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Inceneritori pieni, continua l’allarme sul riciclo

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Inceneritori pieni, continua l’allarme sul riciclo

Il riciclo è in difficoltà. È un altro aspetto dell’effetto Cina tante volte citato per altri motivi. La Cina che cambia, che rallenta la tumultuosità della crescita, che ammoderna le tecnologie di produzione, che scopre l’ecologia e la raccolta differenziata, la Cina ha smesso di importare dall’Europa navi intere di materiali da rigenerare come materie prime. Plastica, carta, vetro raccolti coscienziosamente dagli europei e in particolare dagli italiani non trovano più lo sbocco asiatico. E poiché l’ipotesi “rifiuti zero” è una fantasia velleitaria, si stanno intasando gli impianti di riciclo dei materiali e gli impianti di smaltimento dei rifiuti.

Hanno lanciato l’allarme nelle scorse settimane l’Assocarta e il consorzio di riciclo della plastica Corepla, mentre ora il Coreve (consorzio di ricupero del vetro) segnala il rischio della paralisi alla raccolta delle bottiglie.

In Europa e in Italia la raccolta differenziata degli imballaggi usati produce una quantità di materiali da rigenerare maggiore della domanda interno.

Nel caso della plastica mista già selezionata per il riciclo, escluso il Pet delle bottiglie, si parla di esportazioni europee nell’ordine dei 2 milioni di tonnellate di cui più di metà, circa 1,2 milioni, prodotte dalla sola Germania, seguita dall’altro Paese a grande tasso di ricupero, cioè l’Italia. Con il cambiamento della domanda cinese, ridotta in modo fortissimo, queste quantità di materiali da rigenerare si sono riversate sul mercato interno europeo.

Non cresce abbastanza in Italia la domanda di prodotti come gli arredi urbani di plastica rigenerata, spinti da una normativa sugli acquisti verdi delle amministrazioni pubbliche, e aumenta il mercato delle forniture per auto come sottofondi per tappetini, canalizzazioni per la climatizzazione, passaruote e paraurti.

Nel frattempo aumentano gli scarti irriciclabili che non hanno alternativa all’inceneritore. Le aziende di selezione e rigenerazione scoprono che sono arrivati fino al 30% i materiali impossibili da riutilizzare. Succede per esempio con gli imballaggi che assommano strati di materiali diversi e incompatibili per il riciclo, come le vaschette trasparenti del prosciutto, i quali danno una maggiore durata nel tempo al prodotto, che così non deperisce e non diventa uno spreco.

Le aziende tedesche hanno occupato gli spazi nei loro inceneritori, i quali cominciano a respingere quei rifiuti che alcuni Comuni italiani esportavano in Germania perché non si sono dotati di impianti.

Nel solo 2016 l’Italia aveva piazzato negli impianti stranieri, quasi sempre tedeschi, 267mila tonnellate di spazzatura da incenerire e 165mila tonnellate di rifiuti da selezionale e rigenerare.

Il sistema tedesco di riciclo inoltre spedisce l’eccesso di materiali verso gli inceneritori italiani, pagando una cifra considerevole grazie al loro contributo al riciclo, assai più alto e incentivante rispetto al contributo Conai.

Ciò ha prodotto un rincaro anche del 40-50% per le tariffe praticate dagli inceneritori, rincaro che presto peserà sulla tassa rifiuti dei cittadini. È indispensabile investire, osservava ieri Filippo Brandolini di Utilitalia dirante la presentazione dello studio Waste strategy realizzato da Althesys: «Il dato sugli investimenti vede elevate differenze tra i grandi operatori industriali, per esempio 18,9 euro per abitante all’anno nel 2016 contro una media di 10,1 euro».

Il segmento del vetro rischia di bloccarsi — osserva Franco Grisan, presidente del consorzio di riciclo del vetro Coreve — anche perché non viene autorizzato il potenziamento dell’impianto Vetreco di Supino (Frosinone), dove confluisce il 50% dei rifiuti in vetro prodotti dalla città di Roma e il 30% di quelli prodotti da tutte le regioni del Centro-Sud Italia.

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