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Nei panini McDonald’s entrano cipolla di Tropea, aceto di Modena e…

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Nei panini McDonald’s entrano cipolla di Tropea, aceto di Modena e provolone Igp

«Vogliamo focalizzarci sempre più sull’italianità dei nostri prodotti e sulla qualità». Da profani e vista dall’esterno la frase dell’amministratore delegato di McDonald’s Italia potrebbe sembrare un ossimoro. Invece, a suffragare le parole di Mario Federico ci sono i numeri: l’80% delle materie prime viene fornito da partner italiani, tra cui Inalca (carne bovina), Amadori (polli), Bindi (dolci), Parmareggio (parmigiano), Ottolina (caffè), Salumificio Beretta (salumi), Centrale del latte di Brescia.

Nel caso della carne bovina – 10mila tonnellate all’anno da 15mila allevamenti – e delle uova fresche, la quota di made in Italy sale al 100%. «Ogni anno acquistiamo 80mila tonnellate di prodotti italiani – spiega Federico – per un valore di 200 milioni di euro». Cifra che McDonald’s Italia investe costantemente e a cui si aggiungono «altri 50 milioni di euro circa sulla parte non food». Un piano di investimenti che, confermato e trasferito sul prossimo quadriennio, si traduce in un miliardo di euro puntato sull’Italia.

Alle partnership consolidate si aggiungono ora quelle con tre Consorzi di prodotti tipici italiani: McDonald’s ha siglato un accordo per l’acquisto di 6,1 tonnellate di Cipolla rossa di Tropea Calabria Igp, oltre 2 tonnellate di Aceto balsamico di Modena Igp , e 55 tonnellate di Provolone Valpadana Dop. Sono tra gli ingredienti della nuova linea di burger premium creata con Joe Bastianich.

In alcuni casi il rapporto con la multinazionale è anche il veicolo per entrare o espandersi in altri Paesi. «Cremonini – ricorda l’ad – ha investito in Russia anche per rifornire i nostri ristoranti in quel Paese. Il Parmigiano di Parmareggio è presente in Germania, Svizzera, Portogallo e Francia» dove McDonald’s ha una presenza doppia rispetto all’Italia. Inoltre, l’azienda Recla della Val Venosta fornisce il suo speck per la Germania e la napoletana Fresystem esporta brioche e muffin in buona parte dell’Europa dell’Est e nelle Repubbliche baltiche.

Alla guida di McDonald’s Italia da ottobre 2016, Mario Federico è nella multinazionale Usa dal 1999, dopo «quindici anni da manager nel settore alberghiero», racconta. L’inizio è in Germania, dove trascorre «un anno a imparare tutto quello che si fa in McDonald’s». Poi ricopre una serie di incarichi fino a quello attuale.

«Nel terzo trimestre di quest’anno abbiamo registrato una crescita di fatturato del 10,7% sull’analogo periodo 2016» spiega. Un cambio di passo rispetto a una fase di «leggera crescita» con incrementi compresi tra l’1 e il 2%. Federico sottolinea anche un altro dato per il ritrovato appeal di McDonald’s: «Negli ultimi tre anni il business degli hamburger cresceva a una media dell’8% mentre noi diminuivamo del 3. Oggi registriamo un +3,3%». Un’inversione di rotta che secondo il manager è stata possibile puntando sugli aspetti «core dell’offerta, introducendo innovazione e puntando ulteriormente sulla qualità». Due esempi su tutti: «In questi mesi abbiamo avviato il McDelivery – l’ordine viene consegnato a casa, ndr – in 85 punti di otto grandi città: Milano, Roma, Palermo, Catania, Firenze, Bologna,Verona, Genova». Inoltre il gruppo sta portando avanti un investimento importante sul «fronte cucina: la sfida è mantenere la stessa velocità ma preparare i panini al momento dell’ordinazione. Prima venivano preparati in anticipo in base alla domanda storica analizzata per fasce orarie».

Accanto a questi aspetti il gruppo conferma un piano di espansione che «porterà nel 2018 all’apertura di una ventina di nuovi ristoranti e di 100 McCafè. Un ritmo che proseguirà negli anni successivi accanto a interventi di remodelling».

Oggi McDonald’s conta 560 punti in Italia – per il 90% gestiti da licenziatari – dove «lavorano 20mila dipendenti, per il 94% con contratti stabili» spiega Mario Federico. «Grazie alla crescita in atto e alle nuove aperture nel 2018 prevediamo almeno 6-800 ulteriori assunzioni».

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