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I cronometri di Microgate per le corse dei cammelli

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I cronometri di Microgate per le corse dei cammelli

«Una classica gara di velocità tra falchi si svolge di solito sulla distanza dei quattrocento metri, c’è una linea di partenza e poco più in là si posiziona un catcher, un ricevitore che regge una finta preda. Al via decretato dai giudici di gara il falconiere entra sul campo di gara e il catcher inizia ad agitare la preda; il falconiere toglie il cappuccio, il falco vede la preda e punta il catcher».

Federico Gori, ingegnere della Microgate di Bolzano ha ormai dimestichezza con le gare di falchi: sono otto anni che l’azienda fornisce strumenti e servizi per la misurazione e il cronometraggio delle gare di falconeria in Medio Oriente (Emirati Arabi e Arabia Saudita), una nicchia di mercato costruita nel tempo e oggi presidiata con competenza. «I falchi volano a mezzo metro da terra - spiega - e possono raggiungere anche i 120 chilometri orari. Sono gare molto spettacolari». Spettacolari e redditizie. Microgate è nata nel 1988 per fornire servizi di cronometraggio per sport invernali, e ha allargato nel tempo il raggio d’azione a equitazione, ciclismo (Giro d’Italia, Vuelta e Tour de France), atletica, fino a spingersi verso i caldi lidi emiratini: una nicchia che oggi incide per circa 2 milioni su un fatturato compessivo di 11, dopo essersi estesa anche a un altro business singolare come le corse dei cammelli. «Proprio qualche giorno fa c’è stata una gara molto importante e tra il primo e il secondo classificato c’era meno di un millesimo di distacco» spiega Gori.

Microgate è oggi l’unica realtà al mondo in grado di fornire strumenti e servizi per misurare queste competizioni. «La gestione è paragonabile a quella di un Tour de France o di una coppa del mondo di sci - spiega l'ingegnere -. Ci sono le iscrizioni, le verifiche, i controlli antidoping, i siti web e le app da sviluppare-. Ci siamo dovuti inventare soluzioni tecniche adatte alla situazione, mutuandole dalla nostra esperienza precedente e adattandole, raggiungendo via via un grado di sofisticazione maggiore». Ne è valsa la pena, vista l’attenzione del mondo arabo per queste competizioni: «I premi per i vincitori sono di diversi milioni di dollari - aggiunge Gori -, sono happening con una larga eco: sul campo di gara ci sono tribune, tende climatizzate, molti bambini».

Microgate è un’azienda con una quarantina di dipendenti. Solo un operaio nella squadra, tutti gli altri sono ingegneri o periti elettronici. Lo sviluppo è tutto, per una realtà del genere. «Curiamo tutto in casa - spiega Vinicio Biasi, titolare e fondatore della società -, anche design e stampi. Per il resto ci affidiamo a una rete di outsourcing sviluppata tra il Veneto e l’Austria». L’azienda nasce nel 1988 per un’intuizione del fratello, Roberto Biasi. «Faceva parte della nazionale universitaria di sci - spiega Vinicio - e ogni volta che si doveva cronometrare un allenamento servivano chilometri di cavi. Abbiamo provato a utilizzare gli impulsi via radio e da lì è partito tutto». La competizione con i colossi del settore è stata superata grazie al vantaggio tecnologico unito a un approccio made in Italy. «A quei tempi i cronometri erano grigi, grandi e pesanti - ricorda Biasi -, i primi contatti con le scuole di sci sono stati traumatici: aprivo la mia valigia e mostravo apparecchi dai colori vivaci, piccoli e user friendly e la gente pensava fossero giocattoli». Microgate è riuscita a imporsi in una fascia di mercato non presidiata dai grandi operatori. «Ci siamo sempre proposti come fornitori del materiale utilizzato durante l’evento, oppure per gli allenamenti - prosegue il titolare -, non ci interessa la gestione del cronometraggio e l'esposizione mediatica». Con questa strategia Microgate è diventata negli anni punto di riferimento anche per il mercato Usa degli sport professionistici («serviamo Nba, Nhl e Nfl, dal 2010 abbiamo anche una filiale a New York») e del calcio («le squadre di Premier League e serie A sono quasi tutte nostre clienti, anche se c’è un abisso tra Italia e Uk, dove la figura dello sport scientist esiste da anni»).

La ricerca e lo sviluppo non si arrestano: tra i prodotti più recenti i tecnici di Microgate citano Optojump, sorta di barra ottica messa a terra per misurare i salti degli atleti,oppure Witty Sem, «semaforo» che sfrutta le teorie sulla plasticità cerebrale, lavorando sull’abilità di elaborazione dell’informazione e sulla soppressione degli elementi distrattivi. L’azienda nel frattempo è diventata fornitore del maxitelescopio dell’Atacama, in Cile (è il più grande del mondo), mentre da poco ha avviato una diversificazione nelle applicazioni industriali. «Si tratta di un inferometro per misurare le superfici - spiega Biasi - sta riscuotendo interesse nell’automotive, per la produzione dei fari o nello stampaggio di lamiere per la verniciatura; ci auguriamo di essere operativi già l’anno prossimo. Uno sviluppo trainato anche dall’esperienza maturata tra falconi e cammelli

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