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Melegatti in stato di agitazione. A rischio la campagna di Pasqua

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Melegatti in stato di agitazione. A rischio la campagna di Pasqua

Non ha avuto esito positivo l’incontro programmato ieri sulla vertenza Melegatti. Le Organizzazioni sindacali - Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil - hanno incontrato, nello stabilimento di S. Giovanni Lupatoto, l’ing.Sergio Perosa, subentrato in sostituzione di Luca Quagini con il ruolo di nuovo direttore e con piene deleghe di gestione dell’azienda.
«L’appuntamento era importante, non solo per conoscere Perosa, ma soprattutto per avere notizie e aggiornamenti sugli impegni prossimi e imminenti aziendali e sulle questioni specifiche legate ai dipendenti, come il pagamento puntuale delle loro retribuzioni - scrivono le tre sigle sindacali -. Per questo avevamo espressamente chiesto di avere la presenza al tavolo anche del dott. Castelletti, dei due Commissari del Tribunale e di una figura in rappresentanza del Fondo finanziario, per avere chiara la fotografia della tempistica della Campagna di Pasqua, notizie sull’accordo quadro tra vecchia proprietà e Fondo e per avere garanzie sull’occupazione degli stagionali».

A presentarsi è stato però solo Perosa «che non ci ha fornito alcuna delle informazioni richieste, adducendo che non era la sede adeguata per affrontare certe tematiche rifiutando di rispondere a domande precise, quali, ad esempio, se sarà ancora il fondo Abalone il soggetto finanziatore della campagna di Pasqua 2018, e di quali siano ad oggi le criticità evidenziate dal Tribunale dal non avere ancora, , dato il via libera alla ripartenza delle produzioni.
E' emerso solo che, la sua figura è stata scelta e incaricata da parte del Cda Melegatti, e non dal Fondo come era stato dichiarato nell’ultima riunione aziendale, a giustificazione anche delle dimissioni dello stesso Quagini».

A questo punto i tempi previsti per la produzione non corrispondono più a quelli delle previsioni: «Considerando che il Tribunale, per la mini campagna di Natale era stato molto disponibile e veloce nelle delibere, abbiamo chiesto ripetutamente di capire i motivi che stavano causando questi ritardi, provando anche a fare delle ipotesi, ma escludendo ogni possibile implicazione del Tribunale stesso. A questa precisa domanda non è arrivata alcuna risposta da parte del nuovo direttore, eppure si tratta di una questione determinante a cui non possiamo rinunciare. Conoscere questo aspetto significa avere elementi per comprendere meglio le dinamiche e le prospettive per Melegatti, oggi e domani».
Della situazione di stallo sono stati informati le lavoratrici e i lavoratori nell’assemblea sindacale seguita all’incontro: «Insieme ai dipendenti si è deciso di proclamare lo stato di agitazione in cui ci riserviamo di valutare eventuali iniziative da mettere in campo qualora si ritenessero necessarie. In prima istanza si chiede di programmare un incontro urgente con tutti gli attori principali presso la Prefettura di Verona che ha seguito dall'inizio tutta la vicenda Melegatti e che si è fatta da garante affinchè si trovasse una soluzione positiva».

Fra i dipendenti, che dopo mesi di presidio e senza stipendio avevano votato per il ritorno al lavoro da cui è dipesa la campagna natalizia, ci sono «rabbia, delusione e preoccupazione. Le lavoratrici e i lavoratori sono stanchi di essere presi in giro, hanno diritto di sapere e di avere delle corrette informazioni. Le bugie e le mezze verità non aiutano e soprattutto riteniamo che sia estremamente necessario che ogni soggetto coinvolto debba portare a termine il proprio compito e assolvere all’impegno preso», conclude la nota sindacale.

Solo alla fine di dicembre la situazione sembrava a una svolta con l'arrivo di un partner industriale per Melegatti: la veronese Dal Colle aveva sottoscritto una quota del 30% nella società veicolo del fondo maltese Abalone, lo stesso che aveva finanziato la campagna natalizia dello storica azienda dei pandori e panettoni. Dal Colle era stata scelta per l'esperienza nel settore e la messa in produzione dei prodotti continuativi - le brioche - nella fabbrica acquisita e mai entrata a regime a San Martino Buon Albergo.

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