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Il vino delle cooperative, un tesoretto da 4,3 miliardi

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Il vino delle cooperative, un tesoretto da 4,3 miliardi

Operazione verità per le cantine cooperative. È l’obiettivo della prima edizione di Vi.Vite, vini da viti cooperative, la kermesse dedicata al vino cooperativo che si terrà al museo della Scienza e della Tecnica di Milano il 25 e 26 novembre. L’universo del vino cooperativo conta 498 cantine che rappresentano 148mila soci con una superficie media di 1,7 ettari che producono in volume il 60% del vino italiano con punte del 65% per le Igp e del 51% delle Doc. Il tutto per un giro d’affari di 4,3 miliardi di euro 1,8 dei quali legati alle esportazioni. La forte propensione all’export è d’altro canto testimoniata dal fatto che le prime cantine cooperative del ranking Mediobanca sulle imprese vitivinicole italiane per fatturato esportano tutte oltre il 60% della propria produzione.

Un universo che ha molto investito in qualità
Numeri di tutto rilievo quindi «ma che pochi consumatori italiani conoscono – spiega il presidente della sezione vitivinicola dell’Alleanza delle cooperative, Ruenza Santandrea –. Nonostante i tanti investimenti effettuati negli anni in tecnologia per migliorare la qualità e i tanti premi vinti da molte delle nostre cantine, a tanti consumatori, le coop del vino continuano a evocare la grande cantina sociale dove si producono volumi il più delle volte destinati all'ammasso. Vogliamo cambiare questa percezione».
Realtà di grandi dimensioni ma formate da migliaia di piccoli produttori
E per questo nasce Vi.Vite la due giorni di Milano nel corso della quale i visitatori (prezzo di ingresso 15 euro) potranno oltre che degustare i prodotti delle cantine coop di ogni parte d’Italia potranno conoscere da vicino una fetta rilevante del settore vitivinicolo italiano. Una kermesse che si terrà al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, «una location tutt’altro che casuale – aggiunge Santandrea – è per noi un modo per sottolineare l’importanza che la ricerca e la tecnologia hanno rivestito per decretare il successo del vino italiano». Insomma raccontare da vicino realtà mediamente di grandi dimensioni ma riconducibili a migliaia di piccoli produttori. «La chiave di lettura è proprio questa – aggiunge il presidente del settore vitivinicolo di Alleanza coop –: e cioè spiegare che le cantine cooperative uniscono la passione dei singoli e spesso piccoli produttori con le grandi dimensioni della coop necessarie per raggiungere mercati lontani e per consentire gli investimenti sulla qualità del prodotto dei quali oggi non si può fare a meno. Noi siamo piccoli dove occorre essere piccoli e cioè in vigna, ma abbiamo anche le strutture necessarie per vendere».

Spazio a talk show e approfondimenti
Nel corso della due giorni specifici approfondimenti (intitolati “Il vino pane e salame”) appuntamenti saranno dedicati ai mercati internazionali e ai millennials, alla sostenibilità e ai vitigni autoctoni, alle viti resistenti alle fitopatologie al linguaggio del vino. «Sotto quest’ultimo aspetto – conclude la Santandrea – vogliamo avviare una riflessione sui linguaggi utilizzati dal mondo del vino che troppo spesso si rivolgono solo a un pubblico esperto, ferrato e profondo conoscitore del settore. Temiamo che questo atteggiamento abbia finora allontanato dal mondo del vino i giovani quelli cioè che saranno i consumatori di domani. Questo può rivelarsi un grave errore. Vogliamo interrogarci per capire cosa fare per rendere il vino un prodotto meno esclusivo più “easy”. Un prodotto che il consumatore possa sentirsi libero di scegliere al ristorante senza il timore, come talvolta accade, di una scelta troppo difficile da fare».

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