il tempo è scaduto - ha commentato Bentivogli -, Cevital ha confermato la sua inaffidabilità, occorre cambiare percorso e puntare su soggetti industriali credibili». Gli ha fatto eco il leader della Uilm, Rocco Palombella, secondo il quale «è evidente che Cevital fatica a dare le garanzie giuste. Il Governo deve valutare nuovi compratori per rilevare gli asset di Aferpi». Rosario Rappa, per la Fiom, ha riferito che «il ministro darà corso a quanto previsto dall’addendum. Ora bisogna accelerare il percorso di rilancio e trovare un soggetto che riporti la produzione a Piombino, a partire da chi aveva già manifestato interesse, Jsw e British Steel».

Secondo i termini del memorandum, Cevital è inadempiente se, vista l’incapacità a mantenere gli impegni sugli obiettivi del piano industriale, non è in grado di presentare, entro domani, un partner industriale o finanziario in grado di permettere l’esecuzione di un piano credibile. Una brusca separazione sembra però complessa per almeno due ordini di ragioni. La prima è di natura giuridica: l’ad di Cevital, Said Benikene, ha confermato il raffreddamento della trattativa con l’indiana Jsw - che aveva manifestato l’intenzione di investire a Piombino per riattivare l’afo, affiancando ai tre laminatoi anche un impianto per coils -, ma ha contemporaneamente dato conto di una nuova trattativa con una realtà cinese. In questo caso, fanno notare fonti vicine al dossier, un memorandum of understanding potrebbe essere sufficiente a evitare la circostanza di inadempienza, e la rescissione potrebbe sfociare in un lungo contenzioso. Sul piano economico, inoltre, la chiusura a Cevital aprirebbe scenari incogniti sulla capacità della procedura di pagare gli stipendi: l’amministrazione straordinaria ha disponibilità in cassa, ma è denaro destinato ai creditori della procedura, mentre eventuali apporti di nuova finanza dall’esterno potrebbero esseri impugnabili per aiuto di stato.

L’eventualità, infine, che per Aferpi si aprano le porte di un nuovo commissariamento per insolvenza sono remote: l’attuale situazione patrimoniale permetterebbe all’azienda di galleggiare almeno per un altro anno.infine, che per Aferpi si aprano le porte di un nuovo commissariamento per insolvenza appaiono remote: l’attuale situazione patrimoniale permetterebbe all’azienda di galleggiare almeno per un altro anno.

È probabile che a questo punto il Mise proceda comunque lungo il binario dell’inadempienza. In ogni caso la decisione di risolvere il contratto, con conseguente contenzioso, richiederebbe come minimo due mesi di tempo, e una soluzione di compromesso potrebbe essere rappresentata dalla decisione di avviare la procedura, mantenendo nel contempo aperto un canale «diplomatico» con Aferpi, lavorando a una schiarita sul fronte della trattativa di cessione con un partner affidabile.

© Riproduzione riservata