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Il premio Oscar Dante Ferretti: «Così ho fatto rinascere il…

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l’inaugurazione dello storico cinema

Il premio Oscar Dante Ferretti: «Così ho fatto rinascere il Fulgor di Fellini»

Sullo schermo i muscoli a petto nudo - fotografia patinata, perfetta, di Bartolomeo Pagano - muovono i sorrisetti delle signore. Mentre gli uomini chissà. In sala c'è anche Urbano Fellini, è lì con suo figlio. Per il piccolo Federico è la prima volta. La prima volta al cinema, la prima volta che entra al civico 162 di corso d'Augusto (a Rimini) dove al pianterreno dello storico palazzo Valloni c'è il cinema Fulgor. In braccio al padre, occhi sgranati e l'emozione alle stelle. Comincia tra queste poltrone, legno e velluto, il sogno del cinema di un genio. Al Fulgor Fellini, come lui stesso ricorderà nelle sue interviste e nei suoi film, tornerà. È qui che, durante gli anni del liceo, avrà accesso grazie alla sua capacità di disegnare (le sue prime caricature): per promuovere i film, il gestore del cinema gli commissionerà infatti i ritratti dei divi che in programmazione. «Sotto lo schermo c'erano le pancacce. Poi uno steccato come nelle stalle, divideva i “popolari” dai “distinti”. Noi pagavamo undici soldi; dietro si pagava una lira e dieci», racconterà. In Amarcord, questo ruolo reale diventerà cornice trasfigurata per contenere il luogo dell'immaginazione, pullulante di personaggi come la Gradisca, giunonica figura. Questo luogo che ha nutrito la creatività di Fellini da stasera torna a vivere. Aperto il 5 novembre del 1914, il Fulgor è stato per la prima volta ristrutturato nel 1920 da Addo Cupi: due sale, la prima (la storica) da 190 posti, la seconda (la nuova) da 52. Fino al 1980, è stato gestito dalla famiglia di Ida Ravulli - da lei, da suo figlio Carlo Massa e da sua nipote, Marta Massa -, quindi una proprietà diversa sino alla chiusura, dieci anni fa. Adesso riapre dopo un attento restauro, con un allestimento scenografico che porta la firma di Dante Ferretti, vincitore di tre premi Oscar, per tre pellicone accanto al Maestro Fellini. Un luogo la cui eccezionalità ha colpito pure i recensori del New York Times che hanno inserito l'Emilia Romagna- e Rimini e il Fulgor - al quarantesimo posto nell'elenco 52 luoghi da visitare nel 2018.

E a Dante Ferretti domando, nel suo studio a Cinecittà, come sarà il “suo” Fulgor? «Ho voluto ricreare - dice - lo stile dei vecchi cinema americani. Ne avevamo tante volte con Federico e ho voluto far rivivere l'atmosfera dei cinema degli anni quaranta». Ferretti pensa alle sale piene di un tempo, a quando il cinema diventava quasi una piazza al chiuso in cui i quartieri si ritrovavano. «Io sono nato a Macerata che è una piccola città di provincia ma quando ero piccolo ricordo bene che c'erano ben cinque cinema più le sale degli oratori». Oggi quel mondo è scomparso, «al posto di quei cinema ci sono supermercati, parcheggi». Ed è scomparso fagocitato dal modello delle multisala. Un ritorno che è il recupero di un'atmosfera, ma anche il tentativo di ritrovare una identità la cui crisi è messa plasticamente in evidenza dal calo degli spettatori. «Oggi in Italia la gente va molto meno al cinema, le sale americane invece sono piene. Allora ho pensato al cinema più frequentato. Mi sono inspirato all'idea del cinema». Non un cinema dunque ma il cinema. La memoria dei racconti felliniani ma non solo. «Non ho pensato solo a quei film, ma ai film, a tutti i film». Ed allora gli anni quaranta e l'art decò sono una scelta stilistica, perché «ho sempre amato quello stile» ma sono soprattutto il ritorno alla giovinezza al tempo in cui si individuavano le passioni e si compivano le scelte». Così questa narrazione diventa anche la narrazione della «della mia storia di quando avevo dieci anni è rubavo i soldi nella tasca di mio padre per andare a vedere i film. Dicevo di essere dagli amici e invece ero a cinema. Avevo appena dieci anni e avevo già deciso che avrei fatto il cinema».

