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L’Asti diventa anche Secco, per allargare i consumi e i mercati

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L’Asti diventa anche Secco, per allargare i consumi e i mercati

(Agf)
(Agf)

Al debutto l’Asti Secco Docg. Una nuova versione dello spumante piemontese, finora conosciuto solo nelle varianti dolci, andrà ad integrare la gamma di prodotti della Docg che già conta sull’Asti spumante e sul Moscato d’Asti. Inizialmente l’Asti Secco sarà prodotto in circa 700mila bottiglie (da circa 16 aziende pioniere) che verranno commercializzate prevalentemente in Italia.

«Non si tratta di un prodotto sostitutivo – spiega il direttore del Consorzio dell’Asti Docg, Giorgio Bosticco - ma di una integrazione della gamma che tra le due etichette Asti spumante e Moscato d’Asti conta in media su una produzione di circa 85 milioni di bottiglie commercializzate per il 90% all’estero. Tutti e tre i vini sono prodotti da un medesimo vitigno che è il Moscato bianco e che dimostra così ancora una volta la sua grande versatilità».

Una differenziazione per conquistare nuovi mercati
L’Asti Secco (il nome è stato scelto dopo una approfondita ricerca di mercato che ha evidenziato come per 900 consumatori italiani e tedeschi fosse sufficiente il termine “secco” per differenziare il nuovo prodotto dallo spumante e dal Moscato) rappresenta nelle intenzioni del Consorzio la leva per aprire nuovi spazi di mercato. «Si tratta di un vino molto diverso dagli altri della nostra Docg – aggiunge Bosticco –: la fermentazione che per Asti Spumante e Moscato è bloccata per conservare un elevato contenuto zuccherino, nel caso del Secco è invece portata avanti e dalla completa trasformazione del saccarosio in alcol deriva una maggiore gradazione (circa 11 gradi alcol per il Secco contro i 7 di Spumante e Moscato). E al tempo stesso ne risulta rafforzato il corredo aromatico che porta a un vino che non ha nulla da invidiare ad altri della sua categoria».

In futuro anche la tipologia Metodo classico
L’obiettivo del consorzio con questa nuova tipologia di prodotto è quello di sganciarsi sempre più, come occasioni di consumo, dalle ricorrenze e dalle festività di fine anno guadagnando spazio anche tra gli aperitivi. «Ma non è escluso che l’Asti Secco – aggiunge Bosticco – possa essere utilizzato a tutto pasto». Sul fronte dei listini, «anche se il Consorzio non può suggerire fasce di prezzo da applicare – sottolinea il direttore – tuttavia l’Asti Secco attualmente si posiziona tra i 6,45 e i 6,99 euro a bottiglia nella grande distribuzione e attorno agli 8 euro in enoteca».

Un distretto con 3.800 aziende e 15mila addetti
La nuova etichetta offrirà così nuove chance di sviluppo a un distretto vitivinicolo importante che vanta una superficie di circa 10mila ettari, 3.800 aziende produttrici e 15mila addetti. Il processo avviato con il lancio dell’Asti Secco non è però concluso. «In un prossimo futuro – conclude il presidente del Consorzio, Romano Dogliotti –introdurremo nel disciplinare di produzione anche la tipologia Metodo classico, attualmente autorizzata solo per lo Spumante dolce. Un’opzione che ci consentirà di segmentare ulteriormente verso l’alto l’offerta del nostro nuovo spumante».

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