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Dossier La febbre da asta parte da New York

    Dossier | N. 48 articoliRapporto Orologi

    La febbre da asta parte da New York

    New York è oggi la capitale indiscussa delle aste. La conferma è arrivata dall’aggiudicazione record (per 450 milioni di dollari) del Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci, a metà novembre, da Christie’s. Il primato è giunto a poche settimane dall’asta record per un segnatempo iconico. Sempre a New York, infatti, Phillips ha battuto per poco più di 15 milioni di euro il Rolex Daytona appartenuto a Paul Newman. Si tratta della cifra più alta mai pagata per un orologio da polso. Il record precedente apparteneva a un Patek Philippe ref. 1518 del 1943 che lo scorso anno venne battuto a 10 milioni e 231mila euro. A oggi, resta ancora imbattuto il prezzo raggiunto dal The Henry Graves Supercomplication, un orologio da tasca, sempre di Patek Philippe, che a fine 2014 un acquirente comprò all’asta di Sotheby’s sborsando 21,3 milioni di dollari.

    Il segnale è forte e chiaro. Il mercato delle aste dei segnatempo sta vivendo un momento florido. A giocare il ruolo di protagonista è senza dubbio Phillips. Tornata sulla scena nel 2014 grazie anche al lavoro di Aurel Bacs e Livia Russo, è diventata leader di settore totalizzando nel 2016 vendite per oltre 106 milioni di dollari. Numeri che sono destinati a crescere anche nel 2017, alla luce dei risultati raggiunti nella seconda parte dell’anno.

    L’asta dei record di New York ha registrato un giro d’affari complessivo di 28,8 milioni di dollari, la cifra più alta mai raggiunta negli Stati Uniti. La vivacità che sta vivendo il settore è stata confermata anche dagli appuntamenti di metà novembre. L’attenzione, in questo caso, si è spostata da New York a Ginevra. Qui, ancora una volta, è stata Phillips a tenere banco. C’era molta attesa per l’asta Heuer Parade: The Crosthwaite & Gavin Collection. I 42 lotti in catalogo sono andati esauriti nel giro di poco tempo. Le vendite totali hanno realizzato 1,248 milioni di euro, assicurando così a Heuer un posto in prima fila tra i marchi oggi più richiesti dai collezionisti. Nell’altro appuntamento, Phillips ha messo all’incanto 153 lotti, realizzando il 99% delle vendite, per un controvalore di 19,393 milioni di euro. Anche qui le sorprese non sono mancate. Su tutte, quella che ha visto Omega salire alla ribalta per la somma di 1,221 milioni di euro, sborsata per aggiudicarsi il prototipo in acciaio del Tourbillon 30 I, orologio realizzato nel 1947 in unico esemplare.

    Sempre a Ginevra si sono accesi i riflettori su altri due importanti appuntamenti. Questa volta in cabina di regia c'era Christie's, che con Rare Watches ha totalizzato 11 milioni di euro, riuscendo a vendere il 91% dei lotti in catalogo. A questa si è poi aggiunta Only Watch, l'asta di beneficenza che ha raccolto in catalogo 50 pezzi unici concepiti dalle case orologiere per questa speciale occasione. A fare la parte del leone, Patek Philippe. La referenza 5208T-010 è stata battuta a 5,3 milioni di euro, su un totale di 9,289 milioni incassati dalla vendita di tutti i lotti.Complessivamente, erano 1.200 i segnatempo che a metà novembre Phillips, Sotheby's, Christie's e Antiquorum hanno messo all'incanto. In termini di volume, il 50% dei pezzi andati all'asta in quel periodo facevano riferimento ad Antiquorum. «Per scelta, il nostro catalogo contempla segnatempo da mille euro a un milione: siamo gli unici a farlo e ci teniamo molto, affinché il collezionismo non sia solo una prerogativa di chi ha un potere d'acquisto importante», commenta Giovanni Varesi, direttore e watch expert di Antiquorum.

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