Con il Fulgor di Fellini ho voluto far vivere lessenza stessa del cinema

Il futuro del Fulgor
La programmazione della sala sarà curata dalla società Khairos srl, i cui fondatori operano nel mondo della cinematografia da 50 anni: un'azienda familiare allargata (fra collaboratori e soci), unita dall'amore per la settima arte, tra sogni, speranze, riflessioni ed emozioni.
Secondo Elena Zanni di Khairos, «il cinema Fulgor rappresenta per Rimini il passato, il presente ed il futuro della settima arte. Non solo perché è stato il luogo dove i sogni di Fellini sono diventati realtà, ma anche perché ha raccolto e accolto quasi cento anni di cinematografia». Accanto a questa programmazione, rappresentata da una selezione dei migliori film di qualità di nuova uscita, «una parte importante della programmazione sarà dedicata al Maestro. Con retrospettive sulla sua opera, ma anche dei registi e delle correnti che lo hanno influenzato o che ha amato (come Roberto Rossellini, John Ford, Charlie Chaplin, il cinema hollywoodiano, i fratelli Marx, Alfred Hitchcock, Luis Buñuel), dei registi a lui contemporanei, in particolar modo Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman e Akira Kurosawa, con cui Fellini si confrontava, per finire ai registi che da Fellini sono stati maggiormente influenzati, da Stanley Kubrick a Martin Scorsese».

La festa
La riapertura del Fulgor avviene in un giorno speciale: il 20 gennaio del 1920 nasceva Fellini. Si comincia venerdì 19 alle 22 con una festa nella vicina piazzetta San Martino. A mezzanotte la festa si sposterà davanti al Fulgor. Qui uno spettacolo speciale simboleggerà i sogni, i personaggi che, uno a uno, tornano nel luogo dove sono nati, cresciuti, diventati grandi. Poi le note di una tromba dal terrazzo della facciata illuminata, personaggi in costume che simbolicamente entreranno nel cinema. Nella mattinata, alle ore 11, l'inaugurazione ufficiale con il ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini.

Il Museo del Cinema
Ma il Fulgor è il cuore di un progetto ampio che è il Museo del Cinema, una esperienza che punta a spiazzare l'idea stessa di museo, come luogo unico della memoria. In una mappa ideale che incrocia memoria, storia e topografia, il Fulgor è un punto. All'altro estremo Castel Sismondo, una rocca del Quattrocento «che – spiega Marco Leonetti, responsabile della Cineteca comunale - ospiterà uno spazio espositivo». Già in passato la rocca ha ospitato mostre d'arte, ora una parte dei suoi spazi saranno dedicati in modo permanente «ad allestimenti felliniani importanti per dimensioni e interattivi grazie alla tecnologia», aggiunge Leonetti. Questi allestimenti idealmente dialogheranno con quanto sarà realizzato negli altri piani di Palazzo Valloni. «Qui prenderà forma il rapporto di Fellini con la sua città. Si cercherà di raccontare la trasfigurazione felliniana della città, come la sua memoria l'abbia resa universale trasformando la provincia in un luogo mitico, nuova Itaca». A unire questi due topos, l'area urbana che li affianca, destinata a essere pedonalizzata e riqualificata. «A cielo aperto si muoveranno installazioni inspirate al cinema di Fellini». Sarà il luogo del gioco, qui vivrà l'anima ludica del cinema felliano, pochi passi più in là infatti, a piazza Malatesta, il giovane Fellini s'incantava a vedere posizionare il circo. L'antica arte del clown bianco e dell'augusto, di Zampanò e di Gelsomina, senza i quali probabilmente avrebbe fatto un altro mestiere.

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