Economia

Più 4.0 per i “big” dei macchinari

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STUDIO INTESA SANPAOLO

Più 4.0 per i “big” dei macchinari

Anche nei macchinari 4.0 la dimensione conta. È il dato che emerge dall’ultimo studio di Intesa Sanpaolo sulla filiera italiana dell’impiantistica (“L’offerta di macchinari 4.0 tra le Pmi italiane), ricerca che si concentra sull’offerta di mercato di macchinari connessi, area in cui l’Italia non pare troppo distante dalla concorrenza estera.

L’analisi, condotta attraverso 363 questionari, si è concentrata nel settore della meccanica strumentale, incrociando dimensione geografica e stazza aziendale con l’offerta di beni interconnessi.

In generale il 62% del campione produce beni incentivabili, percentuale che non si modifica in modo apprezzabile nella varie fasce di fatturato studiate. Il quadro cambia decisamente invece per i beni “connessi”, quelli che dispongono delle carfatteristiche utili per accedere all’iperammortamento accessibile ai beni connessi 4.0. La quota di queste realtà (posta a 100 la platea che realizza beni incentivabili) è pari al 69%, con una percentuale superiore in particolare nel Nord-Ovest.

Ma è l’asse dimensionale la discriminante principale, con una quota che scende al 60% per le realtà fino a tre milioni di ricavi, percentuale che sale progressivamente per arrivare all’82% nelle imprese con oltre 25 milioni di vendite.

Agli intervistati “4.0” è stato poi chiesto di valutare lo stato generale dell’offerta in Italia e all’estero. Oltreconfine (si tratta principalmente di aziende tedesche) si stima che il 74% dei concorrenti offra macchinari 4.0, percentuale che invece scende al 62% per le aziende italiane, distanza tutto sommato ridotta se guardiamo alle diverse tempistiche dei piani nazionali, con la Germania partita ben prima dell’Italia.

La dimensione aziendale ha un peso rilevante anche nel determinare il peso delle vendite hi-tech, che superano il 50% soprattutto nelle realtà più strutturate, dove fino al 56% del campione si trova in queste condizioni, valore che scende a quota 41% per le imprese più piccole.

Distanze che si ampliano maggiormente se si guarda all’export di beni 4.0: il 69% dei “big” realizza oltre la metà dei ricavi “digitali” oltreconfine, solo il 20% delle imprese minori si trova in questa condizione.

Tra i fattori abilitanti per lo sviluppo di questi impianti, è la presenza di un centro di ricerca interno all’azienda quello ritenuto più rilevante (poco meno dell’80% degli intervistati lo pensa) mentre assumono un peso quasi marginale le partnership esterne. Variabile il rapporto con le università: canale attivato solo dal 3% delle imprese con ricavi fino a 3 milioni, dal 26% per chi fattura più di 25 milioni di euro.

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