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Segreti commerciali, «furti» in un’azienda su tre. Come…

Indagine Baker McKenzie

Segreti commerciali, «furti» in un’azienda su tre. Come difendersi

Diabolik, ladro per eccellenza (nella foto una scena del film di Mario Bava, 1968)
Diabolik, ladro per eccellenza (nella foto una scena del film di Mario Bava, 1968)

Dal portafoglio clienti all’elenco fornitori, passando per la strategia commerciale intesa in senso più in generale. Asset «immateriali» per un’impresa, fondamentali quanto vulnerabili. Tu chiamali, se vuoi, segreti commerciali: quattro aziende su cinque ne comprendono perfettamente l’importanza, ma una su cinque ne è stata «derubata». È il quadro che emerge da «The board ultimatum: protect and preserve», l’indagine sui trade secrets condotta a livello globale da Baker McKenzie in collaborazione con Euromoney Institutional Investor Thought Leadership su un campione di oltre 400 senior executive di cinque tra i principali settori industriali.

La ricerca ha evidenziato come la maggior parte degli intervistati attribuisca grande rilevanza alla protezione dei segreti commerciali: infatti circa la metà di questi (48%) ha dichiarato che i trade secrets sono più importanti dei brevetti e dei marchi.

Un patrimonio da difendere
Quattro aziende su cinque (82%) dichiarano che i segreti commerciali sono parte importante, se non essenziale, della propria strategia, mentre per il 60% la protezione del know-how e delle informazioni riservate è un tema prioritario per i vertici societari. Un’impresa su cinque (20%) sostiene di essere stata soggetta a sottrazione di segreti commerciali, ma solo un terzo di esse (30%) ha un sistema di censimento e controllo aggiornato dei propri principali trade secrets e un piano d’azione in caso di sottrazione.

Quel è la «falla» da cui fuoriescono le informazioni riservate? Per il 60% del campione, gli ex dipendenti e i fornitori terzi sono la prima fonte di preoccupazione e soltanto il 20% individua hacker e cyber criminali come i nemici dai quali difendersi.

L’healthcare nel mirino dei «ladri»
A livello settoriale, il 46% degli intervistati nel settore dei servizi finanziari ritiene i segreti commerciali parte essenziale della propria strategia aziendale, a seguire si collocano i manager dei settori Ict e industrials (entrambi al 41%). Nei comparti dei beni di consumo la percentuale di chi considera i trade secrets così importanti scende al 27 per cento. Sempre verticalizzando a livello settoriale, è l’healthcare l’industria più colpita dai furti, con il 33% degli intervistati che si sono visti portare via informazioni coperte da segreto. Dall’indagine emerge che le aziende dovrebbero attuare misure di protezione adeguate sulle reti informatiche e sul loro uso da parte dei dipendenti attraverso la formazione, lo sviluppo di policy aziendali e comunque la richiesta di firmare accordi di non-disclosure a chiunque entri in contatto con informazioni commerciali riservate.

Non c’è brevetto che tenga
I trade secrets, secondo Lorenzo de Martinis, managing partner di Baker McKenzie, «per un’azienda sono un po’ come i “gioielli della corona”, soprattutto nel contesto attuale in cui l’innovazione avviene in maniera incrementale piuttosto che per grandi salti». Il fatto che la loro protezione legale non dipenda da costose procedure di brevettazione o registrazione è un vantaggio a livello economico, ma fa sì che spesso questi beni intangibili – decisivi per la competitività dell’azienda – restino una categoria fluida. «Perciò i segreti commerciali devono essere innanzitutto individuati, quindi è necessario mettere a punto un sistema organizzato per la loro gestione e tutela». Il tema è sempre più sentito. Lo scorso anno alcune delle principali economie mondiali hanno cominciato ad attrezzarsi attraverso la creazione di nuove normative, in particolare l’Usd Defend Trade Secrets Act e la Direttiva europea sui Trade Secrets. Misure in base alle quali i vertici aziendali non potranno più ignorare i propri doveri in ambito di tutela dei segreti commerciali.

Italia, terra di pmi
E com’è il quadro in Italia? «Qui - risponde de Martinis - un fattore di vulnerabilità supplementare è rappresentato dal fatto che la gran parte dei soggetti imprenditoriali abbiano dimensioni piuttosto ridotte».

Ma si tratta di un problema che può essere superato attraverso le aggregazioni: «Coinvolgere associazioni di categoria e di filiera - spiega de Martinis - può risultare decisivo nel contrasto del furto dei trade secrets». La parola d’ordine per questa nuova sfida, insomma, è una: evangelizzare.

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