Impresa & Territori

Ilva, Arcelor chiede certezze: «Ricorso pregiudica gli…

dopo L'impugnativa di Emiliano

Ilva, Arcelor chiede certezze: «Ricorso pregiudica gli investimenti»

Arcelor Mittal, leader di Am Investco, paventa di mollare l'Ilva, dopo aver vinto a giugno la gara per la sua aggiudicazione, se il ricorso al Tar contro il piano ambientale presentato da Regione Puglia e Comune di Taranto dovesse determinare una situazione di inagibilità e rendere impossibile il subentro nell'azienda ora affidata ai commissari dell'amministrazione straordinaria. La posizione della multinazionale dell'acciaio è chiara: «Arcelor Mittal - afferma - ha assunto impegni molto seri su Ilva. L'investimento di 2,3 miliardi di euro previsto migliorerà le performance industriali e ambientali dell'impianto di Taranto. È un vero e grande peccato che la nostra volontà e capacità di realizzare tali investimenti possano essere pregiudicate da questo ricorso. Gli investitori internazionali - si sottolinea - debbono poter lavorare in contesti di certezza del diritto nei quali essi possano assumere e assolvere impegni e precise responsabilità. Arcelor Mittal conferma la propria volontà di procedere rapidamente nel processo di negoziazione con le organizzazioni sindacali, qualora le condizioni generali lo consentano e quando e qualora il ministro Calenda decidesse di riattivarle. Arcelor Mittal - si conclude - è altresì disponibile a procedere con il dialogo intrapreso con le istituzioni locali interessate agli impianti di Ilva».

E anche oggi c'è stato un pressing sul governatore della Puglia, Michele Emiliano, e sul sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, entrambi Pd, perché ritirino il loro ricorso ai giudici amministrativi - uno per ciascun ente ma sostanzialmente simili -. Non è un ricorso qualsiasi o contro il Governo ma contro un privato che investe, e investe molto, che a questo punto, visto il contesto, può scappare, commenta il ministro Carlo Calenda. «Emiliano ci aiuti a migliorare il piano ma non faccia ostruzionismo - chiede Calenda -. Non è possibile fare ostruzionismo per far chiudere l'Ilva senza dirlo. Meglio dire va chiusa che dire tutto e il contrario di tutto». Ed Emiliano risponde in due tempi. Prima dice: «Rassicuro i miei cittadini che le intimidazioni non avranno alcuna influenza sulla nostre decisioni. Andremo avanti senza paura». Poi

aggiunge: «Se il Governo vuole evitare il giudizio, ritiri l'atto impugnato e lo corregga secondo le indicazioni della Regione Puglia e del Comune di Taranto avviando il processo di decarbonizzazione dell'Ilva». Opzione però esclusa sia da Calenda che da Mittal

perchè non fattibile. Per Emiliano, il ricorso non blocca l'aggiudicazione dell'Ilva ad Am Investco. Se accettato dai giudici, osserva, porterà solo a modificare, da parte del presidente del Consiglio, il decreto sul piano ambientale. «Rivolgersi ad un giudice per verificare la legittimità di un atto lesivo è un diritto per tutti - rileva Emiliano -. Nessuno può legittimamente chiedere a chicchessia il ritiro di una domanda giudiziale intimidendolo prefigurando possibili conseguenze disastrose per l'economia nazionale e per il lavoro». E Calenda invita anche il sindaco di Taranto, Melucci,

con cui ha avuto uno scambio su Twitter: «Ritirate il ricorso e venite al tavolo su Taranto. Fate proposte ragionevoli e il Governo vi supporterà». Per il sindaco di Genova, Marco Bucci, «come in tutte le cose bisogna sedersi a un tavolo e mediare, negoziare, dialogare e trovare soluzioni comuni. Se si pensa di trovare soluzioni con metodi che riflettono un vecchio modo di pensare, non ce la faremo mai».

© Riproduzione riservata