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Dossier Le città guidano la corsa green globale

    Dossier | N. 3 articoliRapporto Sviluppo sostenibile

    Le città guidano la corsa green globale

    Città avvolte dallo smog, dove ci si riduce a sperare che pioggia o vento puliscano l’aria o a proibire estemporaneamente la circolazione dei veicoli. Ma anche città smart, in cui ci sono progetti di economia circolare all’avanguardia, con imponenti infrastrutture digitali (sensori ambientali, banda larga, smart grid, impianti di videosorveglianza), con nuovi edifici a basso impatto ambientale e auto connected sulle strade. Spesso, queste due realtà sono facce della stessa medaglia, come nei casi di Milano (smart city d’Italia secondo l’ICity Rate 2017), New York, Londra.

    «Come l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile fotografa nel suo rapporto 2017, più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, che producono l’80% del Pil e il 70% delle emissioni di gas serra e attirano investimenti per 1.300 miliardi di dollari all’anno; sono le metropoli, dunque, che impattano di più sul cambiamento climatico e non sorprende che siano i soggetti più attivi, ben più degli Stati, nel suo contrasto, anche attraverso la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica tipicamente al centro delle strategie smart»: così argomenta Donato Iacovone, Ceo della società di consulenza internazionale EY in Italia e anche managing partner in Spagna e Portogallo.

    EY è appena entrata nello Smart cities council (Scc), il maggiore network mondiale di città intelligenti con focus sullo sviluppo sostenibile. EY Italia rappresenta un punto di riferimento internazionale sul tema, grazie allo Smart city index ora portato avanti da Andrea D’Acunto. Schiera poi il team Climate change and sustainability services, guidato da Riccardo Giovannini, a riprova della centralità del tema ambientale nelle strategie suggerite ai clienti. Non solo multinazionali, ma, sempre più spesso, metropoli o organizzazioni pubbliche complesse.

    L’attivismo delle città sui servizi smart, al centro anche di Ecomondo al via oggi a Rimini, emerge dalle migliaia di iniziative in atto - segnalate da classifiche come lo Iese Cities in motion 2017, che vede Milano al 38esimo posto su 180 metropoli, in salita di 12 posizioni - e dagli ingenti investimenti pubblici e privati annunciati, finanziabili anche con green bond. Si va dai 12 miliardi di euro previsti nella Ue entro il 2020 ai 60 dell’India, fino ai 200 annunciati in Cina. Di certo, le città smart si stanno coalizzando per diffondere le best practice e sostenersi a vicenda, uscendo dall’isolamento di cui spesso soffrono nei loro Paesi. Oltre allo Smart city council, spicca il network C40 Cities - con 90 centri che hanno complessivamente più di 650 milioni di abitanti - diretto dal sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, e presieduto dall’ex primo cittadino di New York, Michael Bloomberg. Ben 700 municipalità, poi, si ritroveranno allo Smart city expo world congress di Barcellona, dal 14 al 16 novembre, per confrontarsi con 600 società ed enti espositori. L’interesse non sorprende: le stime sul business attorno alle smart city spaziano dagli 89 miliardi di dollari al 2025 di Navigant research ai 775 al 2021 della Bcc research, fino ai 1.500 di Frost & Sullivan al 2020.

    «In Italia, in un quadro a luci e ombre, emergono dei progressi in singole città dallo Smart city index 2018 EY in fase di elaborazione - racconta Iacovone, scorrendo i primi dati, in anteprima per Il Sole 24 Ore -. Appare nettamente la dipendenza dei progetti smart da due fattori: la presenza sul territorio di grandi utility che investono sulle reti (anche su quelle di ricarica dei veicoli elettrici) e lo sviluppo di politiche di incentivazione regionali. Quando si verificano queste due circostanze, si riscontrano evidenti miglioramenti di performance».

    Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, le province autonome di Trento e Bolzano e le città di Emilia-Romagna e Lombardia sono quelle che registrano i migliori progressi, con la quasi totalità dei capoluoghi in prima fascia. In ambito energetico, spiccano i passi avanti (oltre che delle onnipresenti Trento e Bolzano) di Aosta e delle maggiori città sarde, abruzzesi, molisane, pugliesi, lucane e calabresi, grazie all’impiego dei fondi europei. In aumento gli investimenti in smart lighting, spesso in sinergia con lo sviluppo delle reti di telecomunicazioni e quelli sul teleriscaldamento (presente in circa un terzo dei Comuni capoluogo, prevalentemente di grandi dimensioni).

    «Le reti elettriche, di teleriscaldamento, quelle idriche e di gas metano costituiranno i ponti abilitanti per lo sviluppo di servizi basati sull’Internet of Things (IoT), dunque è fondamentale che vengano aggiornate in ottica smart grid - conclude Iacovone -, ma da sole non bastano: servono servizi intelligenti, per alimentare il dialogo con i cittadini. Altrimenti succede quello che si sta verificando in Comuni molto infrastrutturati, come Aosta, Bolzano, Trento, Napoli, Bari, che nell’Index 2018 tentano di recuperare, ma in molti casi rischiano di restare ancora arretrati sui servizi, con un grado di dialogo con i cittadini di gran lunga inferiore rispetto a città del Centro-Nord. Ma, in ultima analisi, la sfida più difficile sarà fare sistema tra le smart city, al fine di generare un effetto a cascata sull’intero Paese».

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