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Imprese e lavoratori in aiuto ad Arquata: 6,7 milioni per sostenere il…

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lemarche del post terremoto

Imprese e lavoratori in aiuto ad Arquata: 6,7 milioni per sostenere il rilancio

(Ansa)
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Una fabbrica che inaugura e produce, la Tod’s a Pescara del Tronto, una costretta a chiudere e avviare una demolizione intelligente per riaprire a fine anno, la Unimer Sud in località Colle, e un’altra che ha dovuto delocalizzare a Monteprandone, la Filotei Funghi e Tartufi. È la fotografia di un’area, non solo industriale, che prova a ripartire, tra cittadini che si sono trasferiti (oggi Arquata conta 700 abitanti da 1.100) e il paradosso delle macerie degli edifici pubblici, ancora ben visibili.

Arquata è soprattutto un cantiere, identico alla maggior parte degli altri 139 comuni di Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio che dal 24 agosto scorso fanno i conti con il terremoto. Un’area immensa del centro Italia (un terzo delle Marche risulta colpito per quasi il 64% dei danni totali causati dal sisma) alla quale arriva anche la solidarietà di imprese e lavoratori di tutta Italia: 6,7 milioni complessivi, raccolti da Confindustria e dalle segreterie generali di Cgil, Cisl e Uil e gestiti dal Comitato Sima Centro Italia. Un contributo di solidarietà, che non collide con le risorse pubbliche già messe in campo per la ricostruzione, «un esempio di autentica umanità – ha sottolineato il presidente di Confindustria Centro Adriatico, Simone Mariani -, a testimonianza che laddove c’è unione d’intenti, lavoro di squadra e tensione verso il bene comune, nessun traguardo è precluso».

Due distinte linee di finanziamento: una destinata ai soggetti imprenditoriali privati (lotto Imp) e l’altra per enti pubblici e dell’area no-profit (lotto Qip); due diverse modalità di aiuto, rispettivamente fino a un massimo di 200 mila e di 80 mila euro, ma non per la realizzazione di infrastrutture; un’unica scadenza: la mezzanotte del 19 febbraio.

Le imprese ammesse al finanziamento dovranno rispettare pochi parametri e, tra questi, avere in organico almeno tre dipendenti o collaboratori e partecipare per il 30% al budget totale di spesa. «Un contributo significativo per la ripartenza soprattutto delle piccole imprese – ha evidenziato Mariani - visto che il terremoto ha colpito duramente l’area degli Appennini, il cui tessuto economico è fatto soprattutto da aziende artigianali, del commercio, del turismo e da tantissimi allevatori».

«Donne e uomini, campioni di coraggio e di resilienza – li ha definiti – ai quali presentiamo e consegniamo idealmente la grande e sincera generosità dei lavoratori e degli imprenditori italiani».

Burocrazia ridotta al minimo ma regole stringenti: progetti sostenibili e a basso impatto ambientale, tracciabilità e controlli continui sul rispetto dei contenuti, report mensili. Una vera e propria barriera di trasparenza contro le incongruenze, che già in Abruzzo, dal 2009 al 2015, ha permesso al Comitato Sisma di evidenziare le irregolarità e di escludere gli autori dal finanziamento.

«Vogliamo stimolare tutte le iniziative del territorio – ha spiegato Davide Martina, responsabile delle operazioni, che sta presentando il progetto nelle quattro regioni coinvolte dal cratere sismico -, ma vogliamo anche vederci chiaro sulla qualità dei progetti, il loro effettivo impatto, le modalità di realizzazione e su chi li presenta». E a chi prevede che il fondo da 6,7 milioni rischia di non essere sufficiente risponde: «Siamo pronti a rilanciare la donazione».

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