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Ora l’innovazione è alla portata delle Pmi

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Ora l’innovazione è alla portata delle Pmi

La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto di istituzione dei Competence center è il tassello che completa il quadro normativo di Industria 4.0. I bandi per la costituzione dei poli di ricerca e l’erogazione dei finanziamenti, la cui pubblicazione è prevista nelle prossime due settimane, chiuderanno il cerchio e metteranno a regime uno degli strumenti più importanti della legislatura, forse l’unico atto autenticamente di politica industriale degli ultimi venti anni.

Industria 4.0 ha consentito, e consentirà, alle imprese italiane di riattivare il circolo virtuoso degli investimenti in innovazione e ricerca. Grazie a un robusto meccanismo di sgravi fiscali - superammortamento al 250% degli investimenti in macchinari digitali e 130% di ammortamento per le attrezzature tradizionali - le imprese hanno messo a bilancio nell’ultimo anno acquisti di robot per circa 17 miliardi di euro. È stato attivato il rinnovamento di attrezzature avviate all’obsolescenza ed è stata innescata una mutazione produttiva che cambierà il volto dell’industria italiana. Con acquisti made in Italy. Un’operazione che sta spingendo la crescita della produzione industriale verso il 4% e del Pil tra l’1,5 e il 2% e che compenserà con le maggiori entrate fiscali i mancati introiti dovuti agli incentivi.

La fine degli aiuti, prevista per il 2020, lascerà quindi in eredità al Paese un sistema industriale più moderno e tecnologicamente avanzato. Ma soprattutto, se i bandi arriveranno subito e verranno conclusi tempestivamente, regalerà al sistema produttivo i Competence center, i centri di ricerca pubblico-privati destinati a supportare la ricerca applicata delle imprese, in particolare quelle di taglia medio piccola, finora escluse dall’innovazione per problemi di costi.
I Competence center, ce ne saranno tra sei e otto in tutto il Paese, saranno poli di ricerca che metteranno insieme un’Università (sono candidati i Politecnici di Milano, Torino e Bari, la Normale di Pisa con la Scuola Sant’Anna, gli Atenei di Roma, Napoli e quelli del Veneto) e i partner privati scelti con gara e forniranno al sistema produttivo servizi per l’orientamento digitale delle pmi, la formazione di tecnici e personale con competenze hi-tech, l’implementazione di progetti di ricerca applicata proposti dalle imprese stesse e il trasferimento tecnologico in ambito di Impresa 4.0. Saranno l’omologo dei Fraunhofer tedeschi e avranno la caratteristica di nascere e vivere accanto alle imprese del territorio. Come in Germania, potranno fornire alle imprese soluzioni tagliate su misura sulle esigenze produttive essendo parte del distretto, del territorio, della filiera corta di cui sono emanazione.

Manca l’ultimo miglio, mancano ancora i bandi. Ma se il percorso procederà senza intoppi, anche l’Italia avrà imboccato la strada dell’osmosi tra ricerca di base e innovazione applicata ai processi produttivi. La via maestra per aumentare efficienza e produttività del sistema delle imprese.

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