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Ci saranno più freelance che dipendenti? Forse, ma non è una…

IL REPORT UPWORK-FREELANCERS UNION

Ci saranno più freelance che dipendenti? Forse, ma non è una buona notizia

(Marka)
(Marka)

Non hanno contratti, né orari, né stipendio fisso. Ma potrebbero superare i lavoratori tradizionali nell’arco di meno di 10 anni. Non è una novità che i freelance, i professionisti auto-impiegati, siano cresciuti fino a dimensioni comparabili a quelle dell'occupazione dipendente. Solo in Europa il blocco dei «lavoratori che lavorano per sé», come li chiama l’Eurostat, ha raggiunto il 15,8% del totale di occupati e sale a una quota del 23,8% in Italia. Ora però un'indagine della Freelancers Union, un'organizzazione no profit statunitense, è arrivata a pronosticare un sorpasso a tutti gli effetti: la maggioranza dei lavoratori statunitensi «sarà freelance entro il 2027», se si manterrano i ritmi di espansione registrati fino ad oggi.

I freelance americani sono aumentati in maniera tre volte più veloce rispetto alla media, con un balzo dell’8,1% (da 53 milioni nel 2014 a 57,3 milioni nel 2017 ), che stacca nettamente il +2,6% degli occupati tradizionali (da 156 milioni a 160 milioni). E a buttarsi con più convinzione nel lavoro indipendente sono, neanche a dirlo, i cosiddetti millennials (under 35). Sempre secondo Freelancers Union, il 47% del blocco generazionale dichiara di lavorare in regime di autonomia, la quota più elevata in assoluto.

Freelance in crescita, “stipendi” in calo
Non che sia facile confinare freelance in un’unica categoria. Lo stesso report di Freelancers Union, redatto insieme al portale di lavoro Upwork, individua otto settori lavorativi e 38 professioni, dal social media editor a consulenti fiscali e traduttori. Né è detto che la crescita dei lavoratori dal punto di vista numerico si sia tradotta in un miglioramento delle condizioni lavorative, a partire da un tasto sensibile come la retribuzione. In assenza di inquadramenti predefiniti, le retribuzioni dei lavoratori indipendenti sono calcolate attraverso delle “tariffe medie”, ossia il guadagno orario standard dei lavoratori auto-impiegati.

L’edizione 2018 del Freelancer Income Survey curato da Payooner, una società di servizi finanziari online, ha evidenziato che i guadagni medi della categoria sono «in declino da tre anni» a ritmo costante. Il 57% dei lavoratori coinvolti nell’indagine stima una tariffa media inferiore ai 15 dollari Usa (circa 12 dollari), con minimi di 11 dollari (circa 9 euro) nel caso del cosiddetto customer service, l’assistenza clienti. Il problema è che si può trattare, in diversi casi, dell’unica fonte di entrate: l’83% dei freelance intervistati riesce a dedicarsi al massimo a tre progetti in simultanea, anche se spesso si tratta di uno solo. Visti i numeri, non soprende è che la domanda «cosa vorresti di più dal tuo lavoro» susciti quasi sempre la stessa risposta: il 68% degli intervistati replica «make more money», fare più soldi, seguita al 52% dal desiderio di «trovare più metodi per raggiungere i clienti» e da un 34% che ambisce a includere «più clienti internazionali» nel suo portafoglio.

Diritti, sindacati cercansi
Oltre alle retribuzioni, il mondo dei freelance è esposto a tutte le vulnerabilità di rapporti di lavoro «indipendenti e occasionali»: in altre parole, all’assenza di garanzie che tutelino la propria condizione. Un deficit normativo che avvicina la categoria a quella dei cosiddetti gig workers, i lavoratori “on demand” assoldati da piattaforme online per servizi come trasporti e consegna di cibo. In Italia si sono poste le prime basi con l’approvazione del Ddl sul lavoro autonomo e agile, una riforma che allarga le tutele anche al popolo di partite Iva e lavoratori in smart working. Ma il trend globale dei lavoratori indipendenti è di affiliarsi a piattaforme e cooperative che facciano da raccordo tra le migliaia di freelance attivi nei vari paesi, offrendo magari agli iscritti una forma di copertura simile a quella dei contratti tradizionali.

Un esempio è proprio quello della Freelancers Union, che conta oggi 360mila iscritti, offre benefit ai soci e «forma un potente blocco politico» per la categoria. In Europa si è affermata già dal 1998 Smart (Società mutualistica per artisti), cooperativa no profit che si occupa di «tutela e gestione dei progetti creativi». I suoi oltre 90mila soci, si legge sul portale, «ricevono il loro compenso netto, non perdono più tempo con gli aspetti amministrativi della loro attività, sono sicuri di essere sempre pagati a tempo». Tre condizioni che, da freelance, non si può mai dare per scontato.

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