Economia

Sostegni mirati per promuovere l’innovazione

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PUNTATA 3 - FORMAZIONE E RICERCA

Sostegni mirati per promuovere l’innovazione

Alla frammentarietà di un territorio e delle sue esigenze ci sono due modi per rispondere: con interventi altrettanto frammentati, che garantiscono pochi finanziamenti per tutti, ma che rischiano di polverizzare le risorse economiche disponibili. Oppure con una maggiore selezione dei progetti e delle realtà da finanziare, che genera inevitabili malumori tra chi resta escluso, ma che in modo più efficace può raggiungere quell’obiettivo di sostegno allo sviluppo sociale ed economico che è, per statuto, alla base delle attività di una fondazione bancaria.

Da questa riflessione – semplice e apparentemente banale, ma evidentemente non sempre di facile attuazione – ha preso avvio circa un anno e mezzo fa un ampio lavoro di ricognizione avviato da Fondazione Cariverona per identificare i bisogni strutturali del suo territorio di competenza, che comprende ben cinque province (Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona) tra loro molto differenti per caratteristiche geografiche, economiche e sociali.

L’ascolto del territorio

Un primo monitoraggio sulla provincia di Belluno (condotto in collaborazione con Pds Consulting) ha portato già nel 2017 a buoni risultati, spiegano dalla Fondazione, mentre sul fronte Arte e cultura è in via di conclusione la ricognizione, affidata alla Fondazione Fitzcarraldo di Torino, delle attività e delle realtà che operano in questo ambito nelle cinque province. Lo stesso approccio – di ascolto e selezione – ha investito tutti i settori di intervento della Fondazione: area socio-sanitaria e welfare, area formazione e ricerca, area arte e cultura.

Sulla base dei risultati, spiega il presidente di Fondazione Cariverona Alessandro Mazzucco, «la nostra ambizione è elaborare progetti innovativi e capaci di offrire soluzioni strutturali al territorio, non dispersivi e non sostitutivi dell’intervento pubblico, ma finalizzati alla promozione della crescita e della ricchezza dei cittadini». Progetti che dovranno seguire i principi guida della trasversalità settoriale ma anche territoriale, attraverso la creazione di reti e collaborazioni, nell’ottica di superare quella «territorialità esasperata», come la definisce Mazzucco, che spesso in passato ha ispirato le politiche di intervento. L’obiettivo è far partire tutti i bandi entro il 2018, anno in cui la Fondazione prevede erogazioni complessive per circa 40 milioni di euro, di cui 15,2 destinati a sanità e welfare, 8,6 a formazione e ricerca, 6,7 ad arte e cultura e 9,4 alle iniziative dirette.

I progetti 2018

In particolare, quest’anno si concretizzeranno due programmi le cui basi sono state poste nei mesi scorsi: uno in ambito formazione e ricerca, a favore di studenti delle scuole superiori e ricercatori universitari meritevoli; l’altro, trasversale a tutti i settori, destinato alla valorizzazione dei territori attraverso «azioni di sistema» (si veda articolo a fianco).

Formazione e Ricerca

Nella logica di evitare la dispersione delle risorse e di creare progetti efficaci, Mazzucco insiste molto sul concetto di sinergie e di merito. Un suo pallino che – insieme con quello per i giovani e le attività legate a ricerca scientifica e formazione – rispecchia il suo passato da chirurgo e, per dieci anni, rettore dell’ Università di Verona. «Recuperare il valore dell’educazione e della ricerca scientifica è un tema particolarmente urgente – spiega il presidente –. Quest’ultima dovrebbe essere uno strumento per il progresso della conoscenza di tutta la cittadinanza e invece oggi è in grande crisi. Ovviamente le fondazioni non possono sostituirsi allo Stato, che deve farsi carico della cosiddetta ricerca di base, ma possono intervenire nell’ambito della ricerca applicata, in sinergia con il mondo produttivo. Ma è fondamentale evitare la dispersione delle risorse, e per farlo bisogna orientarle sulle persone di valore». Da qui, l’idea di finanziare, a partire dal 2018, non più i progetti, ma i ricercatori meritevoli, attraverso borse di studio post-dottorato, un po’ sul modello di quanto avviene con successo in Paesi come Regno Unito o Germania. Un approccio che avrebbe il doppio vantaggio di offrire opportunità concrete di lavoro ai giovani studiosi e di svincolarli dalla logica di accumulo di pezzi di carta tipica, dice Mazzucco, dell’università italiana.

Competizione e merito

Rilanciare il «gusto per una sana competitività» è l’obiettivo di due nuove iniziative elaborate da parte della Fondazione. «Lanceremo un concorso nelle scuole superiori per identificare gli studenti più meritevoli, ai quali finanziare un anno di studio all’estero», spiega il presidente.

Sul fronte ricerca, invece, sono previste borse di studio post-dottorato con posizioni lavorative per una durata di cinque anni presso università, aziende o centri di ricerca. Fondazione Cariverona cerca partner per sostenere questo progetto. All’appello hanno già risposto le Fondazioni Cariparo (Padova e Rovigo) e Caritro (Trento e Rovereto), ma la proposta è aperta a «chiunque voglia unirsi», altre fondazioni bancarie o privati. La logica è premiare la persona: «Una cosa strana per l’Italia, lo so. Ma è così che si muove il mondo», chiosa Mazzucco.

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