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Dossier «Disegnare una boutique di orologi è una vera sfida»

    Dossier | N. 48 articoliRapporto Orologi

    «Disegnare una boutique di orologi è una vera sfida»

    L’architetto Vittorio Carena
    L’architetto Vittorio Carena

    Potrebbe e vorrebbe progettare qualsiasi spazio, Vittorio Carena, nato nel 1977 a Pavia. E quasi certamente, visto che, soprattutto per gli standard italiani, è ancora un “giovane architetto”, lo farà: lo appassiona il retail ma non disdegna gli spazi privati. È affascinato dall’idea di lavorare per un museo e fantastica sugli edifici del futuro, pensati in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale. Negli ultimi anni si è legato in particolare all’alta orologeria e a Pisa, azienda di cui è anche art director e che è leader nel retail di settore a Milano e non soltanto.

    Cominciamo dalla boutique Patek Philippe, aperta da circa un mese in via Verri, nel quadrilatero della moda.

    Ho lavorato in stretta collaborazione con gli architetti del brand ginevrino in modo da re-interpretare in maniera unica il loro corporate concept. Abbiamo deciso soprattutto di mantenere il concetto della “piazza”, trasformandola da circolare a ottagonale. La boutique Patek Philippe di Milano è oggi l’unica in Italia e la più grande in Europa: era importante che fosse un vero “biglietto da visita” della maison in una città strategica come Milano.

    Alla fine di agosto c’era stata l’inaugurazione dello spazio Hublot. Ha seguito un approccio simile a quello scelto per Patek Philippe?

    La boutique di Milano della maison è la terza in Italia dopo quelle di Capri e Porto Cervo, un passo importante per Hublot, azienda molto attenta a pensare i monomarca in modo diverso a seconda del luogo. Questo è uno spazio situato all’interno del flagship store di Pisa Orologeria di via Verri 7 e vi si può accedere direttamente dall’ingresso principale dell’edificio. Anche in questo caso, ho collaborato con gli architetti di Hublot, rifacendoci al concept della boutique di New York, ideata da Peter Marino.

    Grazie agli investimenti e alla visione della famiglia che controlla Pisa, via Verri sta diventando un punto di riferimento per tutti gli appassionati di alta orologeria. Qual è il prossimo passo?

    Il sogno che spero si concretizzi presto è di trasformare via Verri nella “via del tempo”. Via Monte Napoleone è già oggi una strada che il mondo ci invidia, ma l’intero quadrilatero e la città guadagnerebbero dall’aggiunta del tassello via Verri. Credo sarebbe importante anche per dare un’immagine più completa e coerente di questa parte della città. La comunicazione, del resto, è un’altra delle mie passioni e non credo debba essere per forza solo digitale.

    Per questo ha scelto un illustratore per la campagna che ha curato per Pisa?

    Thomas Dantony è riuscito a rappresentare un gesto e un’atmosfera con un minimo numero di elementi, dai tratti delicati ed estremamente contemporanei, declinati nella palette di colore scelta per tutta l’identità di Pisa Orologeria. La campagna è una citazione della cartellonistica dei primi del ’900, quando Marcello Dudovich e altri artisti ritraevano uomini e donne eleganti per marchi all’epoca d’avanguardia. Mi sono innamorato dell’orologeria anche per questo: ci ricorda il tempo che passa ma soprattutto che il tempo possiamo misurarlo o ma non fermarlo. Le nostre menti e i nostri cuori devono fare altrettanto: essere sempre in cammino, ticchettio dopo ticchettio.

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