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Corsa all’auto elettrica: così le imprese italiane accettano la…

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Corsa all’auto elettrica: così le imprese italiane accettano la sfida

La strada è tracciata tanto per i car maker quanto per i componentisti: andare verso le motorizzazioni green per abbattere le emissioni e rendere l’industria dell’auto sempre più sostenibile. La sfida, tecnologica e industriale, per l’automotive Made in Italy è dietro l’angolo. E pone un doppio problema all’indotto auto italiano: come organizzare la transizione tecnologica che travolgerà il powertrain tradizionale, soprattutto ad alimentazione diesel, e come colmare i ritardi sul fronte della ricerca e dello sviluppo in materia di auto elettrica e ibrido.

Ma sul campo c’è anche il fattore tempo come sottolinea l’Anfia, l’associazione delle imprese della filiera automotive: «L’introduzione di un target addizionale al 2025, a distanza di pochi anni dai target 2021, non dà all’industria tempo sufficiente per le modifiche tecniche e progettuali che si renderanno necessarie».

Un aspetto non secondario che, secondo Giuseppe Barile, presidente Gruppo Componenti, si affianca ad un altro tema, quello della neutralità tecnologica: «L’Italia vanta un’eccellenza, di mercato e industriale, rappresentata dall’alimentazione a gas naturale, i limiti normativi in fase di introduzione a livello europeo devono rappresentare una spinta importante per le trazioni alternative, non soltanto per l’elettrico». E se l’indotto non può contare su un car maker nazionale che faccia da traino su elettrico e ibrido, l’aiuto, secondo Barile, dovrebbe arrivare dal pubblico: «serve un piano simile a Industria 4.0 per favorire la trasformazione tecnologica e gli investimenti verso la mobilità green». Un tema sollevato ieri anche dalla Fiom Cgil che chiede un tavolo nazionale sulla mobilità green.

L’ultimo studio dell’Osservatorio sulla componentistica automotive in capo all’Anfia e alla Cdc di Torino fotografa il grado di attenzione della filiera alla mobilità green, rilevando che un’azienda su due partecipa a progetti di sviluppo di tecnologie green e che il 18,4% opera su powertrain elettrico, ibrido o fuel cell. L’Italia certo non parte da zero.

Il mercato italiano delle auto ad alimentazione alternativa rappresenta il 10,2% delle immatricolazioni (il 2,2% di ibrido ed elettrico), se si guarda all’Europa l’elettrico pesa per circa il 3,5% (2016) ed è in crscita. «La domanda di tecnologie e sistemi per le auto elettriche sta crescendo in Europa, in particolare dai produttori tedeschi» racconta Celestino Badiali, responsabile commerciale per la Eldor di Orsenigo (Como). L’azienda – 2.500 addetti, 400 in Italia, con 350 milioni di fatturato – è leader nella produzione di bobine a iniezione per i motori a benzina (e ibridi), con una quota di mercato pari al 50% in Europa e al 22% nel mondo. «Abbiamo avviato una nuova divisione – aggiunge – per sviluppare i componenti e i sistemi, come inverter, DC-DC converter, battery charger, e-motors destinati alle auto elettriche». Altro settore è quello dei sistemi di accumulo. Fiamm, ora ELETTRA1938, ad esempio, accanto alla produzione tradizionale di batterie al piombo acquisita al 51% da Hitachi Chemical, possiede la società FZSONICK con oltre 200 addetti dedicata alla produzione di batterie al sale (tecnologia sodio-nickel) destinate ai veicoli elettrici per il trasporto di merci o persone (bus e navette elettriche). Ma nel futuro della componentistica Made in Italy c’è anche il business dei sistemi di ricarica. «Il comparto automotive – descrive Omar Imberti della Scame di Parre (Bergamo ) – cuba il 7-8% del fatturato ma assorbe buona parte degli investimenti». Da poco Scame ha lanciato la nuova linea di wallbox per la ricarica domestica delle auto, modulabile, in grado di assorbire solo la quota di energia disponibile in base ai carichi domestici attivi.

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