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Il Tar Sicilia boccia una centrale eolica in mare: persi 14 anni

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Il Tar Sicilia boccia una centrale eolica in mare: persi 14 anni

(Olycom)
(Olycom)

Tutti d’accordo: il futuro è nell’abbandono dei combustibili fossili, il futuro è nelle fonti rinnovabili d’energia; lo confermano anche la Strategia energetica nazionale, l’Agenzia internazionale dell’energia e la Cop23 sul clima in corso a Bonn; gli ecologisti sono sicuri che il futuro è il vento, e ancor di più il vento del mare. A patto che non sia qui. Il Tar di Palermo ha dichiarato la morte di un progetto che da 14 anni prova senza risultato a costruire una centrale eolica da 137 megawatt al largo della costa siciliana. Ma ancora una volta l’eolico in mare si può costruire ovunque nel mondo, si può costruire davanti alle scogliere candide di Dover o a vista dei mulini a vento olandesi dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ma non si riescono a costruire nei mari italiani in Italia e assolutamente mai davanti al paesaggio del petrolchimico di Gela.

I 38 ventilatori in mezzo al mare sarebbero stati una «devastazione ambientale», dicono i comitati nimby nell’usare la stessa locuzione («devastazione ambientale») che era stata adottata in Abruzzo contro le piattaforme che estraggono dal sottosuolo il metano nazionale e l’identica locuzione che era stata usata in Sardegna per fermare il progetto di un’innovativa centrale solare di Gonnosfanadiga.

La vicenda. La Mediterranean Wind Offshore, società del gruppo spezzino Termomeccanica, aveva presentato il primo progetto nel 2003.
Il principio era semplice. Se la verde Danimarca, se la civile Olanda e se l’innovativa Inghilterra si stanno dotando di grandi risorse eoliche in mare per concedersi il lusso di puntare all’auto elettrica e di ridurre la dipendenza da carbone e petrolio, allora a maggior ragione anche l’Italia potrebbe tagliare di netto 183mila tonnellate l’anno di CO2 — così stimava la Termomeccanica — cioè 4,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno nell’atmosfera che si sta scaldando. È dei giorni scorsi l’allarme Onu sul fatto che stanno aumentando le emissioni che cambiano il clima.

Ma presentata la domanda, già una decina d’anni fa, nel 2008, il ministero dei Beni culturali aveva espresso un primo parere contrario: i 38 “ventilatori” progettati dalla Termomeccanica avrebbero turbato la bellezza di quel mare che fronteggia la raffineria Eni di Gela, che affianca le piattaforme petrolifere Prezioso e Perla, che è attraversato dagli impianti del poderoso metanodotto Greenstream in collegamento con la Libia. Il progetto è «non compatibile con le caratteristiche paesaggistiche dei luoghi», decretarono i Beni culturali.

Ma se di fronte alla raffineria e di fianco alle piattaforme petrolifere quei “ventilatori” possono infastidire il senso estetico e il pregevole valore turistico della zona, dal punto di vista ecologico le 38 turbine eoliche avevano superato la procedura di valutazione ambientale.

Nel 2013 il ministero dell’Ambiente aveva approvato il progetto purché fosse modificato per ridurne gli effetti. Dopotutto, le centrali eoliche sono quanto di più reversibile ci sia: quando saranno vecchie potranno essere smontate e portate via senza lasciare alcun segno.

Nel 2015 il ministero decretò che la centrale avrebbe dovuto essere completata nel settembre 2017. Ma — fermate le macchine — contro l’impianto si erano espresse varie associazioni nimby che, con motivi ecologici oppure paesaggistici, avevano fatto ricorso per far bocciare il via libera del ministero dell’Ambiente.
Quattordici anni dopo la prima idea di centrale, dodici anni dopo l’apertura della procedura ambientale Via, nove anni dopo il no dei Beni culturali, quattro anni dopo il via libera dell’Ambiente, ora il Tar della Sicilia ora ha annullato il decreto finale dell’Ambiente.

«Le opere avrebbero comportato un danneggiamento irreversibile — precisa l’associazione culturale Bc Sicilia — a un tratto di costa di straordinario interesse paesaggistico e ambientale, oltre che archeologico».

Conferma la Sovrintendenza del mare dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana: «Oltre che paesaggistico e ambientale, l’area riveste anche uno straordinario interesse archeologico in quanto zona di commercio e di scambio tra le città greche e teatro di numerose battaglie navali dal IV sec. a.C.. Dal 2008 l’area è oggetto di numerose campagne di scavo subacqueo che hanno portato alla luce una notevole quantità di reperti comprese delle navi greche, di cui una con un carico di lingotti di oricalco unici al mondo. Inoltre, il luogo, fu teatro dello sbarco degli Alleati in Sicilia».

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