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A Sulmona la protesta contro il metanodotto

sindrome nimby

A Sulmona la protesta contro il metanodotto

(Ansa)
(Ansa)

A fine dicembre il viaggio del “no” da Sulmona a Roma pare essersi concluso in un niente di fatto. Proclami, annunci, promesse di politici ma speranze minate di incertezze: il Governo — ha assicurato la sindaca di Sulmona Annamaria Casini — si è impegnato a congelare il decreto che autorizza la Snam a costruire l’odiato impianto. Ma Palazzo Chigi non pare così coinvolto nel “congelare” alcunché.
L’odiato impianto è una centrale di compressione da costruire a Sulmona per potenziare la dorsale adriatica, il grande metanodotto che dal Mezzogiorno porta il gas fino a Minerbio, tra Bologna e Ferrara, nel cui sottosuolo c’è uno dei principali snodi europei del metano.

In Italia altri 11 impianti uguali

Da decenni lungo i 32mila chilometri di grandi metanodotti che percorrono tutta l’Italia, Abruzzo compreso (3mila chilometri di condotte nella regione), ci sono già altri 11 impianti di compressione come quello progettato a Sulmona. Essi sono grandi stazioni che comprimono e ridanno la spinta al gas in movimento nelle tubazioni.

La dorsale adriatica

In vista dei futuri flussi di metano, la Snam sta potenziando la dorsale adriatica, cioè la grande tubazione di trasporto a lunga distanza. Raccoglie il gas che arriva dal Mezzogiorno e lo porta verso lo snodo di Minerbio. In Sicilia approdano i gasdotti dall’Algeria e dalla Libia; il Basilicata vi sono i giacimenti di metano da sviluppare; in Puglia arriveranno il Tap e il Poseidon.
Il vecchio metanodotto deve diventare più grande e bisogna costruire alcuni impianti di compressione che diano la spinta alla corsa del gas, come in Italia ce ne sono da decenni già gli altri 11 lungo i 32mila chilometri di condutture.

Insensibili ai terremoti

Finora in questi impianti non sono stati osservati i fenomeni temuti dai comitati Nimby, sigla di not in my back yard (non nel mio cortile). Gli oppositori temono il rischio sismico, parlano di “una bomba”.
Ma i terremoti spaventosi dell’Abruzzo (2009) o dell’Emilia (2012) e quelli sconvolgenti di altre aree ad alta sismicità come il Giappone hanno causato danni gravissimi alle persone e agli edifici ma nemmeno un graffio ai gasdotti e alle centrali di compressione.
Basti pensare alla centrale di compressione di Poggio Renatico (Ferrara) e al nodo italiano del metano a Minerbio (Bologna), che si trovano esattamente sopra l’epicentro del terremoto di Emilia-Lombardia-Veneto del maggio 2012: grande paura e anche alcune vittime fra la popolazione, danni gravi alle costruzioni ma gli impianti del metano non hanno subìto nemmeno uno scompenso.
Dal punto di vista sismico, i metanodotti e gli impianti che li corredano sono insensibili ai terremoti.
Inoltre, le opere di consolidamento lungo i tracciati delle tubature riducono il rischio di frane e smottamenti, e dove passano i metanodotti non si osservano quei fenomeni di dissesto osservati altrove.

Gli incidenti di Ravenna e Baumgarten

Incidenti? Quelli del metano li negano, ma a volte accadono. Il metano è sempre un prodotto infiammabile e pericoloso.
Per esempio nel dicembre 2012 c’è stata una grande esplosione nel centro di smistamento della Snam a Sant’Alberto, alle porte di Ravenna (clicca qui per leggere la notizia dell’incidente di Sant’Alberto), con fiamme altissime che hanno illuminato la notte; oppure nel dicembre 2017 a Baumgarten (Austria) uno scoppio che ha ucciso una persona e ha bloccato per ore il flusso di gas russo verso l’Italia.
Non sono state “bombe atomiche”, sono stati disastri i cui effetti si limitano all’interno dell’impianto. Ma sono sufficienti a suscitare paura in alcuni.

Il progetto di Sulmona

Il progetto della Snam prevede la posa di una nuova conduttura e la costruzione della centrale di compressione e spinta in una dozzina di ettari nella piana oltre il cimitero di Sulmona, tra il greto del torrente Vella e la statale 487 verso Pacentro e Cansano (clicca qui per leggere il progetto della Snam).

Le proteste a Sulmona

Alcuni sulmonesi contestano l’impianto perché ne hanno davvero paura. Ma la maggior parte degli oppositori contestano quel progetto per un sentimento più comprensibile rispetto alla paura irrazionale: probabilmente non è pericoloso, ma di sicuro l’impianto alle porte della città è ingombrante, fastidioso, apporta un cambiamento e non abbellisce il panorama.
E molti politici abruzzesi hanno alimentato le contestazioni o addirittura le paure per conquistare consenso con slogan come «sarà una bomba atomica» oppure «la megacentrale devasterà il nostro territorio».

Il via libera del ministero dell’Ambiente

Il progetto della Snam è stato sottoposto alla valutazione Via del ministero dell’Ambiente, che nel 2011 l’ha approvato a patto che l’opera si attenga a una lunga lista di miglioramenti (clicca qui per leggere il decreto di valutazione di impatto ambientale).

La Regione Abruzzo invece si è messa di traverso e la decisione è stata sottoposta all’arbitro di ultima istanza, il Governo.

Il via libera del Governo: promossi e bocciati

Il 23 dicembre 2017 il Consiglio dei ministri ha risolto tutti i contenziosi aperti. Ha bocciato alcuni progetti, come quello della centrale solare sarda di Gonnosfanàdiga e quello della centrale geotermica di Torre Alfina nel Viterbese.
Ma se diversi progetti sono stati bocciati in via definitiva, altri progetti sono stati approvati.
Tra i progetti approvati, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla costruzione dell’impianto della Snam a Sulmona. Detto fatto: la sindaca Annamaria Casini, che non vuole l’impianto nel suo comune, si è dimessa per protesta e ha chiesto un appuntamento con il presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Se non convincerà Gentiloni a tornare indietro, Annamaria Casini renderà definitiva la dimissione da sindaca.

Il viaggio a Roma

La sindaca Casini ha ancora poche settimane prima di trasformare in irrevocabile la decisione. A fine dicembre 2017 Annamaria Casini con altri 20 sindaci delle principali città abruzzesi è andata a Roma nella speranza di incontrare il premier Paolo Gentiloni. Ricevuta a Palazzo Chigi, ha consegnato a un consigliere di Gentiloni, Gabriele De Giorgi, un documento in cui i sindaci spiegano perché sono contrari al progetto, che ritengono pericoloso in caso di terremoto e impattante per l’ambiente.
La delegazione tornerà a Roma l’8 gennaio.

I politici del no

Un deputato abruzzese, Gianni Melilla, ha affiancato la protesta: «Ho chiesto con una lettera al presidente Gentiloni di revocare l’autorizzazione. Sulmona e l’Abruzzo hanno la forza e il coraggio per impedire questa scellerata scelta di malgoverno».
La parola alla principale accusata di cotante “scelleratezze”, la Snam: «La centrale di compressione che sarà realizzata a Sulmona è un’infrastruttura del tutto analoga ad altri 11 impianti sicuri e a basso impatto ambientale da molto tempo attivi nel nostro Paese», dice la società di San Donato Milanese. «È nostra intenzione dialogare con le istituzioni e con le popolazioni del territorio per illustrare le caratteristiche dell’impianto e rassicurare che non esistono rischi per la sicurezza e per la salute dei cittadini».

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