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Si chiama Bitride ed è milanese la bici elettrica che sfida il noleggio…

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mobilità sostenibile

Si chiama Bitride ed è milanese la bici elettrica che sfida il noleggio cinese

I cinesi - si sa - puntano sulle grandi quantità senza badare troppo alla qualità, anche quando innovano invadendo città come Milano con i servizi di bike sharing free floating, senza la necessità di rastrelliere. Ora una startup nata dal Politecnico di Milano li sfida sul terreno del noleggio di biciclette a flusso libero scommettendo sulla tecnologia, sulla personalizzazione e sul legame con il territorio. Ai tre servizi attivi su Milano si affiancherà a breve Bitride, che offre biciclette libere, da lasciare ovunque, come Mobike e Ofo, e, per la prima volta al mondo, ibride, a pedalata assistita che si ricaricano da sole sfruttando il movimento.

Le nuove biciclette condivise utilizzano il recupero di energia di quello che tecnicamente è definito come sistema di potenza per veicoli a trazione umana, messo a punto da Zehus, spinoff del Politecnico che ha chiuso il suo quarto anno di vita con un fatturato di 2,4 milioni di euro per il 95% destinato all’export. È un sistema racchiuso tutto nel mozzo della ruota posteriore che elettrifica la bicicletta con una modalità non plug-in: «Il sistema ibrido recupera l’energia cinetica di frenate e discese e sfrutta i salti di efficienza del corpo umano, raccogliendo l’energia che il ciclista sviluppa nei momenti di pedalata più agevole, per esempio quando ci si muove in piano, restituendoli nelle occasioni di minor efficienza, salite o difficoltà», spiega Marcello Segato, ceo di Zehus, pronto a scendere in pista a Milano con Bitride. A febbraio partono due mesi di sperimentazione con 50 cicli destinati a 150 studenti e docenti del Politecnico, al termine dei quali partirà il servizio vero e proprio con 350 bici nel centro di Milano.

In questa avventura Zehus è affiancato in Bitride da Vodafone Automotive che garantirà la connessione e il tracciamento continuo. La localizzazione permetterà infatti di tenere sotto controllo senza soluzione di continuità in chiave di sicurezza e contro il vandalismo: il mozzo di Zehus, dotato da giroscopi e accelerometri, permette infatti di profilare con precisione il comportamento dell’utente anche solo per i salti dal marciapiede. La sicurezza per un ciclo del valore di 1.500 euro, contro 200 circa dei concorrenti, è rinforzata da un antifurto sonoro e da un lucchetto ridondante che funziona come freno fino al blocco totale nel caso di movimento, non attribuibile a un utente.

Il servizio gioca anche con gli algortimi in chiave di gamification. Se non ci sono, per il momento, parcheggi fissi come lo storico BikeMi, esistono infatti stazioni virtuali, aree che esistono solo sulla app: se l’utente parcheggia al loro interno riceve un incentivo sotto forma di credito d’uso. È un sistema per rendere più ordinato il parcheggio nei punti a maggior frequenza di rilascio. Per esempio per le stazioni ferroviarie, dove in prospettiva potrebbe essere utilizzato un parcheggio senza stalli fissi, fatto solo di bici legate una all’altra come i carrelli del supermercato, che potranno essere prenotate direttamente dal treno.

I due mesi di sperimentazione, condotta insieme ad Amat e Politecnico nell’ambito del grant di Horizon 2020 da 2,5 milioni di euro, permetteranno anche di mettere a punto un meccanismo dinamico di tariffazione, con un sistema di crediti a seconda dei comportamenti virtuosi. Ma anche dell’uso da parte dell’utente: se lo utilizzerà con la pedalata assistita la tariffa sarà leggermente superiore a quelle degli altri operatori (indicativamente 70 centesimi di euro per mezz’ora), ma l’utente potrà decidere di utilizzarla in versione completamente elettrica, senza alcun recupero (a prezzi decisamente superiori, attorno ai 3 euro).

Poi la bicicletta sarà ricaricata da chi vorrà utilizzarla in modalità solo “muscolare”, senza nessun supporto elettrico, con un costo vicino allo zero, evitando qualsiasi tipo di ricarica che sarebbe dispendiosa e insostenibile dal punto di vista economico, come dimostrano le bici elettriche pure di BikeMI. I numeri sono tutti in salita: 350 biciclette contro 12mila free floating e 4.650 di BikeMi, di cui mille elettriche, ma a confortare Bitride è il successo del servizio senza percheggi: Mobike e Ofo avrebbero raggiunto un totale di oltre 150mila utenti in tre mesi.

La sensoristica del mozzo Zehus permetterà anche di raccogliere e restituire alla comunità informazioni utili: dai dati sulla qualità della strada e dell’asfalto per eventuali manutenzioni, alle mappe di calore indicative dell’intensità di mobilità fino ai dati su emissioni e inquinamento, utili in chiave di pianificazione urbana, raccolti e comunicati in tempo reale, a disposizione del Comune. «Così la bicicletta pubblica – conclude Segato - può diventare trainante per consolidare la cultura della bici privata, oggi marginale in Italia, dove la cultura della mobilità è del tutto autocentrica».

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