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Una discarica per «salvare» Portovesme

Metallurgia in sardegna

Una discarica per «salvare» Portovesme

Avanti a piccoli passi. C’è un elemento in più nella vertenza che interessa il futuro dello stabilimento metallurgico sardo Portovesme srl (Glencore): il 12 dicembre sarà presentato il progetto definitivo ed esecutivo per la costruzione (in attesa che venga approvato quello per la costruzione del nuovo sito) dell’ultimo anello della discarica, lo spazio indispensabile per il conferimento degli scarti di lavorazione e necessario per garantire una prosecuzione della produzione.
Le date che caratterizzano il percorso burocratico amministrativo e autorizzativo avviato qualche anno fa sono state illustrate nel corso di un incontro tra la Regione, il vertice dell’azienda, Confindustria Sardegna meridionale e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Nel corso dell’incontro l’azienda, come si legge in una nota, «nel confermare che lo strumento della cabina di regìa ha fortemente favorito dinamiche di confronto tecnico utili e funzionali alla definizione della procedura», e ha aggiunto di aver fornito, in sede di conferenza di servizio, le delucidazioni chieste da un’associazione per la tutela dei consumatori.

Non solo. I rappresentanti della Portovesme hanno anche rimarcato che l’11 dicembre sarà presentato l’ultimo studio geologico relativo alla nuova discarica mentre il giorno successivo (il 12), come si legge nel verbale d’incontro siglato al termine della riunione, sarà presentato il progetto definitivo ed esecutivo relativo alla realizzazione del decimo argine. Ossia quel sito di transizione che dovrebbe contenere i residui di lavorazione in attesa che si costruisca la nuova discarica.
Un prossimo incontro sarà programmato per gennaio.

Per il quadriennio 2017-2021 la Portovesme srl ha previsto investimenti per 105 milioni di euro.
Per la costruzione della nuova discarica — che, precisa l’azienda, dovrà ospitare materiali inertizzati e vetrificati provenienti dalle lavorazioni — saranno spesi 35 milioni di euro.

Per l’azienda, che produce zinco, piombo, argento, oro e rame oltre che acido solforico, resta da sciogliere ancora il nodo pensioni. Ossia le 100 persone che hanno 63 anni con 40 anni di contributi, le quali non possono ancora andare in pensione e che l’azienda potrebbe poi sostituire con 80 nuovi ingressi.

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