Economia

Pere italiane, leader in Europa e a caccia di spazi sulle tavole orientali

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MADE IN ITALY

Pere italiane, leader in Europa e a caccia di spazi sulle tavole orientali

(Agf creative)
(Agf creative)

Il frutto simbolo dell’autunno, la pera, è a caccia di una nuova stagione sulle tavole orientali – dal Middle al Far East – per rafforzare una filiera produttiva che è leader in Europa e terza al mondo per volumi (dietro Cina e Usa che coltivano però perlopiù per autoconsumo) ma fatica ancora a valorizzarsi all’estero. «Le esportazioni sono appena un 20% della produzione e per il 43% concentrate in Germania. Dobbiamo diversificare i mercati, aumentare le vendite oltreconfine, ma anche potenziare le rese e sfruttare meglio le produzioni certificate Igp, che oggi valgono neppure un punto percentuale degli 8 milioni di quintali di pere raccolti ogni anno», spiega Albano Bergami, vicepresidente della OI Pera (l’organizzazione interprofessionale che raggruppa il 60% della produzione italiana) e socio di maggioranza di Futurpera, il salone internazionale che si apre oggi a Ferrara.

FuturPera-World Pear Fair è il primo evento fieristico al mondo dedicato alla valorizzazione della filiera pericola, «un’occasione di confronto con i competitor internazionali, Belgio e Olanda in primis (secondo e terzo player europeo dopo l’Italia, ma con produzioni che sono la metà delle nostre, ndr) ma anche Israele, Cile, Sudafrica, Argentina, Spagna. Con loro discuteremo di tecniche di produzione sostenibile, di conservazione del prodotto e di commercializzazione. La prima edizione del 2015 è stata una vera scommessa, perché non esistono altre fiere specializzate in giro, ma abbiamo chiuso con oltre 8mila visitatori professionali», precisa Bergami. Ancora più ottimista quest’anno, di fronte al traffico in fiera a Ferrara della seconda edizione partita oggi. Una tre giorni fitta di convegni con oltre 120 espositori ed esperti della pericoltura mondiale.

La location estense non è casuale: l’80% della produzione pericola italiana (600 milioni di euro il valore alla produzione, l’export vale attorno ai 150 milioni) si concentra su 23mila ettari della pianura padana. E l’Emilia-Romagna è la regione leader in Europa, con circa 500mila tonnellate, il 65% della produzione italiana di pere. La varietà Abate Fetel è la prima per volumi (oltre il 40%) ma è meno nota e apprezzata della Williams, seguita da Kaiser e Decana. Una biodiversità che ancora non si riflette in una adeguata conoscenza da parte dei consumatori e in una corrispondente valorizzazione economica del pomo autunnale italiano. I consumi di pere stanno crescendo a due cifre, ma è l’emistero australe ad aggiudicarsi la gran parte della domanda incrementale. ) e per garantire prezzi remunerativi investendo sulle nuove tecniche di frigoconservazione per garantire un prodotto di ottima qualità fino a all’inizio dell’estate. «Dobbiamo spingere l’internazionalizzazione della conoscenza del prodotto pera», sottolinea il presidente della OI Pera, Gianni Amidei, di fronte a un’annata che si presenta ottima per qualità e quantità (+6%) ma non per i prezzi e quindi per i margini dei produttori, che stanno portando avanti investimenti impegnativi per migliorare le rese nei campi e la durata del prodotto, grazie a nuove tecniche di frigoconservazione. Da qui la necessità di arrivare sulle tavole di Paesi ricchi ad alto potenziale che apprezzano il made in Italy di qualità, Medio Oriente in testa.

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