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Biomedicale, patto ospedali-imprese per spingere l’innovazione

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Biomedicale, patto ospedali-imprese per spingere l’innovazione

(Marka)
(Marka)

Mario Veronesi, il padre del biomedicale italiano e del più importante distretto di dispositivi monouso in Europa, quello della sua città natale Mirandola (dove è morto lo scorso giugno) non si stancava di ripeterlo: «Nel nostro settore non si può fare innovazione se non si frequentano gli ospedali». In questa frase è racchiuso il senso del nuovo evento per l'industria biomedicale italiana, Innovabiomed, che debutterà martedì prossimo 23 gennaio a Veronafiere per mettere a sistema la filiera dell'innovazione tecnologica per la salute. Una due giorni tra stand, convegni e workshop, che ha l’obiettivo di riannodare in modo strutturato il legame sfilacciato tra medici e ricercatori, da un lato, e chi costruisce tecnologie, dall’altro.

Un mondo frammentato, quello italiano dei dispositivi medici, con quasi 4mila imprese in Italia attive in settori diversissimi (dai reattivi chimici alle protesi, dai tessuti biologici alle strumentazioni per diagnostica e chirurgia) e 76mila dipendenti, concentrato per oltre il 70% tra Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Toscana, che spende il 7% del fatturato ogni anno in ricerca e che per i due terzi dipende dalla sanità pubblica. «Verona non è solo Vinitaly e questo evento nasce per sperimentare in un settore innovativo come il biomedicale un format già testato con successo su vino e motori per offrire non solo contenuti commerciali ma anche networking e conoscenza», spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, che si è impegnata per cinque edizioni biennali. Innovabiomed punta infatti ad agevolare la contaminazione e il confronto tra i vari segmenti che portano all'innovazione di un medical device: non solo medicina ma elettronica, meccanica, fisica, biologia,ingegneria dei materiali, Ict. E interviene anche su un altro nervo scoperto della filiera biomedicale, ossia la difficoltà a finanziare e a proteggere l'innovazione. Da qui i seminari in programma per diffondere la cultura degli strumenti finanziari a disposizione delle Pmi (dai fondi Ue di Horizon 2020 al venture capital) e delle soluzioni normative e informatiche per la sicurezza e la privacy.

«Purtroppo l’innovazione non è premiale nel nostro Paese, dove sono state introdotte misure di concentrazione delle procedure di acquisto in sanità, che non valorizzano certo chi fa innovazione, bensì chi ha le dimensioni maggiori. Governare la salute dei cittadini con le economie di scala e i tagli di spesa non è certo lungimirante. Ma ricerca e sviluppo restano la via maestra per crescere e anche se il mercato domestico non apre spiragli di ripresa, l'estero ci sta dando soddisfazione (vale quasi 5 miliardi di euro e cresce del 5,%). In questo contesto iniziative come Innovabiomed che accelerano il confronto virtuoso e paritetico tra la nostra industria e il mondo scientifico sono benvenute», spiega Massimiliano Boggetti, presidente di Assobiomedica. L’associazione confindustriale dei 3.883 produttori italiani di dispositivi medici, attivi su un mercato interno che vale 11,4 miliardi di euro, ma è in calo. E dove non solo le 349 start-up (per il 44% nate da spin-off della ricerca pubblica) faticano a sopravvivere finanziariamente, pur essendo prolifiche di soluzioni d'avanguardia, ma dove la spesa pro capite per dispositivi medici (189 euro in Italia) è molto al di sotto della media Ue (243 euro) e ancor più del dato tedesco (414 euro).

Numeri che spiegano l'importanza di accendere i riflettori sul made in Italy biomedicale che, dopo la chiusura di Medtec (evento che fino al 2014 si svolgeva a Modena), non aveva più un momento dedicato all'evoluzione delle tecnologie e alla contaminazione tra i piccoli operatori della filiera per spingere l'innovazione. Innovabiomed porta in fiera a Verona, per l'imminente edizione zero, «quaranta imprese del biomedicale e aspetta delegazioni da Francia (dal distretto delle nanotecnologie di Besançon), Cina, Galles, Bangladesh, Iran. E aprirà le porte agli studenti delle nostre scuole superiori, perché la manifattura non può innovare se non attrae competenze. E sono le competenze, a loro volta, che richiamano investimenti», sottolinea Alberto Nicolini, referente del distretto biomedicale modenese, che ha contribuito alla nascita di Innovabiomed assieme al chirurgo vascolare Carlo Adami, ideatore dell'evento. «Dobbiamo portare fuori dalla classe medica temi che riguardano la salute di tutti, e valorizzare una nicchia produttiva italiana che non ha l’attenzione che merita», aggiunge Adami.
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LA FOTOGRAFIA DEL BIOMEDICALE IN ITALIA

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