Economia

L’Italia resta nella top ten dei produttori di acciaio

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SIDERURGIA

L’Italia resta nella top ten dei produttori di acciaio

La Cina e i paesi emergenti continuano a crescere, ma l’Italia non perde terreno nei confronti dei principali produttori mondiali di acciaio e riesce a confermarsi al decimo posto assoluto, mantenendo le distanze da Taiwan e Ucraina. L’anno scorso, secondo i dati di Worldsteel, i produttori nazionali hanno messo a terra 24 milioni di tonnellate, circa 600mila tonnellate in più rispetto al 2017 (+2,9%), riportando l’output su livelli che non si vedevano dal 2013. Un risultato significativo, soprattutto se si considera che dal mercato mancano ancora, in linea teorica, alcuni milioni di tonnellate dell’Ilva, impianto che oggi viaggia largamente al di sotto delle sue potenzialità.

Gli anni della crisi sembrano essere alle spalle e lo saranno definitivamente se l’anno in corso, come sembrano indicare i comportamenti dei settori consumatori a valle, manterrà lo stesso passo dell’anno appena archiviato.

Il mini-rimbalzo italiano viaggia in parallelo con la parziale ripresa del mercato europeo che, anche grazie al muro di dazi eretto contro le importazioni dalla Cina e da altri paesi di pratiche commerciali scorrette, chiude l’anno con una crescita del 4,1% a quota 168,7 milioni di tonnellate, con la Spagna in crescita del 6,1%. la Francia oltre quota 15 milioni di tonnellate e la Germania in recupero del 3,5 per cento.

La quota europea, però, vale solo il dieci per cento della produzione mondiale, pari a 1.691,2 milioni di tonnellate (+5,3%): il passo del vecchio continente continua a risultare, anche nell’ultimo anno, più lento di quello dei paesi emergenti. La Cina, da sola, produce oggi il 49,2% dell’acciaio mondiale (era il 49% nel 2016), con una produzione di 831,7 milioni di tonnellate, contro le 786,9 milioni dell’anno prima. Tutto questo nonostante il programma di chiusure di attività, varato con l’obiettivo di ridurre l’enorme surplus di capacità produttiva. Alle spalle della Cina c’è il Giappone, storica prima potenza mondiale dell’acciaio che nel 2017 è stata l’unica nazione siderurgica a non crescere (-0,1%, per un output di 104,7 milioni di tonnellate). È in forte accelerazione invece l’India, che l’anno scorso ha sfondato il muro delle 100 milioni di tonnellate, con un aumento del 6,2 per cento. Al quarto posto del ranking ci sono gli Stati Uniti, con 81,6 milioni di tonnellate prodotte (+4,1%), seguiti al quinto posto dalla Russia, che l’anno scorso ha aumentato dell’1,3% il proprio output (la macroarea dell’ex Csi è l’unica che non è cresciuta nel 2017) chiudendo a quota 71,3 milioni di tonnellate, e al sesto dalla Corea del Sud, che «vale» oggi 71,1 milioni di tonnellate, il 3,7% in più rispetto all’anno precedente.

Alle spalle del gruppo di testa resiste la Germania (43,6 milioni di tonnellate), seguita dalla Turchia. Il sorpasso sembra però solo questione di tempo. vista la velocità di crescita di questa nazione: l’anno scorso la produzione è stata di 37,5 milioni di tonnellate, il 13,1 per cento in più rispetto al 2016.

Le ultime due posizioni della classifica dei primi dieci produttori mondiali sono occupate dal Brasile (che in un anno è riuscito ad aumentare la produzione d’acciaio del 9,9%, da 31,3 a 34,4 milioni di tonnellate) e, come detto, dall’Italia.

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