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Gestione sostenibile dei boschi: un potenziale di 280mila posti di lavoro

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Gestione sostenibile dei boschi: un potenziale di 280mila posti di lavoro

Ansa
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Il primo documento ufficiale risale al 1111: con la Magnifica Comunità di Fiemme, l’ente pubblico che tutela la popolazione locale e ne valorizza il patrimonio ambientale e culturale, nasce in quell’area del Trentino anche una tradizione di silvicoltura fatta di regole ed equilibri per la sostenibilità della valle, famosa soprattutto per il suo abete rosso. Regole ed equilibri che sono ancora validi, spiega Stefano Cattoi, amministratore unico della Magnifica, oggi una società che gestisce, per conto della comunità, 20mila dei 35mila ettari della Valle, con circa 35 dipendenti diretti e 7 milioni di fatturato.

«Ovviamente si sono susseguite numerose leggi e l’ultima, ancora oggi in vigore, è quella del 1923 – racconta Cattoi –. Ma il concetto di fondo è la tutela di un patrimonio che per la nostra comunità e fonte primaria di vita e di reddito, non solo per la materia prima che produce, ma anche per il suo valore turistico».

Patrimonio collettivo gestito da alcune aziende private, la Val di Fiemme è un esempio virtuoso di gestione organizzata del bosco che porta i suoi frutti: dopo le difficoltà seguite alla crisi del 2007-2008, le attività sono in recupero, destinate soprattutto all’industria dell’imballaggio, dei semilavorati per l’arredo e, in misura crescente, dell’edilizia in legno. La Magnifica esporta inoltre una piccola quota di prodotto in Germania e Austria, Paesi da cui la filiera italiana del legno-arredo importa invece gran parte della materia prima legnosa da lavorare.

Sì perché, nonostante qualche eccezione come questa, l’Italia è il Paese con il più basso grado di autosufficienza nell’approvvigionamento di legname all’interno dell’Unione europea, con l’80% di materia prima proveniente dall’estero. Eppure, siamo al sesto posto per superficie boschiva (alle spalle di Svezia, Finlandia, Spagna, Francia e Germania), che copre oltre il 30% del territorio: 11 milioni di ettari di bosco che, se “organizzati”, potrebbero avere un impatto significativo sull’economia. Secondo le stime del Centro studi di FederlegnoArredo, una corretta gestione delle foreste porterebbe 280mila nuovi posti di lavoro e consentirebbe di risparmiare sui costi di importazione. Circa 8 miliardi di euro di legname acquistato ogni anno fuori confine, soprattutto da Germania e Austria (per il legname destinato alla lavorazione di prodotti finiti) e da Croazia e Slovenia (per la legna da ardere).

NOI E GLI ALTRI
Importazioni, per Paese Ue, di legname proveniente dai Paesi extra Ue e destinato alle industrie legno-arredo-carta (dati 2015) . (FederlgnoArredo-Conlegno)

«Da decenni orma i boschi italiani sono sottoutilizzati – spiega il presidente di Fla, Emanuele Orsini – con un prelievo limitato al 20%, contro il 60% della media europea». Una corretta gestione dei boschi avrebbe effetti positivi anche dal punto di vista ambientale, perché contribuirebbe alla riduzione di problemi gravi e purtroppo sempre di attualità nel nostro Paese, come il rischio idrogeologico e gli incendi che, fa notare il presidente Fla, sono in gran parte conseguenza del sottoutilizzo e della mancata cura dei boschi. «Con un programma serio sul prelievo boschivo possiamo ipotizzare di ridurre fino al 30% il costo attuale dell’import», aggiunge Orsini.

Qualche passo avanti, in questo senso, è stato fatto: a inizio ottobre un provvedimento del ministero per le Politiche agricole e forestali (Mipaaf) ha istituito una Direzione foreste destinata alla «pianificazione e valorizzazione del patrimonio forestale», anche nell’ottica di superare le divergenze tra le normative regionali, che costituiscono oggi un ulteriore freno allo sviluppo delle attività forestali. Inoltre, è in corso di esame, da parte del governo, un decreto legislativo che contiene una riorganizzazione della normativa in materia forestale.

La legge richiama per la prima volta l’importanza dello «sviluppo socio-economico» del bosco italiano e introduce, tra le altre cose, un’armonizzazione a livello nazionale delle linee guida in materia; mette al centro l’occupazione, attraverso l’incentivo ad attività per una gestione sostenibile dei boschi, in particolare delle molte aree abbandonate, e prevede un aumento razionale del prelievo boschivo.

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