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Non solo Ema: la strada per l’hub della scienza è già…

L'Analisi|competitività

Non solo Ema: la strada per l’hub della scienza è già tracciata

La sede Ema a Milano poteva essere l’acceleratore decisivo nel processo di trasformazione della città, nato con i piani di sviluppo che affondano le radici negli anni Novanta e che hanno visto nell’Expo il primo snodo cruciale.

Milano hub dei servizi orientato alla ricerca e alle scienze della vita, Milano multinazionale e aperta. Ma la beffa del sorteggio che ha favorito Amsterdam non deve condizionare né rallentare il tragitto della città. La strada tracciata è quella giusta e va seguita senza tentennamenti, a partire dai progetti avviati e in via di completamento.

Sarebbe un delitto sprecare quanto è stato fatto in questi anni. La città ha costruito un tessuto fondato sulla tecnologia, la medicina e la scienza che si è innervato nella tradizionale cultura industriale e produttiva milanese. Le Università ad alto impatto tecnologico e forte proiezione internazionale (Bocconi, Cattolica, Iulm, Politecnico, Statale), i poli della salute pubblici e privati che hanno trovato un mix equilibrato tra cura e ricerca (i Policlinici, lo Ieo, l’Humanitas, solo per citarne alcuni), i duecentomila studenti che frequentano le facoltà della città sono inseriti in uno scenario anche visivamente rappresentativo del nuovo corso. I grattacieli di CityLife, Porta Nuova e Parco Vittoria, la Fondazione Prada e il Sylos di Armani, la proiezione sempre più internazionale e itinerante della Scala hanno conferito alla città una allure di metropoli contemporanea in una reinterpretazione in chiave tecnologica del dinamismo meneghino.

Non è stato un processo tumultuoso, ma un’onda lunga che si è diffusa sul territorio in circa 25 anni e ha fatto recuperare all’intera area metropolitana un’attrattività che si era via via spenta. La sola provincia di Milano ospita un terzo delle multinazionali presenti in Italia e tra il 2009 e il 2016, sulla spinta di Expo, la presenza è cresciuta di circa il 10 per cento. Quasi tutte le imprese hanno una presenza qualificata, molte hanno costruito qui l’headquarter per l’Europa o il centro di ricerca più importante fuori dal paese d’origine. Basta scorrere l’elenco per comprendere la consistenza del fenomeno: le multinazionali americane del web Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft con i loro quartieri generali. La coreana Samsung e la cinese Huawei con, rispettivamente, il centro direzionale e il laboratorio di ricerca più importante fuori dalla Cina, Alibaba con il suo presidio italiano, il primo aperto in Europa. Le multinazionali del farmaco, divise tra il centro della città e il polo delle biotecnologie di Nerviano e Parabiago, a un tiro di schioppo dall’ex sito Expo di Rho-Pero dove nascerà lo Human Technopole, con i loro laboratori e il record di brevetti presentati in Europa.

Proprio il Tecnopolo è l’altro grande fattore di attrazione e crescita. Entro fine mese dovrebbe essere pronta la short list con i nomi dei cinque scienziati candidati a guidarlo. Le domande arrivate sono 46, metà dei candidati sono ricercatori stranieri e l’80% (italiani compresi) lavora in strutture fuori dall’Italia. L’obiettivo è far partire il centro di ricerca con i primi trenta scienziati operativi entro la fine del 2017. L’investimento a regime è di 140 milioni l’anno con la possibilità per le imprese private di sottoscrivere quote di partecipazione dello 0,5 per cento.

Nell’area ex Expo, accanto allo Human Technopole si trasferirà, in un nuovo grattacielo, anche l’Ospedale Galeazzi e troveranno casa circa cinquanta multinazionali che si sono candidate a portare nel sito i loro stabilimenti, sedi o centri di ricerca. L’australiana LendLease, con un investimento di 671 milioni, si è aggiudicata il bando per gestire gli insediamenti privati. Senza parlare degli altri progetti: dalla Città della Salute di Sesto San Giovanni nell’area ex Breda, che ha avuto il definitivo via libera dal Tar, al recupero degli ex Scali ferroviari di Milano, del completamento della rete metropolitana, dello sviluppo logistico di Melzo e dell’area cargo di Malpensa.

Ema o non Ema, i grattacieli di Milano devono continuare a salire e devono essere riempiti. È un progetto decisivo che riguarda l’intero Paese. La città, il Governo, le istituzioni pubbliche devono trovare la forza, e le risorse, per andare oltre la beffa del sorteggio.

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