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Brevetti internazionali: per la domanda basta un click

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Brevetti internazionali: per la domanda basta un click

Da oggi in Italia le domande internazionali di brevetti possono essere fatte online. Attraverso la piattaforma ePct messa a disposizione dalla Wipo, l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale, anche gli italiani possono infatti depositare in via telematica un’unica domanda per proteggere la propria invenzione automaticamente in tutti e 152 i Paesi sottoscrittori del Trattato di cooperazione in materia di brevetti (si veda la scheda a fianco).

Si tratta di un altro tassello lungo la strada della digitalizzazione della burocrazia. E anche della sua semplificazione: da oggi le domande possono essere depositate in qualsiasi momento, poiché il sistema è attivo 24 ore su 24, può essere attribuita in tempo reale la data internazionale di deposito e, non ultimo, si può risparmiare la tassa da 183 euro.

Il Censis stima che in Italia il giro d’affari della contraffazione valga ogni anno circa 7 miliardi. In Europa, sostiene la Commissione europea, il 5% delle importazioni è rappresentato da prodotti contraffatti. Sui mercati globali, infine, secondo i dati forniti a luglio da Confartigianato, il cosiddetto Italian sounding pesa sulle nostre imprese per 54 miliardi di euro di mancati guadagni. Il nostro Paese è al secondo posto nel mondo per la maggior contraffazione subita, con una quota di sequestri di merci taroccate pari al 14,6%: ci battono soltanto gli Stati Uniti con il 19,5 per cento. Tutelare un brevetto è anche un modo per ridurre questa fetta di mancati introiti.

Marchi e brevetti, sempre secondo la Wipo, sono responsabili in media di circa un terzo del valore di ogni bene prodotto nel mondo: presi tutti insieme, significa un valore economico di quasi 6mila miliardi di dollari. E questa quota è destinata ad aumentare sensibilmente, man mano che la componente tecnologica dei prodotti diventa preponderante. Basta pensare che, solo dal 2000 a oggi, l’apporto complessivo di marchi e brevetti - in quanto componenti intangibili dei beni - è cresciuto ben del 75 per cento.

LE DOMANDE INTERNAZIONALI DI BREVETTI NEL MONDO
La classidica per Paese d’origine. Dati 2015. Totale 217.299

Ma chi sono i più grandi “inventori” nel mondo? Per quanto riguarda le tutele internazionali, gli ultimi dati a disposizione della Wipo (contenuti nel suo rapporto 2016) incoronano gli Stati Uniti, con oltre 57mila domande presentate, tallonati dal Giappone, con circa 44mila. Al terzo posto, ma a debita distanza, c’è la Cina, con quasi 30mila richieste presentate.

L’Italia è all’undicesimo posto della classifica mondiale, con più di 3mila domande internazionali di brevetti presentate. In Europa la Germania fa esponenzialmente meglio, con 18mila domande, ma ci superano anche la Francia, la Gran Bretagna, l’Olanda e la Svezia.

Se invece andiamo a guardare le domande presentate a livello internazionale non tanto dai singoli Paesi, quanto dalle singole multinazionali, scopriamo che Pechino batte gli Stati Uniti: la cinese Huawei, infatti, nel 2015 - ultimo dato disponibile - aveva presentato agli uffici della Wipo ben 3.898 domande, mentre l’americana Qualcomm, prima in classifica tra le big corp a stelle e strisce, di richieste ne aveva avanzate 2.442. Al terzo posto, di nuovo, compare un’azienda cinese, il colosso delle telecomunicazioni Zte, mentre la coreana Samsung e la giapponese Mitsubishi si collocano rispettivamente al quarto e al quinto posto, con 1.683 e 1.593 domande presentate nel 2015. La prima europea a comparire nella top list è la tedesca Siemens, all’undicesimo posto, con 1.292 domande internazionali di brevetto presentate.

L’Italia, in compenso, è tra i Paesi peggiori quanto a quote rosa. In compagnia della Germania, del Giappone e del Sudafrica, è il Paese con la minor fetta di domande internazionali di brevetti avanzate da donne. All’altro capo della classifica, la Cina e la Corea del Sud sono i Paesi dove nei brevetti è stata raggiunta la parità di genere; seguono Singapore (con una percentuale di donne del 36,6%), la Spagna (36,3%) e la Polonia (33,5%).

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