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Seta senza freni, allarme-costi nel tessile comasco

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Seta senza freni, allarme-costi nel tessile comasco

«Incontrarsi a metà strada? Non se ne parla». I listini di Sergio Tamborini sono già stati ritoccati al rialzo, ma la fase negoziale con le grandi griffe della moda per l’ad di Ratti e dell’intero gruppo Marzotto è appena agli inizi. Un percorso a ostacoli, per l’azienda così come per l’intero distretto serico comasco, con l’industria di trasformazione alle prese con un problema non banale: l’impennata dei prezzi della materia prima.

La seta di alta qualità (tipologia 5A e 6A) utilizzata dalle nostre aziende ha infatti subito rialzi consistenti negli ultimi mesi, arrivando a quotazioni nell’ordine dei 70 dollari al chilo, un balzo di oltre il 20% in un anno. «Cambiare fornitore? Impossibile - spiega il presidente dell’Ufficio italiano Seta Stefano Vitali - perché la Cina realizza il 95% della produzione mondiale di seta. E proprio l’aumento dei consumi locali, con i giovani che si affacciano a nuovi modelli di consumo, è alla base di questa corsa recente dei prezzi».

SETA DI QUALITÀ
Rilevazioni prezzi seta greggia cinese 5A e 6A CIF “Main European Port”. Prezzi in euro/kg
(Fonte: Camera di Commercio di Como)

Il business serico italiano, 1200 milioni di produzione con poco meno di 900 milioni di export, è concentrato nell’area di Como, all’interno di un distretto che al netto dei nuovi guai creati dalla materia prima già non vive un momento particolarmente brillante: le vendite sono in calo del 4% nel primo semestre, dopo un 2016 che già aveva evidenziato una frenata analoga. Come reagire? La soluzione più ovvia, l’aumento dei prezzi a valle, parrebbe ragionevole anche osservando le caratteristiche dei clienti.

Grandi griffe italiane e soprattutto internazionali del lusso che operano in un settore dove l’elasticità della domanda al prezzo è per definizione ridotta (chi paga 250 euro per un foulard non si scoraggia se aumenta a 260) e realizzano in media una redditività elevata. L’ultima analisi sulle aziende quotate del lusso nel mondo (Pambianco) evidenziava ad esempio un Ebitda medio del 17,8%, più che doppio rispetto alla redditività del distretto tessile comasco. «Questi gruppi hanno margini immensi - sintetizza Sandro Tessuto, Presidente di Clerici & Tessuto, 67 milioni di ricavi e 350 addetti - a cui credo in parte possano rinunciare. I grandi brand quotano ai negozi a 70 quello che io vendo loro a 10, e che ora dovrei aumentare ad almeno 12 per tamponare l’impennata della materia prima. Certamente i clienti hanno grandi costi di marketing, pubblicità e distribuzione ma questa situazione così non può continuare».

Tessuto in parte è riuscito ad aumentare gli acquisti di materia prima quando i prezzi erano più ragionevoli ma anche mediando le diverse partite ora i costi lievitano in modo eccessivo. «Ho comunicato a tutti i clienti che dal primo gennaio i prezzi devono salire - spiega - perché la situazione è insostenibile. La reazione? Il nostro è un mondo fatto di grandi gruppi finanziari, poco ricettivi quando sentono questi discorsi: in effetti è da un anno che siamo in battaglia per trasferire a valle almeno parte di questi aumenti». Per i trasformatori la strada è quindi in salita, con il rischio aggiuntivo di vedere qualche cliente prendere anche altre strade. «Fino al 2009 - ricorda Tamborini - Zara faceva produrre qui a Como qualche milione di metri di stampato di tela di seta. Ma visti i prezzi degli ultimi tempi, la seta è stata ora sostituita con un altro materiale. Nell’area del lusso non vedo questa possibilità, perché il consumatore riconosce la qualità, ma per produzioni di fascia intermedia il rischio di sostituzione in effetti esiste».

Anche per il numero uno di Ratti, 100 milioni di ricavi e 500 addetti, il quadro attuale non ammette compromessi e gli aumenti dei prezzi a valle in queste condizioni sono inevitabili. «Noi investiamo in ricerca il 14% dei ricavi - spiega - e anche per questo preservare i nostri margini è una via obbligata. Il settore della trasformazione semplicemente non è in grado di assorbire al proprio interno gli extra-costi della materia prima. Il sistema del lusso deve comprendere la situazione, o riducendo i propri margini o aumentando i listini di vendita. Diversamente, le nostre aziende chiudono»

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