Impresa & Territori

Nell’era 4.0 si fa spazio un commercio orientato al sociale

MICROCOSMI

Nell’era 4.0 si fa spazio un commercio orientato al sociale

Nel considerare l’evoluzione del nostro modello di sviluppo capitalistico ho spesso posto in evidenza la particolare attitudine a coniugare produrre per competere e coesione sociale. È stato così in epoca fordista, quando la grande fabbrica diventa l’epicentro dialettico della modernizzazione, ed è stato così anche nella prima fase post fordista del capitalismo molecolare cresciuto intorno all’operosità delle comunità produttive localizzate nei territori. C’è poi la grande tradizione di “capitalismo dal volto umano” rappresentata dalla cooperazione a base mutualistica. Oggi, nell’epoca di Industria 4.0, intesa come orizzonte di modernizzazione tecnologica, anche se sarebbe forse più opportuno ragionare di Impresa 4.0 a tutto tondo nel passaggio dalla catena del valore alla ragnatela del valore, anche la distribuzione assume un valore centrale dell’infrastruttura economica.

Qui occorre guardare a ciò che accade sulla punta della piramide di Amazon “distributore flusso” con il suo black Friday, ma anche a quel mondo della distribuzione che prova a posizionarsi “tra” flussi e luoghi. Siamo abituati a considerare il mondo della distribuzione spaccato tra incombenti soggetti dei flussi (i citati grandi operatori ict, le multinazionali della gdo o grandi gruppi nazionali di varia natura) e realtà della piccola distribuzione autonoma con modelli di impresa obsoleti. A me pare invece che stiano venendo avanti modelli intermedi, che provano con successo a coniugare simultaneità e prossimità. Uno di questi casi è rappresentato da Conad, Consorzio Nazionale Dettaglianti, formato da 7 grandi cooperative multiregionali capaci di aggregare in modo mutualistico i piccoli commercianti, cioè il massimo dell’individualismo d’impresa. Conad cerca di mettere a regime un modello che valorizzi la capacità di produrre capitale sociale della rete locale dei dettaglianti, coniugandolo con la potenza dei codici e linguaggi della finanza, della tecnologia, della comunicazione, della logistica. Tale modalità di interpretare il proprio ruolo imprenditoriale ambisce a travalicare i tradizionali confini del soggetto di impresa socialmente responsabile, in cui business e solidarietà viaggiano su binari paralleli o in un rapporto strumentale della seconda rispetto al primo, ponendo la sfida della prossimità, della qualità del legame sociale e della ricerca collettiva di senso, quale pilastro identitario del modo di intendere il fare impresa mutualistica e dunque fattore critico di successo del modello di business. La via seguita da Conad ridà dignità, senso e prospettiva, ad una moderna economia sociale di mercato adeguata ai tempi, che guarda alla contemporaneità e al futuro avendo nell’esempio olivettiano un importante punto di riferimento nel passato. Questo complesso dispositivo funziona non tanto e non solo in virtù della potenza organizzativa o tecnologica posta in campo dal gruppo, quanto in ragione della potenza collettiva espressa da tre comunità poste tra loro in relazione: la comunità interna di Conad e le comunità territorializzate identificabili nella “operosità” e nella “cura” in metamorfosi. Per semplificare la comunità operosa è la comunità degli interessi radicata (ma non chiusa) nel locale, la comunità di cura è la comunità di senso che “lavora” con e per il benessere delle persone che vivono nei luoghi. Da tre anni Conad batte i territori per ragionare con le comunità locali di “prossimità come valore competitivo”attraverso il Grande Viaggio, che ha toccato 26 città italiane, dapprima con un format ludico e di promozione sociale, poi in maniera sempre più articolata per temi e iniziative. Nel corso del 2017 ho accompagnato Conad nel Grande Viaggio che ha toccato sette città medie del paese (Siracusa, Lecce, Gubbio, Trieste, Vigevano, Sanremo, Sassari) per ascoltare, riconoscere e riconoscersi con gli esponenti delle comunità: dai sindaci alle piccole imprese innovative che incorporano sostenibilità, tecnologia e prossimità, dall’associazionismo volontario al terzo settore organizzato, passando per enti parco, consorzi industriali, istituzioni della cultura, etc. È, se vogliamo, una “nuova” operosità che incorpora nei saperi contestuali conoscenze e linguaggi della scienza e della tecnica (come la Sartoria Eugubina di Gubbio), espressione di un’economia che ha fatto del paradigma del “limite” il proprio fulcro e la propria value proposition (dal carciofo di Perinaldo al Consorzio dei Limoni di Siracusa, ai produttori di campi sportivi in materiale riciclato di Ecopneus), sino alle imprese rilevate in cooperativa dagli operai (Birrificio Messina e Isolex a Sassari). Tali realtà sono ben presenti in tutte le località toccate dal Grande Viaggio, segno che questa vitalità è diffusa in tutto il Paese, ancorché immersa in

contesti locali diversamente in grado di moltiplicarla.

Il percorso territoriale ha testimoniato la presenza attiva di un denso patrimonio di soggetti organizzati che pongono la “relazione con la persona” al centro della propria attività, sia essa di carattere imprenditoriale, mutualistico (le cooperative di comunità in Puglia), professionale, volontario o pastorale (le tante Caritas). In particolare sono stati incontrati soggetti di cura della persona in condizioni di “fragilità” o di “vulnerabilità” nelle quali ognuno può incorrere nel corso della propria vita, come il progetto di microzone di Trieste di marca basagliana. Fragilità che attengono a dimensioni materiali di impoverimento e mancanza di lavoro, a dimensioni anagrafiche (in particolare l’anzianità e l’infanzia, ma non solo), a dimensioni relazionali (solitudine, relazioni famigliari turbolente, etc.) , a dimensioni diasporiche legate alle migrazioni(Coop Spes attiva sul confine di Ventimiglia con i migranti), a dimensioni estreme come il carcere (Officine Creative Made in Carcere), e il caporalato (Associazione Diritti al Sud), etc. I risultati di questo lungo lavoro sono stati presentati venerdì scorso alla Fabbrica del Vapore a Milano nell’ambito del Forum «Tessiture sociali – La comunità, l’impresa, il mutualismo, la solidarietà». Qui ci siamo interrogati sul valore della prossimità come elemento fondativo della competitività in tempi di simultaneità e globalizzazione, interloquendo anche con le medie imprese della produzione per continuare in un percorso di quello che l’ad di Conad Francesco Pugliese indica come percorso interrogante del «Passare da un concetto di posizionamento a conquistare una posizione» stando dentro la dimensione dei flussi, tessendo e ritessendo la tela della cooperazione e della mutualità nel nuovo millennio.

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