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Dossier L’industria dei segnatempo studia come cavalcare i nuovi trend

    Dossier | N. 48 articoliRapporto Orologi

    L’industria dei segnatempo studia come cavalcare i nuovi trend

    Giovedì prossimo, nel tranquillo comune di Meyrin, alle porte di Ginevra, alcune decine di manager dell’orologeria svizzera si trasformeranno in negoziatori coinvolti in un rapimento organizzato dalle Farc colombiane: si tratta di una dirompente masterclass, «Shadows of Medellin», organizzata dalla Fondation de la haute horlogerie (Fhh), associazione dei marchi più importanti dello Swiss made, per supportare i manager nell’affrontare le sfide più importanti del loro business: dal calo dell’export alle crisi finanziarie, dall’evoluzione della geopolitica alle nuove generazioni di consumatori.

    La crucialità di questi temi è stata ribadita anche a novembre, nel nono forum organizzato dalla Fhh a Losanna, dove gli stessi manager hanno seguito le riflessioni di imprenditori, statistici, artisti per cercare di comprendere la contemporaneità e orientare al meglio il proprio business. Curiosamente, la sfida più importante ha le sembianze della meno rischiosa: «Sono di certo i millennial - dice al Sole 24 Ore Fabienne Lupo, presidente e direttrice generale della Fondation -. Con la nostra organizzazione stiamo cercando di lavorare molto sulla comunicazione rivolta a loro, per avvicinarli al mondo dell’orologeria e sensibilizzarli a quello che facciamo. D’altra parte, sono loro i nostri clienti del futuro».

    Proprio questa strategia ha condotto all’introduzione di un nuovo “hub” nell’edizione 2018 del Sihh: «Sarà un luogo dove ospitare conferenze, talk, focus sulle nuove tendenze - prosegue Lupo -: è uno spazio che abbiamo pensato soprattutto per i blogger e per chi usa molto i social media, profili sempre più numerosi anche al salone».

    Tuttavia, una comunicazione “mirata” non basta. Visto che i millennial sono la generazione più sensibile al tema del “value for money”, le maison, anche le più blasonate, stanno lavorando a modelli che abbiano il loro marchio ma con un prezzo più contenuto: «È una tendenza che vediamo già da tempo, insieme a un ritorno dei classici - nota la presidente -. Le complicazioni esisteranno sempre, ma gli eccessi stanno diminuendo».

    Un esempio di questo nuovo corso è stata la scelta di Vacheron Constantin di vendere una versione “light” del suo Cornes de Vache 1955 sulla piattaforma di Hodinkee, magazine online ed e-store di riferimento per la nuova generazione di appassionati di lancette: l’orologio, nato nel 2015 in platino e proposto poi in oro rosa, è stato rieditato in 36 pezzi in acciaio, a un costo di 45mila dollari a fronte di un prezzo di listino di oltre 82mila per la versione più preziosa. E fa parte della stessa strategia la mostra “pop up” che lo scorso luglio Patek Philippe ha organizzato a New York: aperta al pubblico per dieci giorni e gratuita, ha raccontato la lunga storia del brand attraverso pezzi iconici come l’orologio da scrivania di John F. Kennedy, ma anche con una stanza “interattiva”.

    Affrontare il cambiamento, dunque, non significa resistere, arroccarsi sulle vette del proprio heritage, ma trovare un modo innovativo di raccontarlo: è anche questo il senso della mostra Homo Faber, organizzata dalla Michelangelo Foundation di Franco Cologni e Johann Rupert (ad di Richemont), che dal 18 al 30 settembre 2018 porterà nella Fondazione Giorgio Cini di Venezia il meglio dei mestieri d’arte italiani ed europei, in un evento che punta soprattutto alle generazioni più giovani.

    «La nostra strategia è capitalizzare il passato per il futuro - conclude Fabienne Lupo -. D’altra parte, come dice un proverbio africano, quando non sai dove stai andando, ricordati da dove vieni».

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