Impresa & Territori

Nella logistica arriva la settimana mobile e debuttano i «rider»

contratti nazionali

Nella logistica arriva la settimana mobile e debuttano i «rider»

Una volta era il driver. Adesso c’è il rider. Una volta era cinque anni fa quando il 31 agosto del 2013 venne firmato il penultimo contratto della logistica e il problema, nel momento di esplosione dell’e-commerce, era definire la figura del driver, che, semplificando, potremmo definire il corriere o comunque colui che svolge attività di guida e operazioni accessorie ai trasporti. Cinque anni passano in un soffio e tanto è bastato per vedere le strade delle città italiane invase da giovani che, in bicicletta o motorino, consegnano pranzi, cene e merende. E così, il nuovo contratto, siglato domenica sera - Confetra, Anita, Conftrasporto, Cna-Fita, Confartigianato trasporti, Sna-Casartigiani, Claai firmatari per la parte datoriale (mancano le Centrali cooperative)e Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti firmatari per quella sindacale - codifica una figura nuova, quella del rider che, come il driver nel 2013, fa il suo ingresso nel dettato contrattuale.

È un primo passo ma è un messaggio chiaro alle piattaforme digitali che smistano pizze e sushi attraverso un algoritmo e, in alcuni casi offrono un contratto di collaborazione e pagano a consegna, in altri pagano solo a consegna. In una postilla le parti hanno deciso che in sede di stesura verranno stabilite «le definizioni relative alle nuove figure di lavoratori adibiti alla distribuzione delle merci tramite cicli, ciclomotori, motocicli, natanti e imbarcazioni, le declaratorie e i livelli di inquadramento e l’orario di lavoro».

Il contratto della logistica con i suoi 700mila lavoratori interessati è il maggiore contratto del settore del trasporto e il suo rinnovo porterà ai lavoratori un aumento medio di 108 euro e una una tantum di 300 euro. L’intesa è arrivata a quasi due anni dalla scadenza del precedente contratto (firmato il 31 agosto 2013 e scaduto il 31 dicembre del 2015) e pone la parola fine a una serie di tensioni che hanno attraversato il settore, come testimonia la proclamazione dello sciopero, poi revocato dopo la firma di domenica, per l’11 e il 12 dicembre. Da Anita e Unatras spiegano che «il rinnovo arriva in una fase critica per il settore, tanto è vero che, con grande senso di responsabilità, le parti hanno condiviso l’esigenza di una verifica delle condizioni economiche del comparto entro il mese di luglio 2019, prima dell’erogazione dell’ultima rata d’incremento salariale». Per Anita e Unatras «positiva è anche la compattezza manifestata dall’intero fronte datoriale».

Orario e flessibilità sono i due capitoli su cui l’intesa ha portato il risultato che le aziende ricercavano sull’organizzazione del lavoro. L’accordo fissa in 39 ore settimanali la durata dell’orario di lavoro da calcolarsi su un arco temporale di 4 mesi, con la possibilità di una distribuzione su 5 o 6 giorni. Qualora nell’arco di 4 mesi la media oraria fosse superiore a tale limite, le ore eccedenti verranno retribuite come prestazione straordinaria. La durata della settimana lavorativa non potrà comunque superare le 48 ore, compresi gli straordinari ed è prevista l’applicazione della cosiddetta settimana mobile per la fruizione dei riposi settimanali. Eventuali esigenze di ripartire l’orario di lavoro su quattro giorni e comunque di modificare l’orario saranno oggetto di accordi tra azienda e sindacati così come l’esigenza di programmare giornate di 10 ore lavorative. La diversa programmazione dell’orario sarà attuabile per un massimo di 4 settimane nell’arco di un anno e porterà al lavoratore un’indennità di disagio di 50 euro a settimana. A questo si aggiunga che per disincentivare il fenomeno dell’assenteismo è stato deciso che per le assenze dovute a malattia che iniziano il giorno successivo a giornate non lavorative, per il quarto evento l’integrazione a carico dell’azienda sarà pari al 75%, per il quinto evento al 50%, per il sesto al 25%, mentre dal settimo evento in poi l’azienda non sarà tenuta ad alcuna integrazione. Il presidente di Confetra, Nereo Marcucci, osserva che l’accordo «è riuscito a coniugare con soluzioni accettabili le due principali istanze emerse al tavolo della trattativa. Dal lato imprenditoriale quella di disporre di una maggiore flessibilità dell’organizzazione del lavoro facendo recuperare al nostro contratto il gap che lo separava dai contratti degli altri settori».

Il nuovo contratto cerca di porre un argine anche ai crescenti fenomeni di illegalità diffusi nelle attività di logistica, facchinaggio, movimentazione merci e di garantire i lavoratori in caso di cambio di appalto. Come? Le aziende si impegnano ad affidare le attività esternalizzate solo ad imprese che usano il contratto nazionale di lavoro , mentre viene introdotta la clausola sociale in caso di cambio appalto. «In particolare negli appalti della logistica - spiega il segretario generale della Filt, Alessandro Rocchi - il contratto e le misure trovate marciano parallele al lavoro in corso al Mise per contrastare le forme di caporalato nel settore ed avviare controlli ed ispezioni per il rispetto della legge e delle condizioni di lavoro previste dal contratto». Per Maurizio Diamante della Fit-Cisl «è un risultato significativo perché siamo riusciti a tenere unito il contratto pur essendo partiti da tre disdette. Dal punto di vista del rinnovo è importante che abbiamo ammodernato il ccnl di un settore chiave per lo sviluppo del Paese puntando sulla flessibilità dell’orario di lavoro, sul miglioramento della professionalità degli autisti e sulla lotta per la legalità negli appalti e nei cambi di appalti».

© Riproduzione riservata