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Rai, nodo risorse (e agenti) per il Contratto di Servizio…

viale mazzini

Rai, nodo risorse (e agenti) per il Contratto di Servizio 2018-2022

(Ansa)
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Un contratto sfidante, con vari obblighi sul versante tecnologico e dell’internazionalizzazione, ma in cui rimangono alcuni nodi da sciogliere, primo fra tutti quello delle risorse, ma anche quello relativo al capitolo del “Piano di riorganizzazione dell'informazione”, in cui è prevalsa la formula della “ridefinizione” delle testate, che lascia margine per varie interpretazioni, non necessariamente tutte concordanti con il concetto di “riduzione”.

Impegno quinquennale. È sicuramente impegnativo il Contratto di servizio per il 2018-2022 che ha avuto il via libera definitivo del Cda Rai, con obblighi che vanno dal canale in lingua inglese, alla fornitura di almeno il 90% della propria offerta televisiva e radiofonica lineare in streaming, a una sottotitolazione di almeno l’85% della programmazione delle reti generaliste fra le 6 e le 24 «nonché di tutte le edizioni al giorno di Tg1, Tg2 e Tg3 nelle fasce orarie meridiana e serale», all’espletamento di tutti gli obblighi previsti dalla revisione della articolo 44 del Tusmar: il testo unico che regola i rapporti tra le emittenti e la produzione indipendente.

Le risorse che restano annuali. Anche per questo i vertici della Rai hanno molto insistito perché per la Tv di Stato fosse prevista un'assegnazione pluriennale delle risorse da canone, per legge stabilite invece annualmente. Nulla da fare: gli emendamenti in legge di Bilancio non sono passati . E così – in base al testo del Contratto di servizio arrivato sul tavolo del Cda che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare – all’articolo 25, si legge che, entro sei mesi dalla pubblicazione del Cds in Gazzetta Ufficiale, Rai è tenuta a presentare «un piano industriale di durata triennale che, sulla base della definizione di adeguate risorse, rese disponibili dalle quote di canone destinate al servizio pubblico...». Insomma, piano industriale triennale ma con risorse da canone note su base annuale.

I vertici Rai. Il via libera è stato accolto con soddisfazione dai vertici di Viale Mazzini. «Abbiamo raggiunto un risultato fondamentale per il futuro del servizio pubblico concludendo un lavoro impegnativo che accresce la responsabilità della Rai come principale azienda culturale italiana» hanno dichiarato congiuntamente la presidente Monica Maggioni e il direttore generale Mario Orfeo aggiungendo che «al centro di questo impegno c’è la missione di accrescere, fortificare e innovare il racconto del Paese. La Rai garantirà la qualità dell’offerta in maniera plurale ed attenta alle esigenze di tutti gli italiani, nessuno escluso. Il Servizio pubblico da oggi è più forte e più sicuro».

La (mancata) stretta sugli «agenti». Il nodo risorse non è l’unico. Si unisce, ad esempio, a quello della misurabilità dei risultati, visto che manca un legame fra gli obiettivi misurabili e le risorse. Altra mancanza: un riferimento alla cosiddetta “stretta sugli agenti”. La Commissione di Vigilanza Rai ha dato via libera a fine settembre a un atto di indirizzo che impegna la Rai ad adottare «entro novanta giorni idonee procedure». La Risoluzione era stata preparata dal Pd Michele Anzaldi per impedire conflitti d’interessi degli agenti, accusati di strapotere in Rai a tutto vantaggio dei compensi loro e dei loro assistiti. Ebbene, nell’articolo 7 del testo del Contratto di servizio uscito dalla Commissione parlamentare di Vigilanza (il cui parere è obbligatorio ma non vincolante) si leggeva che la Rai si impegna a «rendere operativa la risoluzione approvata dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi in materia di conflitti di interesse degli agenti di spettacolo». L’indicazione è sparita dal testo finale. Rimane quindi solo il messaggio “politico” che la Vigilanza ha inviato a Rai.

Sugli agenti pallino ad Agcom. Va detto – ed è quasi certo che questo abbia condizionato la mancanza di riferimenti ai conflitti di interessi nel contratto di Servizio - che la pubblicazione del decreto legislativo del 7 dicembre 2017 n. 204, emanato a seguito della legge di riforma del cinema e dell’audiovisivo sposta nella metà campo di Agcom la palla sul tema del conflitto di interessi degli agenti in Rai. Il decreto legislativo del 7 dicembre 2017 n. 204, emanato a seguito della legge di riforma del cinema entrato in vigore oggi, 12 gennaio, e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.301 del 28 dicembre 2017, al capitolo “Attribuzioni dell’Autorità” sembra affidare all’Agcom il compito di stabilire tramite regolamenti «le misure finalizzate a rafforzare meccanismi di mercato funzionali a una maggiore concorrenza, anche mediante l’adozione di specifiche regole dirette a evitare situazioni di conflitto di interessi tra produttori e agenti che rappresentino artisti e a incentivare la pluralità di linee editoriali». Il Cda Rai, in sostanza, ora parrebbe essere libero dall’obbligo (che doveva essere ottemperato entro dicembre stando all’atto di indirizzo della Commissione di Vigilanza Rai) di scrivere regole sul conflitto di interessi degli agenti fino a quando l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni non interverrà con suoi regolamenti, visto che una norma di rango legislativo quale è il decreto, prevale su qualsiasi altro atto. L’Agcom potrà fare richiami formali e adottare sanzioni, anche economiche.

Gli obblighi del Contratto di servizio. Al di là di quello che “non c’è”, per il 2018-2022 il Contratto di servizio contiene vari punti di novità. Nell’offerta Rai entra il progetto di un «canale in lingua inglese di carattere informativo, di promozione dei valori e della cultura italiana anche mediante la produzione di programmi originali». Piano di liberazione della banda 700 (che andrà alle telco dal 2022); adeguamento al dettato normativo della Riforma Franceschini (con le quote obbligatorie di programmazione e di investimenti da riservare alle produzioni indipendenti); un progetto di «canale tematico dedicato alla comunicazione concernente le Istituzioni» entro 12 mesi della pubblicazione in Gazzetta; produzione di trasmissioni per le minoranze linguistiche (fra cui anche le trasmissioni in lingua sarda, punto ovviamente molto a cuore del consigliere Rai, Franco Siddi): tutto questo rientra fra gli altri “Obblighi specifici”.

Pubblicità senza dumping. In questo quadro sono anche da considerare la disposizione “antidumping” sul mercato pubblicitario in cui si prevede per la Rai «la conclusione dei contratti di diffusione pubblicitaria sulla base di principi di concorrenza, trasparenza e non discriminazione, al fine di garantire un corretto assetto di mercato». Il tema della pubblicità è stato uno di quelli in cui più la Rai si è trovato al centro di critiche nell'ultimo periodo, con accuse neanche troppo velate (ma anche sempre rispedite al mittente) di aver portato a un ribasso generalizzato delle tariffe a svantaggio di tutto il mercato.

Il piano news. La Rai dovrà poi provvedere alla definizione di un progetto operativo per migliorare la contabilità separata (entro dodici mesi dalla data di pubblicazione). Entro sei mesi dovranno arrivare Piano industriale e Piano editoriale. Resta la formulazione un po' ambigua sul tema informazione. «La Rai – si legge – è tenuta a presentare alla Commissione, per le determinazioni di competenza, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente Contratto nella Gazzetta Ufficiale, un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche nonché la riprogettazione e il rafforzamento dell'offerta informativa sul web». Ridefinizione può equivalere a riduzione? Punto non da poco. Il caso Gabanelli docet.

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