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Giro di vite sui reati alimentari

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Giro di vite sui reati alimentari

I veleni nel piatto non sono una novità. E non solo nella favole come la mela di Biancaneve. La globalizzazione poi ha reso ancora più critica la situazione del made in Italy agroalimentare taglieggiato dai falsi cibi taroccati. Ora sta per arrivare il giro di vite. Ieri il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge su nuove norme per i reati agroalimentari del ministero della Giustizia che nasce da un lavoro congiunto con il ministero delle Politiche agricole e con la commissione guidata da Giancarlo Caselli.

Il testo riscrive le vecchie norme del Codice penale (approvato con regio decreto 19 ottobre 1930) e di leggi degli anni Sessanta, in temi come la salute pubblica, l’avvelenamento delle acque e degli alimenti, l’adulterazione, ma inserisce anche nuovi reati come l’agropirateria e il disastro sanitario, una novità assoluta che prevede nel caso di adulterazioni che provochino lesioni gravi e morti la reclusione fino a 18 anni.

Pugno duro anche per chi inganna il consumatore con indicazioni mendaci su provenienza e qualità degli alimenti. Le sanzioni sono pesantissime e arrivano alla confisca dei beni e alla reclusione. Ma il cambio di passo è anche culturale. Sotto tiro finisce l’intera filiera dal campo alla tavola, con il coinvolgimento di tutti gli anelli compresi importatori, esportatori, trasportatori e distributori. Al centro viene posto il consumatore, ma spunta anche la difesa del patrimonio agroalimentare nazionale. E vengono introdotte modalità investigative come le intercettazioni e la possibilità di ricorrere a misure di custodia cautelare.

Il provvedimento punta a rafforzare la tutela della salute dei consumatori, mentre le frodi commesse dalle organizzazioni mafiose vengono punite più duramente.

Le sanzioni sono ovviamente modulate in base alla gravità dell’articolata gamma degli illeciti con un range che, oltre al caso eclatante del disastro sanitario, va da due ai sette anni di reclusione e multe da 15mila a 100mila euro. Vengono previste anche pene accessorie, come l’interdizione temporanea dagli uffici delle persone giuridiche e delle imprese, nonché il divieto di qualsiasi azione, comunicazione commerciale e attività pubblicitaria. Il ddl prevede però una diminuzione delle pene nel caso in cui il colpevole collabori concretamente con l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria.

« L’Italia – ha spiegato il ministro Martina – propone un modello nuovo di contrasto al crimine in questo settore strategico. Dopo la legge contro il caporalato, serve una svolta per la massima legalità nella filiera del cibo. Questa legge può dare un contributo decisivo. Avanti per la sua approvazione».

Visibilmente soddisfatto Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, l’organizzazione agricola che da anni si batte per la trasparenza dell’agroalimentare. E proprio poco meno di un anno fa, in occasione della presentazione del rapporto sulle agromafie realizzato dall’Osservatorio promosso dalla Coldiretti e il cui comitato scientifico è presieduto da Caselli, Moncalvo aveva incassato dai ministri Martina, Minniti e Orlando l’assicurazione che le nuove norne in materia di reati agroalimentari sarebbero state varate in tempi brevi.

«Le contraffazioni aumentano con la diffusione delle tecnologie e dunque – dice Moncalvo – anche per le indagini occorre il supporto di strumenti hi tech. E questo è un aspetto importante del nuovo testo. Un altro elemento strategico è che il consumatore è al centro, così come lo è per la battaglia che da anni stiamo portando avanti sulla necessità di regole giuste». Moncalvo rilancia dunque sull’etichetta con l’indicazione dell’origine «giusta per dare trasparenza». E sottolinea come per il latte la super etichetta non solo abbia offerto maggiori garanzie al consumatore ma abbia anche consentito una equa remunerazione nella filiera senza produrre aumenti ingiustificati dei prezzi. «È fondamentale – precisa – avere la certezza che le regole siano rispettate e che le pene siano dure e giuste. Perché chi opera fuori dalla legge deve sapere che non potrà più essere messo in condizione di reiterare il reato. Abbiamo grandi forze dell’ordine, ma la magistratura non aveva gli strumenti adeguati. Mentre le agromafie hanno continuato a rafforzarsi con un fatturato che è arrivato a 22 miliardi. E tra le attività in maggiore crescita c’è l’import di prodotti di bassa qualità spacciati poi come italiani. E questo – conclude il numero uno di Coldiretti – spiega perché stia cambiando la geografia del crimine. E se nella classifica delle agromafie al primo posto troviamo Reggio Calabria al secondo e terzo ci sono Genova e Verona, punti di ingresso di prodotti scadenti e città nelle quali si sono verificate grandi frodi, dall’olio d’oliva alle carni e ai formaggi».

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