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Horizon 2020 si tinge di rosa: solo donne tra i “giurati”…

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INNOVAZIONE

Horizon 2020 si tinge di rosa: solo donne tra i “giurati” italiani

Business angels e manager, e poi operatori di venture capital o ancora imprenditori. Saranno loro, a partire della prossime sessioni, a decidere chi merita e chi no, quali aziende potranno accedere ai fondi che la Commissione europea dedica allo stimolo dell’innovazione tra le Pmi.

L’inserimento del colloquio (in inglese) per conquistare la Fase 2 è forse la novità più rilevante dei bandi Horizon 2020 ( Sme instrument), che dal 2018 prevedono una fase aggiuntiva oltre la presentazione scritta del proprio progetto.

La Fase 2, quella di avvicinamento al mercato, che prevede contributi a fondo perduto fino a 2,5 milioni di euro, vedrà infatti una prima scrematura sulla base dei punteggi ottenuti dai dossier. In seguito esaminati da una commissione di valutatori, che ascolterà la presentazione dell’impresa e potrà intervenire con domande aggiuntive: in media, sulla base delle prime indicazioni fornite, solo un’impresa su due ammessa al colloquio potrà accedere ai finanziamenti.

Gli esaminatori selezionati da Bruxelles sono in questa prima fase 87, “pescando” professionalità dal mondo del business e dell’innovazione. Il 35%, la quota più cospicua, è infatti rappresentata da business angels e operatori di venture capital, soggetti il cui “mestiere” è nei fatti già ora quello di selezionare i migliori progetti in cui investire. Valutando la spinta innovativa del progetto ma anche la sua realizzabilità, così come il mercato potenziale, la concorrenza, il know-how presente in azienda e le capacità imprenditoriali. Il 20% dei soggetti proviene dal mondo dell’impresa, a cui si aggiungono manager attivi negli acceleratori o nelle sezioni dedicate all’innovazione delle grandi multinazionali. Ottantasette soggetti provenienti da 26 paesi, con una maggioranza di donne. Per l’Italia, per la verità, la prevalenza femminile è assoluta, il 100% della squadra di cinque persone selezionata

«Far parte di questo team fa evidentemente piacere - aggiunge Anna Amati di Meta group - e in effetti anch’io sono un po’ sopresa di vedere cinque donne. Anche se non si tratta di “quote rosa” ma di una scelta tra un campione misto, diversamente la scelta femminile avrebbe fatto un po’ tenerezza. Questa decisione di Bruxelles testimonia la volontà di dare effettivamente i soldi ai migliori, come è giusto che sia. L’Italia che innova? Non le vedo male, a Horizon 2020 si vede la parte bella del Paese, quella che non ha timore di mettersi in gioco. A noi italiani piace molto lamentarsi ma girando il mondo vi assicuro che la nostra immagine è diversa, sono parecchi quelli che ci invidiano...»

«Il coinvolgimento - spiega la responsabile dell’innovation hub di Electrolux Lucia Chierchia - è quasi un’estensione naturale del mio ruolo, che nel gruppo è proprio quello di accelerare l’innovazione utilizzando anche la formula “open”, scovando cioè sul mercato le idee più utili da valorizzare. A questo, si aggiunge anche una sorta di responsabilità sociale: se fai qualcosa per “connettere” e sviluppare idee, mettere in contatto soggetti, start-up e grandi imprese, credo che sia un vantaggio per tutti, per l’Europa e naturalmente anche per l’Italia».

«Da 20 anni - spiega Diana Saraceni, co-fondatrice e partner di Panakes Partners - mi occupo di selezionare progetti innovativi in cui investire e mi pare buona l’idea della Commissione di puntare su queste professionalità. Ci capita anche di vagliare 800 progetti all’anno e il nostro mestiere è proprio quello di capire se il business model può stare in piedi».

«Nello spazio, settore di cui mi occupo - aggiunge Carla Filotico di SpaceTec Partners - l’Italia ha grande tradizione, know-how e uno dei maggiori potenziali. Certo, dobbiamo aiutare le aziende a crescere, superando anche il nodo dimensionale». L’azienda, con uffici a Monaco e Bruxelles, da tempo assiste la Commissione su questi temi, supportando i tecnici neolla valutazione dei progetti Cosme, dedicati a supportare la competititività delle piccole-medie imprese. «L’inserimento di tecnici ed esperti nella valutazione dei progetti - spiega - fa parte della strategia complessiva di cambiamento della Commissione: l’idea di fondo è quella di valorizzare le idee che possano avere successo sul mercato, non semplicemente erogare “grant” a fondo perduto. Ecco perché credo che avere valutatori “operativi” e non burocrati sia una buona idea».

Ai blocchi di partenza, per l’esordio della giuria di esperti e dei colloqui orali in inglese, ci sono ben 1163 progetti, provenienti da 36 paesi. Come sempre è la Spagna a guidare la pattuglia, con 205 dossier presentati. Ma subito dietro ci siamo noi, con 119 aziende in lizza per ottenere i fondi, che partono da un minimo di 500mila euro ma possono arrivare fino a 2,5 milioni, interamente a fondo perduto .

Progetti che per la prima volta (e questa è l’altra novità) non devono rientrare in capitoli specifici definiti da Bruxelles ma possono essere a tema “libero”, purché in grado di innovare in maniera rilevante i modelli esistenti. Le aziende devono comunque inserire nel dossier inviato alcune parole chiave, in modo da indirizzare i progetti verso le giurie più idonee. In questo caso, per il bando che ha chiuso la raccolta il 10 gennaio, le parole chiave più frequenti sono state: salute, Ict, engineering e tecnologia. La prima sessione di “esami” si terrà a Bruxelles, tra il 12 e il 18 febbraio.

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