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Amarone, l’oro rosso che spinge l’economia di Verona

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Amarone, l’oro rosso che spinge l’economia di Verona

Sessantadue milioni di bottiglie, 2.300 aziende produttrici, una redditività tra le più elevate d’Italia con circa 24mila euro a ettaro per un giro d’affari di oltre 600 milioni di euro (realizzato per l’80% all’estero). Sono i numeri di tutto rilievo con i quali si appresta a festeggiare i propri 50 anni di età la Doc della Valpolicella, ovvero la denominazione di alcuni dei vini più famosi d’Italia tra i quali l’Amarone Docg.
Cifre che verranno snocciolate oggi, nella giornata di apertura della 15ª edizione di Anteprima Amarone, la kermesse nella quale viene presentata l’annata 2014 dell’Amarone e che si apre oggi al Palazzo della Gran Guardia a Verona per durare fino al 5 febbraio. Manifestazione che vede la partecipazione oltre 70 produttori e centinaia di etichette in degustazione.

Un sistema chiave dell’economia veronese
La Doc della Valpolicella con i numeri che può mettere in campo rappresenta un sistema trainante dell’economia di Verona (provincia ai vertici per export di vino in Italia). Sono 62 milioni le bottiglie che tra, Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto sono state commercializzate lo scorso anno (numero di fascette distribuite nel 2017). Secondo le elaborazioni effettuate dal Consorzio di tutela (su base dati Inps) su un campione significativo delle 2.300 aziende vinicole del territorio, la spesa media aziendale per le retribuzioni dei propri addetti è di circa 100mila euro per azienda.
Nel lavoro l’integrazione è un valore
Nel corso del 2017 hanno operato nell’area della Valpolicella 2.550 lavoratori, di questi 460 sono extracomunitari, 1.030 provenienti da Paesi Ue (con una particolare presenza dei paesi dell’Est) e 1.080 sono stati invece gli italiani. A questi dati legati direttamente alla produzione vitivinicola va poi aggiunto l’indotto e in particolare quello legato ai servizi e al turismo. Un segmento il cui fatturato– secondo il Consorzio di tutela – tra il 2009 e il 2016 è cresciuto del 54%.
«Quella del vino è una delle economie principali di Verona, che non a caso è la prima città italiana per export enologico – ha detto la direttrice del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Olga Bussinello –. L’obiettivo è pesare sempre più sul piano socioeconomico e sempre meno su quello ambientale, grazie alla certificazione RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta) che perseguiamo da tre anni».

Grandi numeri ma una dimensione media che resta piccola
Il Consorzio Valpolicella vanta una rappresentatività molto elevata (80%) su una particolare morfologia delle sue imprese, perlopiù di piccole e medie dimensioni distribuite in un mega-vigneto di 8mila ettari. Una dimensione medio piccola che tuttavia resta fortemente orientata all’export. Vanno in mercati stranieri 8 bottiglie su 10. «Tra le 1.636 aziende produttrici socie del Consorzio – spiegano ancora all’organismo di tutela - oltre la metà ha dimensioni sotto i 2 ettari mentre solo il 7,5% va oltre i 100mila metri quadrati di vigneto. A fronte di ciò, la produzione lorda vendibile è altissima, con le uve a 23-24mila euro per ettaro, così come il valore aggiunto che in diversi casi supera il 30%. Numeri che si riflettono anche sui valori fondiari, che in diverse aree della denominazione può arrivare a 450 mila euro a ettaro».

Amarone, si scopre anche profeta in patria
Tra i numeri più interessanti che saranno presentati ad Anteprima Amarone ci sono quelli relative ai diversi mercati del celebre vino veneto. All’export finisce il 68% della produzione con spedizioni in crescita in valore del 10% nel 2017. Primo mercato resta la Germania che assorbe il 25% del totale, e che nel 2017 ha messo a segno una crescita del 30%. Bene anche Usa (+10%), Svizzera e Regno Unito (+5%). Ma la sorpresa più rilevante arriva dal mercato interno, che ha chiuso il 2017 in grande ascesa (+20%), trainato dall’aumento dei consumi fuori casa. In Italia infatti la Gdo detiene un ruolo marginale nella distribuzione di Amarone (25% la quota, per un valore peraltro in crescita di quasi il 13%), mentre ristorazione ed enoteche assorbono assieme il 60% del mercato interno e hanno determinato in buona parte l’ottima performance 2017.

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