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Dossier La Svizzera aggiorna fiere, norme e formazione

    Dossier | N. 48 articoliRapporto Orologi

    La Svizzera aggiorna fiere, norme e formazione

    Fiere, norme sullo Swiss made, formazione, sono tre capitoli importanti per l’industria orologiera svizzera, che rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore. Nelle fiere è in corso attualmente un cambiamento di non poco conto. Baselworld, il maggior salone di orologi e gioielli, si prepara a radicali novità. La sua edizione 2018, che si svolgerà a Basilea dal 22 al 27 marzo, durerà due giorni in meno rispetto al passato. Ma, soprattutto, avrà tra 600 e 700 espositori, in pratica la metà in rapporto ai 1.300 del 2017. Pur rimanendo leader, con la presenza tra l’altro di gruppi rossocrociati come Swatch e Rolex, Baselworld negli ultimi anni ha subito un indubbio calo del numero di espositori. E ora c’è una svolta, con una riduzione secca delle presenze e con il vertice della fiera basilese che afferma di volersi adattare alla nuova fase del settore, segnata da mutamenti nella produzione, nella commercializzazione, nella comunicazione.

    Tra le società che hanno lasciato Baselworld ci sono le elvetiche Eberhard e Louis Erard, la francese Hermès, l’americana Fossil. Mario Peserico, direttore generale di Eberhard e presidente di Assorologi in Italia, ha spiegato le ragioni principali della rinuncia a Baselworld, annunciata il mese scorso: mancanza di visione da parte della manifestazione ed elevati costi in fiera e in città. Peserico auspica ora che si ricrei un evento adeguato per l’orologeria svizzera e mondiale. Nel frattempo, Eberhard non punterà però su altre fiere bensì sui propri investimenti nei vari mercati.

    L’altro grande salone svizzero è il Sihh (Salon international de la haute horlogerie). Dedicato alla gamma alta e costruito soprattutto attorno ai marchi del gruppo elvetico Richemont (tra cui Cartier e Montblanc) e di una pattuglia di altri protagonisti del mondo del lusso, il Sihh registra un allargamento per la sua edizione 2018 (dal 15 al 19 gennaio a Ginevra), con sei nuovi ospiti. In tutto, il salone ginevrino avrà l’anno prossimo 35 espositori: 18 maison storiche e 17 marchi nel Carré des Horlogers.

    Mentre cambia il ramo delle fiere, l’industria elvetica si accinge intanto ad archiviare il primo anno vissuto con le nuove norme sullo Swiss made. Queste, entrate in vigore il primo gennaio scorso, prevedono che almeno il 60% dei costi di produzione dell’orologio Swiss made, cinturino escluso, debbano essere realizzati in Svizzera. Sulla soglia del 60% ci sono stati a suo tempo pareri diversi tra le varie imprese elvetiche: una parte era d’accordo, un’altra avrebbe voluto una percentuale più alta a tutela del prodotto svizzero, un’altra ancora giudicava il 60% troppo alto. Il compromesso sembra comunque funzionare. E le nuove norme non paiono per ora ostacolare la ripresa dell’industria rossocrociata, che dopo una fase di contrazioni ha visto negli ultimi mesi tornare a salire l’export di orologi.

    Altro capitolo cruciale è quello della formazione. La formazione mista, in cui si alternano la pratica presso un’azienda e i corsi nelle scuole d’orologeria, è un modello a cui le imprese elvetiche tengono. In Svizzera, lungo il cosiddetto arco giurassiano, esistono sei scuole d’orologeria, a Ginevra, Bienne, Grenchen, Le Locle, Le Sentier, Porrentruy. E, sempre sul versante della formazione nel settore, c’è da registrare l’apertura nel giugno scorso del Centro di formazione e di riqualifica professionale del settore orologiero, a Giubiasco, in Canton Ticino. L’iniziativa è dell'Associazione ticinese dell’industria orologiera, con il contributo anche del Cantone.

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