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Modello La Spezia per il Porto di Taranto: si punta alla demolizione navi

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Modello La Spezia per il Porto di Taranto: si punta alla demolizione navi

Sul modello La Spezia, l’area portuale di Taranto punta a creare un sito specializzato per il Green Ship Recycling, ovvero la demolizione delle navi e il riciclaggio di parti e componenti. A La Spezia è stato creato all’interno dell’Arsenale della Marina - nella città ligure la forza armata ha una base importante - e fra gli interventi previsti ci sono quelli che riguardano la «rottamazione» delle fregate militari «Alpino» e «Carabiniere».

Anche a Taranto inizialmente si era pensato all’Arsenale ma la Marina ha subito posto due problemi che hanno condizionato la fattibilità della scelta: in primo luogo, le necessità operative della stessa Marina, eppoi l’opportunità di non contrastare i piani di disinquinamento del Mar Piccolo - lo specchio acqueo sul quale affaccia l’Arsenale - sebbene il «decomissioning» abbia un ciclo chiuso, controllato e senza impatti esterni. In subordine si era pensato all’area dei Cantieri Navali, sempre in Mar Piccolo, ma adesso con l’accordo intervenuto tra l’Agenzia industrie Difesa e l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio si punta sullo yard Belleli.

Si tratta di un’area di 350mila metri quadrati sul Mar Grande che sino a prima degli anni 2000 è stata utilizzata dal gruppo industriale di Mantova per la costruzione e l’assemblaggio delle piattaforme petrolifere. Finita la Belleli, quell’area non è stata più usata. Adesso si tratterebbe di usarne una parte, dai 40mila ai 50mila metri quadrati, dopo averla messa in sicurezza sotto il profilo ambientale essendo un’area contaminata. A tal fine si pensa al «capping», ovvero ad una copertura che isoli la parte inquinata. L’Authority sta già lavorando con Università di Bari e Politecnico di Bari, entrambi presenti a Taranto con propri corsi di laurea, per uno studio di fattibilità.
«Lo yard Belleli - spiega Sergio Prete, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio - è potenzialmente idoneo per quest’attività che sarà gestita dai privati. La scelta di chi potrà svolgerla sarà affidata ad una gara ad evidenza pubblica». L’Authority, oltre a mettere a disposizione parte del sito, si impegna anche a coordinare le attività di ingegneria per renderlo operativo, a selezionare gli operatori idonei a riconvertire l’area, a rapportarsi con gli enti locali per le autorizzazioni, a supportare infine le azioni commerciali degli stessi operatori per la vendita dei rottami ferrosi alle acciaierie e dei materiali pregiati recuperati al mercato nazionale ed estero.

Per Gian Carlo Anselmino, direttore generale dell’Agenzia industrie Difesa, «i presupposti per la realizzazione del progetto esistono tutti. E’ una possibilità concreta. Siamo disponibili a mettere a disposizione anche di Taranto, dopo La Spezia, la nostra professionalità e competenza grazie ad un team già formato. Vogliamo avere in Italia un sito per lo smantellamento il riciclo delle navi che sia competitivo e rispettoso delle più severe norme ambientali. Pensiamo che ciò sia possibile proprio a Taranto dove possiamo progettare un’infrastruttura ad hoc partendo da zero. E immagino anche la nascita di un consorzio di imprese locali che credano nell’operazione e si facciano trovare pronte».

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