Economia

Scatto di attrattività per le imprese italiane

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Scatto di attrattività per le imprese italiane

Tecnologia, media e turismo. Punta su questi tre settori la bussola dell’attrattività delle imprese italiane. Lo rivela la classifica di K Finance, partner equity markets di Borsa Italiana, sulla base dei bilanci (non consolidati) di oltre 49mila società suddivise in 17 settori con il fermo immagine al 2016. Il primo risultato è un indice sintetico, dove più basso è il valore più alto è l’appeal. Il secondo ha tutta l’aria di una buona notizia: dopo la crisi e la «nuova normalità» le imprese italiane sono diventate più dinamiche, grazie a un mix tra congiuntura più favorevole, cambiamento culturale e incentivi.

Tra tutti si mette in luce la tecnologia. «In ritardo rispetto agli altri Paesi - sottolinea l’ad di K Finance Filippo Guicciardi - il tessuto imprenditoriale italiano sta scoprendo le potenzialità di questo settore, dove stanno nascendo campioni nazionali. Anche il private equity e il venture capital guardano con interesse a questo comparto». Nei media hanno trainato soprattutto la componente televisiva e digitale: la considerevole crescita complessiva dei ricavi (+7,4%) ha permesso al settore di aggiudicarsi la seconda posizione. Le imprese del turismo e tempo libero si posizionano al terzo posto grazie a un aumento dei ricavi del 3,8% combinato a un buon livello di reddititività e all’attenzione alla gestione finanziaria. La maglia nera va invece al settore alimentare.

«La stabilità - fa notare Guicciardi - è un valore in periodo di crisi ma penalizza i risultati nei momenti di ripresa. Ha inoltre pesato la dimensione limitata di alcune aziende, salvo eccezioni, che non permette di cogliere tutte le opportunità offerte da un mercato sempre più globale». Restringendo il focus l’automotive guida la classifica del fatturato con una crescita del 9,3 per cento. Le utilities primeggiano invece per redditività (ma vengono penalizzate da un calo dei ricavi) e la tecnologia per la gestione finanziaria.

«La classifica - spiega Marta Testi, head of Elite Growth Italia ed Europa -mette in luce il tesoretto dell’economia italiana che esercita appeal su investitori e partner industriali. Sono realtà sulle quali occorrerebbe sempre più orientare le scelte di politica industriale per favorirne un ulteriore sviluppo sulla scia di iniziative come i Pir (Piani individuali di risparmio) e gli incentivi per i servizi di advisory introdotti nella manovra 2018 che contribuiranno a favorire una maggiore crescita delle Pmi».

A livello aggregato il campione considerato mostra ricavi in decisa crescita (+3,1%), accompagnati da un aumento del numero di dipendenti di 360mila unità (+4,8%), un leggero rialzo della redditività (0,1%) e un indebitamento in calo. «Ora le imprese italiane - spiega Guicciardi - non giocano più in difesa. Con il passare degli anni tutti gli slogan associati alle nostre Pmi stanno perdendo significato: piccolo non è più bello, le aziende familiari non sono più restie ad aprire il loro capitale, sono attive nell’M&A, anche all’estero, sono diventate meno banco-centriche e l’internazionalizzazione fa ormai parte del loro business».

In altre parole, gli fa eco Testi «sono più dinamiche, come dimostrano anche le scelte delle società della piattaforma Elite di Borsa Italiana: il 35% di esse è stato coinvolto in operazioni di finanza straordinaria per un valore delle transazioni di 3,5 miliardi. Sono state inoltre finalizzate 163 operazioni di M&A e joint venture da parte di 91 società e 60 di private equity o venture capital. Senza dimenticare le 27 emissioni obbligazionarie per una raccolta totale di 805 milioni e 9 Ipo».

Quale sarà il settore più attrattivo del 2018? Guicciardi e Testi non hanno dubbi: «Sicuramente il comparto industriale nel suo complesso, con la meccanica in prima linea: dopo i buoni risultati già evidenziati dai bilanci 2016 riceverà un ulteriore impulso da Industria 4.0».

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