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Solvay più competitiva con la nuova centrale da 40 milioni

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Solvay più competitiva con la nuova centrale da 40 milioni

Rosen, Rosignano, Solvay. Sono i tre nomi che si intrecciano nella storia della centrale inaugurata ieri nell’area costiera livornese che prende il suo secondo nome dalla multinazionale belga fondata da Ernest Solvay nel 1863. Qui tutto, o quasi, è Solvay. Lo sono le villette in mattoncini marroni, con i loro ordinati giardini, costruite per i lavoratori del gruppo, ognuna con una dimensione diversa, a indicare il grado gerarchico di chi ci abitava. Lo è il teatro. Lo è lo stabilimento balneare. E poi il parco. E la scuola dove i figli dei lavoratori sono cresciuti.

Come Saveria, giovane fotografa, che racconta dei nonni che lavoravano alla Solvay e dei genitori che, pure loro, lavoravano alla Solvay. Come pure quelli del marito. In Italia Solvay è arrivata 106 anni fa e oggi è «il primo gruppo chimico straniero del paese, con 8 stabilimenti, quasi duemila addetti , un miliardo e mezzo di giro d’affari», riassume il country manager Marco Colatarci.
La centrale, Rosen è il suo nome, nasce nel parco industriale di Rosignano Marittimo dove il maggiore attore è Solvay che qui dà lavoro a più di 500 persone. Il direttore dello stabilimento, Davide Papavero, parlando della sua evoluzione non tralascia un passaggio sulla ristrutturazione che, però, è avvenuta accompagnando tutti i lavoratori alla pensione, senza operazioni traumatiche. «Quando li incontro oggi mi stringono la mano», dice.

Questo sito è innanzitutto i suoi lavoratori. Al taglio del nastro c’erano i manager di Solvay, le autorità locali, il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi e il sindaco di Rosignano, Alessandro Franchi, ma c’erano soprattutto loro, i lavoratori, che hanno affollato il teatro Solvay per la grande festa di inaugurazione della centrale, un investimento da 40 milioni di euro. Un investimento che significa futuro, come anche quei «43 ragazzi che sono stati assunti negli ultimi due anni, o gli altri 80 milioni investiti nel 2017 o le minori emissioni di CO2», continua Papavero.

Del resto nel gruppo Solvay «l’agenda della sostenibilità non è meno importante di quella economica», ricorda il presidente della global business unit dei carbonati Christophe Clemente. E anche per questo in Italia la multinazionale ha deciso di investire su impianti di cogenerazione. «Oggi tutte le centrali dei siti Solvay in Italia funzionano a gas e la scelta di abbandonare il carbone rientra in una precisa strategia che va nella direzione della sostenibilità ambientale», spiega Colatarci.

Bisogna andare indietro fino al 1912 per trovare l’origine dell’insediamento industriale di Rosignano dove sono stati integrati fra loro processi chimici nati per essere sinergici, per poter risparmiare risorse naturali e ridurre l’impatto ambientale, grazie all’uso di tecnologie via via nuove. Rosignano Marittimo è il paese del carbonato di sodio, del bicarbonato di sodio, del cloruro di calcio, dell’acido peracetico e dell’acqua ossigenata. Le materie prime per questi processi arrivano dalla cava di calcare di San Carlo e dai giacimenti di salgemma della Val di Cecina. «Grazie ai continui miglioramenti per incrementare la competitività oggi Solvay è posizionata in modo ottimale per rispondere alle esigenze dei clienti a livello mondiale», dice Clemente.

A far crescere questa competitività c’è Rosen. Lasciato alle spalle il borgo antico di Rosignano, quando ci si immette sulla strada che porta al mare, la vista è dominata dalle imponenti turbine. La centrale è a turbogas, il suo ideatore e realizzatore si chiama Ansaldo Energia, l’investitore è Cogeneration Rosignano (una società formata da Marubeni, Ansaldo Energia e Solvay) mentre la sua peculiarità si chiama efficienza energetica. Il nuovo equilibrio della centrale, che è ad alto rendimento, si colloca su una produzione di energia elettrica di circa 180 MW/ora, con una corrispondente produzione di vapore pari a 330 ton/ora. Le emissioni di CO2 saranno ridotte di 540mila tonnellate all’anno e il rendimento totale si porterà a un valore complessivo pari circa al 90% rispetto al valore medio del passato che era il 71%. Pascal Juery, membro del comitato esecutivo di Solvay, dice che con questi numeri «il sito sarà ancora più competitivo e la presenza di Solvay in Italia rafforzata». Un rafforzamento reso possibile, ricorda Colatarci, anche «dalla forte collaborazione tra pubblico e privato di cui questa centrale è un esempio».

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