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Electrolux perde la commessa Ikea e 100mila frigoriferi

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Electrolux perde la commessa Ikea e 100mila frigoriferi

Doccia svedese per Electrolux. Ikea sceglie Whirlpool e lascia il gigante svedese degli elettrodomestici, sottraendo per il 2018 forse 100mila frigoriferi d’incasso (dati stimati dai sindacati)e migliaia di lavastoviglie e piani cottura.

Electrolux non fornisce dati sui pezzi mancanti in seguito al cambio di cavallo di Ikea, ma conferma la decisione del colosso dell’arredamento low cost. I sindacati invece quantificano il buco dei frigoriferi Electrolux nel 15% della produzione annuale dello stabilimento di Susegana. Anche Whirlpool Emea sceglie di non comunicare i dati della nuova commessa, ma è un aiuto utilissimo per chi nei primi 9 mesi dell’anno ha registrato un calo dei ricavi del 7,6% a 3,5 miliardi e una perdita operativa di 6 milioni di euro.

L’acquisizione del cliente Ikea da parte di Electrolux si era consolidata negli ultimi anni, durante la crisi del gruppo Indesit, poi rilevato da Whirlpool. Oggi il danno maggiore per Electrolux è nel ricco business dell’incasso: frigoriferi (realizzati a Susegana), cottura (Forlì) e lavastoviglie (Solaro); taglio di pezzi anche nelle lavatrici che nel sito di Porcia ha una linea dedicata all’incasso.

Dal quartier generale di Pordenone, Electrolux Italia sottolinea che durante l’ultimo incontro al ministero dello Sviluppo economico, lo scorso 7 novembre, l’azienda aveva dichiarato il calo di volumi previsto per il 2018 a Susegana, dovuto anche a Ikea che ha fatto una scelta di business.

Secondo i sindacati le conseguenze negative per lo stabilimento di Susegana nel 2018 saranno significative e si aggiungono allo spostamento di frigoriferi deciso dalla multinazionale dal sito trevigiano a quello ungherese. Operazione quest’ultima in contrasto, secondo i sindacati, con gli impegni del piano ministeriale 2014/2017. «Quest’anno la produzione di frigoriferi sarà di 825mila pezzi - precisa Sandro Rui, delegato Fiom di Susegana (dopo oltre 41 anni ha firmato le dimissioni per pre-pensionamento) - mentre per il 2018 si stimano 768mila pezzi più eventuali miglioramenti. Se davvero il passo indietro di Ikea taglierà 100mila pezzi, allora ci saranno degli esuberi».

Cioè potrebbero non bastare i 90 addetti in uscita con incentivi (da 12mila a 71mila euro, dipende dagli anni mancanti alla pensione) previsti da un accordo aziendale. A ciò andrebbero aggiunti i tagli derivanti da una maggiore automazione degli impianti di Susegana. «Tutto dipende dal nuovo piano industriale - aggiunge Rui - che sarà presentato l’anno prossimo: si capirà quanto l’azienda intende investire nella robotica».

Tuttavia lo stabilimento di Susegana potrebbe utilizzare lo strumento della solidarietà fino a settembre 2018. Mentre va peggio del previsto a Porcia, nel Pordenonese, dove lavorano 1.200 addetti tra produzione, amministrazione e laboratori. «Le preoccupazioni aumentano - dichiara Flavia Valerio, delegato Fiom - perchè quando un cliente cambia fornitore, di solito, lo fa su tutti i prodotti. Oggi ci sembra di essere ripiombati nella crisi di tre anni fa: in Germania, gli incentivi pubblici spingono sui brand Bosch e Miele, nel Regno Unito si avvertono gli effetti della Brexit e nel Nord Europa si segnala qualche cedimento. Alla fine, a novembre eravamo sotto di 100mila macchine prodotte».

Per la fine del 2017 la stima di produzione a Porcia è di 860mila pezzi e di 840mila l’anno successivo. «Tuttavia prevale l’incertezza - aggiunge la sindacalista -. La crisi è confermata dal ricorso a un ammortizzatore che, sostanzialmente, somma le 6 ore di lavoro con la cassa integrazione. Faremo quattro giorni di fermata a Natale e all’inizio del 2018». E il nuovo piano industriale? «Verrà fatto in relazione a una situazione deteriorata - conclude Valerio - e solo dopo marzo, quando si capirà il numero degli esodi incentivati».

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