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Al via il progetto per sconfiggere l’acqua alta in piazza San Marco

INFRASTRUTTURE

Al via il progetto per sconfiggere l’acqua alta in piazza San Marco

Costerà 30 milioni mettere al riparo dall’acqua alta piazza San Marco, il punto più basso e più sommerso di Venezia. Il progetto è in partenza in questi giorni, entro gennaio il raggruppamento professionale costituito dalle società Thetis e Kostruttiva dovranno avere finito la ricognizione dei progetti esistenti e delle soluzioni tecnologiche disponibili e poi entro settembre dovrà essere pronto il progetto esecutivo. L’opera è una parte meno visibile ma fondamentale dell’intero progetto del Mose: mentre alle tre bocche di porto si stanno posando le paratoie per chiudere fuori dalla laguna l’acqua alta e l’innalzamento del mare indotto dai cambiamenti climatici, nella parte storica della città si fanno lavori più delicati e meno colossali.

In questi giorni i ricercatori dell’Ispra hanno pubblicato un nuovo studio (Giorgio Baldin e Franco Crosato, «L’innalzamento del livello medio del mare a Venezia: eustatismo e subsidenza») da cui si evince che fra innalzamento del mare e sprofondamento del terreno a Venezia l’acqua ha ripreso a salire di mezzo centimetro l’anno (5,6 millimetri). La marea segue i movimenti del Sole e della Luna e ogni sei ore cala e ogni sei ore cresce con cicli di 12 ore, ma la sua altezza varia secondo le posizioni dei due astri, secondo la spinta del vento e secondo l’apporto di pioggia e fiumi. Il punto più basso della città è piazza San Marco, e soprattutto la zona della basilica. Basta una marea più sostenuta del solito e l’acqua comincia a sgorgare dalle commessure della pavimentazione e dai tombini richiamando fotografi dall’inquadratura prevedibile e turisti ma anche facendo imbestialire chi sulla piazza ha uffici, negozi o altre attività.

Le paratoie del Mose si alzeranno e chiuderanno le porte della laguna quando la marea sarà alta più di 1,1 metri. Circa il 12% del centro storico di Venezia è sotto la quota di 110 centimetri ma il punto di gran lunga più basso è la piazza, che si allaga già con appena 70 centimetri di marea, e ciò accade molte decine di volte l’anno. Già una decina di anni fa era stato avviato un primo lotto di lavori a tutela del cuore della città, alzando il piano di calpestio del Molo che si affaccia sulla laguna. Ma non bastava a fermare l’acqua che sgorga come fontane del centro della piazza.

Ora bisognerà sigillare il fondo di piazza San Marco chiudendo le infiltrazioni, otturando le condotte sotterranee di tubo di terracotta (“gàtoli”) nascoste sotto la piazza fin dal Medioevo, rialzando le parti più basse (quelle della basilica), tappando i 2 chilometri di sponde dell’isola di 12 ettari che comprende la piazza e gli edifici che vi si affacciano, a cominciare dal Palazzo Ducale e dalla basilica ispirata a Santa Sofia di Costantinopoli.

Il programma prevede che entro gennaio siano analizzati i progetti già fatti, come quello di una decina di anni fa del valore di circa 50,6 milioni di euro di cui fu realizzata solamente la prima parte. Saranno valutate le tecnologie più nuove, sul cantiere sarà svolta un’opera di consultazione con le attività che si affacciano sulla piazza come il Patriarcato, i musei comunali, i negozianti e la Biblioteca marciana. Definiti questi aspetti, tra un anno via al lavoro definitivo.

Il costo complessivo sarà di 30 milioni, a carico del Consorzio Venezia Nuova, più circa altri 3 milioni previsti dai Provveditori di San Marco per la sola parte relativa alla basilica.

Travolto dalle inchieste giudiziarie e commissariato dal Governo, il Consorzio Venezia Nuova non ha fermato l’opera più appariscente, cioè le colossali paratoie da incernierare alle tre bocche di porto che mettono in comunicazione la laguna e l’Adriatico.

Alla bocca di porto del Lido, la più larga, sono già state posate le paratoie della sezione di Punta Sabbioni; è completata la bocca di porto di Malamocco; è appena stata posata la dodicesima delle 18 paratoie della bocca di porto di Chioggia, che sarà completata entro un paio di mesi. Le dighe a scomparsa saranno finite entro l’estate. Nel frattempo si lavora alle istallazioni tecniche per il governo della complessa macchina ingegneristica. Queste dighe mobili in caso di marea alta più di 110 centimetri dovranno sollevarsi dal fondo del mare e formare una barriera.

Il costo totale e finale, già interamente stanziato, è 5,5 miliardi ma da quando il Consorzio Venezia nuova è stato commissariato è il momento della sobrietà nelle spese, dopo decenni di dissipazioni forsennate.

Il progetto iniziale nel 1991 prevedeva la fine lavori nel ’99. Commentarono gli osservatori più acuti: una parte importante del fascino del caso Venezia consiste nella grandissima difficoltà di risolverlo.

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