Economia

I segreti dell’export made in Italy sotto la lente dei Big Data

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internazionalizzazione

I segreti dell’export made in Italy sotto la lente dei Big Data

Informazioni sugli scenari di previsione economica di ogni singolo Paese, sui dazi doganali, sulla stabilità politica di un’area del mondo. Ma anche sulla solvibilità di un potenziale partner, su un determinato settore produttivo o sui marchi e i brevetti depositati a livello mondiale. Dopo due anni di sperimentazione e un anno di rodaggio è pienamente operativo Ier – Intelligent export report -, il servizio a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese messo a punto da Unioncamere Emilia Romagna (in collaborazione con il sistema delle Camere di commercio) che attraverso i Big Data è in grado di fornire una mappatura puntuale e personalizzata delle opportunità di business sui mercati esteri.

Un servizio rivolto soprattutto alle aziende di piccole e medie dimensioni che vogliono radicarsi oltreconfine ma anche alle grandi industrie che desiderano avere report su misura per incrementare le esportazioni. Il software, elaborato da Guido Caselli, direttore del centro studi dell’ente camerale emiliano romagnolo, incorpora miliardi di dati sul commercio estero, per Paese e per prodotto, ma anche sui bilanci di circa 300 milioni di società a livello mondiale. Dati incrociabili per rispondere alle singole esigenze di ogni impresa. «Parliamo di un servizio su misura – spiega Caselli – ritagliato sulle specifiche caratteristiche aziendali che consente di effettuare una pre-verifica sull’esportabilità di una merce, fino a un dettaglio di cinquemila prodotti a livello internazionale e di circa 10mila a livello nazionale. È pensato per le aziende italiane ma ci sono già arrivate richieste anche dall’estero, in particolare dalla Gran Bretagna e dalla Grecia. È infatti utile non solo per sostenere le esportazioni ma anche per misurare la competitività di una impresa».

Il risultato è costituito da report ad hoc – ne sono già stati realizzati oltre una trentina – che sono di facile comprensione e che, aggiunge Caselli, «rappresentano un primo orientamento per export manager o consulenti per l’internazionalizzazione». Partendo dal proprio codice prodotto, infatti, ogni singola impresa può analizzare i mercati internazionali, individuare quelli più dinamici, identificare i maggiori importatori (anche per intercettare i possibili partner locali più affidabili per la distribuzione), fino a ottenere una sorta di graduatoria che assegna un punteggio ad ogni Paese, misurandone anche la rischiosità. Ier può mettere a confronto l’impresa con un altro gruppo di aziende che operano nello stesso settore ma anche con i principali competitor, permettendo un’analisi comparata dell’export delle imprese concorrenti o di un gruppo omogeneo per classe dimensionale e fatturato, fino a confrontare il prezzo del proprio prodotto.

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